Giornata del Community Manager: l’importanza del moderatore dietro le quinte 

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Il quarto lunedì di gennaio è la Giornata del Community Manager. In quanto membri della famiglia di Travel for Business, vogliamo omaggiare questa figura che spesso lavora nell’ombra e che è invece fondamentale per accendere il senso di appartenenza di una community, che sia un insieme dei consumatori, un team aziendale o professionisti di settore come noi. Il Community Manager non si occupa semplicemente di moderare conversazioni: il suo obiettivo è soprattutto quello di mettere in piedi e alimentare una rete di relazioni online facendo sentire più vicini utenti spesso anche molto lontani nello spazio. 

Questo ruolo, tradizionalmente associato al settore marketing, rientra potenzialmente a pieno titolo anche tra le fila degli HR. Infatti, oltre ad instaurare rapporti di fiducia duraturi e accrescere visibilità e reputazione di un’azienda, un Community Manager potrebbe occuparsi di una community aziendale che coinvolge i dipendenti ascoltandone richieste e sondandone malumori. Oppure, come nel nostro caso, la community potrebbe essere composta da attori ed esperti di settore che hanno trovato un ecosistema digitale nel quale conoscersi, informarsi, aggiornarsi e creare nuove partnership. Insomma, il digitale avrà anche cambiato le nostre abitudini comunicative, ma rimaniamo animali sociali e la figura chiave che ci aiuta ad assecondare il nostro bisogno di appartenenza nell’era del web è proprio il Community Manager. Quali sono le caratteristiche che presenta questo ruolo? Qual è oggi il suo posizionamento nel mondo aziendale? E perché potrebbe essere una figura chiave nell’ambito del Mobility Management?

Perché è importante il Community Manager  

Solitamente il Community Manager proviene dal mondo del Marketing e della Comunicazione, o comunque dall’universo delle discipline umanistiche. Le competenze legate a questo background sono fondamentali per ideare contenuti interessanti, realizzati in uno stile accattivante e coinvolgente. L’obiettivo è incrementare e moderare il dialogo, lanciando nuove discussioni e placando eventuali polemiche. Ovviamente il Community Manager deve conoscere bene le piattaforme sulle quali entrano in contatto i membri della comunità ed essere quindi in grado di interpretare i rate di engagement e di traffico. Ma non mancano soft skill richieste a questo ruolo, dall’empatia alla capacità di moderazione. Data la centralità di questo manager per il successo di un brand e per il rafforzamento con i nuovi leads, sempre più aziende lo inseriscono in organico.

Ma attenzione a confondere questa figura con un Social Media Manager! Quest’ultimo è protagonista nella stesura del piano di comunicazione e di marketing del brand; il suo scopo è accrescere la platea di clienti e raggiungere nuovi pubblici. Viceversa il Community Manager si rivolge a gruppi delimitati, costituiti da membri già acquisiti. Se poi pensiamo a community interne ad un’azienda o di professionisti di settore, allora è evidente come la vocazione delle due professioni sia molto diversa. 

Community Manager e Mobility Management: comunità aziendale per un PSCL condiviso dai dipendenti

Forse è una strada ancora poco battuta dalle aziende, ma una community aziendale dedicata alla mobilità sostenibile è una strategia comunicativa ricca di potenziale per convincere i dipendenti a prender parte ad un cambiamento culturale. Molto spesso il PSCL è percepito dal personale come un documento molto distante; ancora più spesso capita che i dipendenti non siano a conoscenza di tutte le alternative di spostamento possibili o promosse dallo stesso datore di lavoro! Proprio in questo gap comunicativo potrebbe inserirsi il Community Manager, il quale potrebbe rivestire un ruolo cruciale nel Mobility Management aziendale. Le sue mansioni lo porrebbero come intermediario nella comunicazione delle politiche di mobilità adottate per il bene dei dipendenti, magari anche in occasione di viaggi d’affari. La community aziendale sarebbe spazio facilmente accessibile, in cui spiegare dettagliatamente i vantaggi e le procedure, chiarire dubbi e stimolare l’interesse. Il risultato potrebbe essere incrementare significativamente l’engagement dei dipendenti verso iniziative come il carpooling, l’utilizzo di mezzi pubblici o della bicicletta.

Viceversa, ricevere e raccogliere i feedback da parte degli utenti permette di identificare aree di miglioramento rispetto al PSCL presentato e suggerire soluzioni innovative. Anche in situazioni di crisi, come magari scioperi o emergenze, la Community aziendale dedicata alla mobilità è una soluzione per scambiare informazioni tempestive e suggerire soluzioni alternative. Insomma, una community dedicata e ben gestita può creare un senso di appartenenza e responsabilità collettiva da parte del personale, incentivando i dipendenti a partecipare attivamente e a mettere in pratica le iniziative del PSCL per rendere l’azienda in un esempio positivo di Corporate Responsibility.  

Certamente, per ottenere risultati positivi e per mantenere in vita una community aziendale di questo tipo, è necessario rivestire il Mobility Manager, o comunque una risorsa aziendale, anche di questa responsabilità a tempo pieno. Forse i tempi non sono ancora maturi, ma chissà che in futuro non nasca una nuova figura aziendale interamente dedicata alla Mobilità che unisca le competenze del Mobility Manager o del Travel manager a quelle di un Community Manager?

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