I Social Media fanno crescere le opportunità nei viaggi d’affari: l’opinione di Andrea Albanese

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Il mondo dei Social Media ha ormai raggiunto un’evoluzione ed una diffusione davvero straordinaria che ha impattato utenti privati e aziende. Basti pensare che numerose piattaforme sono ormai entrate a pieno titolo nelle strategie di comunicazioni di molte organizzazioni. E le opportunità che offrono per sviluppare reti di conoscenze, nuove amicizie, idee commerciali, contenuti rilevanti sono innumerevoli.

La “vita social” ha generato grandi cambiamenti, ma in particolare ha guidato al cambiamento molte persone nelle loro azioni e nei loro comportamenti. Se da una parte sono interessanti i vantaggi che il social ha originato per migliorare la vita professionale e personale, vanno tenute nella giusta considerazione anche i pericoli o i rischi che possono derivarne.

Tra gli attori competenti in questo campo e uno dei massimi esperti italiani è Andrea Albanese, Social Media Marketing Manager e Digital Communication Advisor che organizza da anni il Social Media Marketing Day a Milano.

Noi di Travel for business lo abbiamo conosciuto in rete, lo abbiamo seguito nei suoi numerosi interventi e come spesso accade dopo una buona relazione sui social….ci siamo incontrati. A lui chiediamo di raccontarci il suo punto di vista dell’interazione Social e Travel.

Andrea, quanto ritieni importante la funzione dei Social Media nella gestione dei viaggi?

Andrea Albanese2I Social Media sono uno straordinario strumento perché permettono di semplificare e supportare la pianificazione “self service” di un viaggio, sia di carattere privato (vacanza) sia per lavoro. Riferendosi in particolare al viaggio d’affari, l’utilizzo di un social media aiuta a massimizzare la produttività di una trasferta perché permette di collegarsi ad una rete ampia di contatti per sviluppare nuove relazioni di business. Quando organizzo una trasferta devo immaginare di pianificare la mia agenda di viaggio non solo in base ai miei contatti esistenti ma anche su quelli che potenzialmente posso creare durante il mio viaggio.

Facciamo l’esempio di un viaggio per gli Stati Uniti nel quale si è programmato di incontrare due clienti potenziali. Mentre ci si trova in aeroporto si dovrebbe imparare a sfruttare qualsiasi momento d’attesa –  tra un check in e l’altro, tra una lounge e un transfer, ecc. – per ricercare in rete nuovi contatti che si possono trasformare in nuovi appuntamenti.

Il viaggio d’affari diventa così un’opportunità di crescita professionale vera e profittevole e magari dai due appuntamenti presi in origine scopro che posso “allargare il giro” di relazioni costruendo l’agenda anche “on the road”.

Quali sono le pratiche social che suggerisci per realizzare più contatti d’affari durante un viaggio di lavoro?

Attraverso i social media la qualità e la diversità di potenziali contatti si muove anche in conseguenza alla diversa geolocalizzazione nel momento e nel luogo in cui accedo. Se sto usando ad esempio la app di LinkedIn, il social network oltre a propormi la mia solita rete di contatti, mi mette in potenziale connessione con nuove persone che in quel momento sono “vicine a me”.

Per intenderci è come se mi cambiasse il “mondo del business” che gira intorno a me. E questo semplicemente perché attraverso la geolocalizzazione la mappa dei contatti cambia; arrivato a New York sarò in grado di vedere News e Aggiornamenti completamente diversi da quelli che vedevo quando ero a Milano. Di conseguenza entrerò in contatto con nuovi potenziali clienti o una nuova rete di collegamenti per affinità di business che mi vengono suggeriti.

Le opportunità sono davvero interessanti, ma quali sono i rischi da parte dei manager che viaggiano per lavoro quando accedono ai Social Network?

La valigetta dei Social Travel for businessL’aspetto security è un argomento molto sensibile da parte delle aziende e di molti manager. Infatti quando si effettua un viaggio di lavoro con gli applicativi attivi, è come se si avvisasse direttamente o indirettamente chiunque dei spostamenti o itinerari fatti (o anche in programma). Se quindi sono un manager di una grande azienda e mi occupo di un’attività particolarmente delicata, devo essere molto attento a chi e a come comunico i miei spostamenti.

Purtroppo non tutti sono a conoscenza che attraverso la georeferenziazione, e le features che si sono attivate inconsapevolmente, si è invece completamente e costantemente tracciati. E anche se si ha un comportamento riservato, spesso molte informazioni vengono postate in rete. Si tratta di meccanismi che sono trasmessi dai device in modo “automatico”.

È possibile disattivare momentaneamente queste features o attivarle solo quando è necessario?

