Come sconfiggere la solitudine nei viaggi d’affari

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Tra le priorità per ottenere trasferte di successo sia per l’azienda che per il dipendente c’è come sconfiggere la solitudine nei viaggi d’affari, un disagio sempre più diffuso

Il senso di spaesamento e solitudine in una vita frenetica e piena di aspettative attanaglia sempre più persone. I viaggiatori d’affari non sono immuni e un’azienda accorta deve essere consapevole di questi possibili disagi. Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio della content factory di Bip in collaborazione con il Centro di eccellenza Human Capital che ha intervistato 355 persone, ben 8 professionisti su 10 hanno sperimentato il senso di solitudine sul luogo di lavoro. La solitudine professionale dei dipendenti può avere diverse ripercussioni nel complesso aziendale; una diminuzione della produttività, un aumento del turnover e una bassa reputazione dell’azienda sono solo alcune delle conseguenze. A queste conseguenze contribuiscono anche dipendenti in trasferta poco motivati. Allora come sconfiggere la solitudine nei viaggi d’affari? In che modo l’azienda dovrebbe tutelare i propri lavoratori anche da questo punto di vista?

Il lavoro da remoto ha aumentato il senso di solitudine dei lavoratori

L’epidemia di solitudine e isolamento sociale è diventata una “crisi di salute pubblica sottovalutata che ha danneggiato la salute individuale e sociale,” ha affermato il chirurgo generale degli Stati Uniti, Dr. Vivek Murthy. Circa il 24% degli adulti in tutto il mondo si sente solo, secondo un sondaggio Gallup su oltre 1.000 persone. Le persone tra i 19 e i 29 anni hanno riportato livelli più alti di solitudine rispetto agli adulti sopra i 65 anni. 

In particolare, dopo l’esperienza della pandemia e in seguito all’aumento del lavoro da remoto e ibrido, le persone hanno trovato più difficile costruire relazioni al lavoro. Per questo è sempre più importante trovare situazioni in cui i dipendenti possano connettersi con gli altri colleghi e sentire di far parte di un gruppo, di un’azienda. 

Anche in occasione di trasferte il senso di solitudine può prendere il sopravvento. Durante i viaggi di lavoro questa sensazione può essere attribuita a diverse cause. Innanzitutto il distacco dalla famiglia e dagli amici: i lavoratori si trovano spesso a passare lunghi periodi lontano da casa, in ambienti sconosciuti e senza il sostegno delle loro reti sociali abituali. Inoltre, la natura stessa del viaggio di lavoro contribuisce al senso di solitudine. Le giornate sono frequentemente riempite da incontri e conferenze che lasciano poco tempo ad attività sociali o personali. Anche quando vi è del tempo libero, l’assenza di connessioni locali può rendere difficile trovare compagnia o attività gratificanti. 

Ma la solitudine non è solo una questione emotiva, infatti potrebbe avere ripercussioni tangibili sulla salute mentale. Numerosi studi hanno dimostrato che l’isolamento sociale può portare a livelli aumentati di stress, ansia e depressione. Per i lavoratori in viaggio, questo stress può essere esacerbato dalla pressione di dover assicurare le migliori performance in ambienti nuovi e spesso impegnativi senza dei colleghi o punti di riferimento. 

Come sconfiggere il senso di solitudine nei viaggi d’affari?

Ci sono diverse strategie che aziende e lavoratori possono mettere in campo per alleviare il senso di solitudine durante i viaggi d‘affari e migliorare il work-life balance. Prima di tutto, l’azienda dovrebbe sondare l’umore e l’emotività dei propri dipendenti durante il viaggio svolgendo indagini interne. Tra queste rientra la pratica di fare sondaggi per valutare l’impatto della solitudine del personale. Avere un quadro chiaro del problema permette di organizzare interventi mirati per migliorare la situazione. Infatti, a questo punto le aziende possono promuovere programmi di supporto psicologico inclusi nel welfare, che siano percorsi terapeutici o bonus per sessioni di coaching. Inoltre le imprese possono organizzare gruppi di incontro tra colleghi o attività di team building durante i viaggi per aiutare a creare un senso di comunità tra i dipendenti. 

Nell’ottica specifica di trasferte lavorative, il datore di lavoro potrebbe pensare di ridurre la frequenza o la durata dei viaggi per consentire al proprio dipendente di coltivare la propria vita privata. In occasione della trasferta, invece, potrebbe essere lo stesso team viaggi a suggerire ai propri colleghi le attività e gli appuntamenti sociali che lo aspettano nella destinazione del viaggio. Anche organizzare momenti di convivialità extra-lavorativi per il personale in trasferta è un’attenzione speciale che fa sentire i dipendenti, lontani da casa, in compagnia. Da non sottovalutare è anche il senso di appartenenza all’azienda: sapere di essere una risorsa importante, scelta perché può fare la differenza per il business dell’azienda aiuta il dipendente a sentirsi parte di una grande famiglia, quindi meno solo e più produttivo.

Insomma, un’azienda che voglia prevenire o sconfiggerere la solitudine nei viaggi d’affari non può limitarsi ad organizzare le trasferte come se fosse una classica agenzia di viaggi. Gestire un viaggio d’affari implica infatti molto di più della mera logistica: significa curare il benessere dei dipendenti sia a livello fisico che psico-emotivo; vuol dire motivarli e farli sentire costantemente seguiti e tutelati. Insomma, tutto ciò richiede competenze di Travel Management, HR e non solo. Affidarsi a professionisti del settore può fare la differenza. 

Travel for business è una società di consulenza in Travel management che da sempre pone il benessere del viaggiatore al centro dell’organizzazione del viaggio perché sappiamo che dalla sua soddisfazione dipende il successo di una trasferta. 

Foto di Sam Lion: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-laptop-navigando-sfogliando-6001377/

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