Alcune le puoi disattivare. Ma il problema non è tanto di quelle di cui sei a conoscenza, ma delle innumerevoli features che sono inserite nei sistemi e che esistono perché esiste quella app o strumento social.

Spesso, quando si fa un aggiornamento di una app, si clicca senza sapere esattamente che cosa si sta accettando. Bottoni su bottoni con un “avanti e avanti”….fino a quando, accettate tutte le richieste del software, la nostra privacy è completamente corrotta.  Un circolo virtuoso che attiva i collegamenti mischiandoli tra LinkedIn e Google, tra la rubrica telefonica ad altre app, alla lista dei contatti e indirizzi email con gli applicativi di chi è vicino a te e con i quali interagisci involontariamente attraverso i social (vedi esempio di cui abbiamo parlato prima).

Disattivare certe funzioni non è quindi semplice e bisognerebbe fare molta attenzione alle regole sulla privacy che si accettano. Tuttavia non c’è una via di mezzo: se vuoi approfittare al massimo dei social e quindi della loro georeferenziazione, devi anche essere consapevole di accettare i cookies e tutte le regole del gioco che stanno dietro.

Quando questi strumenti diventano un vero pericolo per i viaggiatori d’affari?

Tutte le volte che ci si reca in specifici paesi, o paesi a rischio come per i rapimenti ecc..  È  come se ci si recasse con un enorme bagaglio di informazioni personali e professionali, tutte raccolte in bit. Forse in quel caso sarebbe meglio lasciare a casa il cellulare abituale e portarsi un “muletto aziendale”.

Ma anche nel caso siamo stati assolutamente scrupolosi e attenti ad ogni prassi, può accadere che in riunione ci sia il collega (o il cliente) che fa una bella foto e dice al mondo che siete insieme.

In pratica anche se non si dice niente….c’è sempre qualche tools o persona che parla di te!

Quali sono i rischi della nuova “era digitale”?

I rischi vanno gestiti esattamente come quando sono state introdotte le prime automobili in strada: con un regolamento, con il sistema di patenti, gli strumenti come i semafori, le rotonde ecc.. Tutte per mitigare i rischi e dare sicurezza ai viaggiatori.
Nello stesso modo le aziende possono fare tanto in questo senso, sviluppando e regolamentando questi aspetti nelle Social Policy per essere tutelate nel loro business, ma anche per dare indicazioni precise di che cosa può fare o non fare, di che cosa si può dire o non dire, di che cosa si può scrivere o non.

Ma come hai detto più volte tu che le Travel Policy vanno aggiornate costantemente perché il mondo dei viaggi è in continuo mutamento, immagina che cosa significhi nel mondo social digital!. Una Social Policy dovrebbe essere rivisitata almeno ogni sei mesi perché le regole di utilizzo dei tool e degli strumenti social cambia in modo molto repentino. Bisogna essere sempre pronti ad “allargare” o “stringere” le maglie di quello che si può raccontare di un’azienda.
Tuttavia non va mai dimenticato, ed è questo che spesso insegno ai miei clienti, che una buona politica di social media porta innumerevoli vantaggi. Se un dipendente racconta bene i fatti dell’azienda e lo moltiplicassimo per il numero totale di dipendenti è come se avessimo la più grande agenzia di comunicazione di qualità che ogni azienda vorrebbe avere.
Comunicazione, formazione e buon senso sono la migliore ricetta per evitare i rischi dell’era digitale.

Andrea, qualche mese fa ti avevamo presentato il progetto di Travel for business. Oggi siamo nel secondo step con lo sviluppo di una piattaforma social per far incontrare i professionisti che si muovono nel mondo per fare business e condividono esperienze del viaggiare per affari. Puoi darci il tuo punto di vista?

Le basi di Travel for business sono eccezionalmente buone, perché anch’ io che sono un viaggiatore d’affari con ben oltre 100 giorni all’anno in trasferta, necessito di uno strumento autentico per valutare i miei viaggi business. Il solo fatto che siano raccontate storie ed esperienze di viaggio con l’unico interesse di dare un consiglio, senza dover necessariamente guadagnare, lo rende un prodotto di grande onestà intellettuale.
Oggi le recensioni sono importantissime, e hanno un valore ancora più grande se a darle è una persona non legata da un aspetto economico.
Anche questo per me è un ottimo modo di fare “sana sharing economy” perché si ottengono informazioni di valore che sono utili per entrambi gli interlocutori: il lettore e lo scrittore di esperienze.
Un modo interessante per trarne tutti un gran vantaggio.

Per concludere, cosa suggeriresti ad un altro viaggiatore?

Di mettersi sempre 50 euro in tasca….e fuori dal portafoglio!

 

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