Travel Outlook 2026: tra rallentamento macroeconomico e nuove complessità operative

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Il webinar odierno di BCD Travel, Travel Outlook 2026 – Un anno di gestione consapevole ha offerto una lettura articolata e approfondita delle principali trasformazioni che stanno ridisegnando il mercato del business travel in vista del prossimo biennio. Rallentamento economico globale, normalizzazione inflattiva e persistenti tensioni geopolitiche, l’incontro ha rappresentato un momento di confronto strategico per comprendere come si stanno evolvendo prezzi, modelli di mobilità e priorità operative delle aziende.

Il webinar ha inoltre fornito indicazioni operative rivolte ai travel manager, sottolineando l’importanza di un approccio sempre più data-driven, integrato e orientato alla gestione del rischio. Strumenti digitali, politiche di viaggio più flessibili, attenzione al duty of care e capacità di adattamento ai nuovi scenari emergono come leve centrali per affrontare un 2026 che non sarà caratterizzato da shock improvvisi, ma da una crescente complessità da governare con metodo e visione strategica.

Il primo intervento è stato quello di Edoardo Priori, Managing Director BCD Travel Italy che ha condiviso come il futuro del business travel non si giocherà solo sul controllo dei costi, ma sulla capacità delle aziende di costruire programmi di mobilità più resilienti, sostenibili e allineati alle nuove esigenze operative e organizzative.

Il contesto macroeconomico globale secondo Priori

Per comprendere davvero cosa attende il business travel nel 2026, Priori è partito da una lettura più ampia del contesto macroeconomico globale. I dati sulla spesa travel, spesso citati in modo isolato, non possono essere interpretati senza tenere conto delle dinamiche strutturali che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Il settore arriva infatti a questo nuovo ciclo dopo una fase di forti oscillazioni, rimbalzi post-pandemici e tensioni sui costi che hanno profondamente modificato i modelli di domanda e di offerta.

Secondo le ultime stime, la spesa globale per i viaggi d’affari ha raggiunto nel 2024 circa 1.468 miliardi di dollari, con una previsione di crescita a 1.570 miliardi nel 2025 e un ulteriore incremento atteso nel 2026 fino a quota 1.690 miliardi. Numeri che testimoniano una ripresa strutturale dei volumi, ma che vanno letti con cautela. L’aumento nominale della spesa, infatti, è in parte sostenuto dall’inflazione e dall’aumento generalizzato delle tariffe, più che da una crescita reale dei viaggi.

In questo quadro, l’Italia mantiene una posizione rilevante nello scenario internazionale. Con una spesa business travel stimata intorno ai 34 miliardi di euro nel 2025, il nostro Paese si colloca stabilmente tra i primi quindici mercati mondiali. Un dato che conferma il peso del tessuto produttivo italiano nelle catene del valore globali e la centralità della mobilità professionale per il sistema economico nazionale.

Il quadro globale: crescita in rallentamento e inflazione in fase di normalizzazione

Guardando al contesto macroeconomico globale, emerge un quadro di progressivo rallentamento della crescita. Dopo un’espansione del PIL mondiale del 3,2% nel 2024 e del 2,8% nel 2025, le previsioni per il 2026 indicano una crescita intorno al 2,6%. Si tratta di un livello che, pur rimanendo positivo, rappresenta uno dei tassi più bassi degli ultimi quindici anni, segnalando un ciclo economico più maturo e meno dinamico.

Sul fronte inflattivo, la situazione appare più sotto controllo rispetto al recente passato. Dopo i picchi registrati tra il 2022 e il 2023, con tassi prossimi all’8% e successivamente al 6%, nel 2024 l’inflazione globale si è stabilizzata in un range compreso tra l’1% e l’1,5%. Le previsioni per il 2026 indicano un valore medio intorno al 3,1% a livello mondiale, con dinamiche differenziate per area geografica: rallentamento nei Paesi occidentali e rischio di deflazione in alcune economie asiatiche.

Questo scenario a due velocità contribuisce ad aumentare l’incertezza per le aziende multinazionali, che devono gestire travel program sempre più complessi, adattando politiche e strategie di sourcing a mercati profondamente diversi tra loro.

Italia: crescita debole e pressione strutturale sui costi

Se il quadro globale mostra segnali di rallentamento, quello italiano appare ancora più fragile. Dopo una crescita dell’1,1% nel 2023, il PIL nazionale si è attestato intorno allo 0,5% nel 2024 e nel 2025. Per il 2026 le previsioni indicano un’ulteriore conferma di questo livello, con una crescita stimata allo 0,5%.

La fine progressiva degli effetti espansivi legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) contribuisce a rendere il contesto più complesso, mentre gli indicatori di fiducia dei consumatori mostrano un indebolimento significativo. Secondo le più recenti rilevazioni, il sentiment delle famiglie italiane è ai livelli più bassi degli ultimi anni, segnalando una cautela diffusa nelle decisioni di spesa.

Sul fronte inflattivo, tuttavia, si osserva una maggiore stabilità. Dopo gli shock degli anni precedenti, l’inflazione italiana si è progressivamente ridimensionata, stabilizzandosi tra l’1% e l’1,6%. Questo contribuisce a contenere la volatilità dei prezzi, ma non è sufficiente a compensare la perdita di potere d’acquisto accumulata nel triennio precedente.

Un 2026 senza crisi, ma ad alta complessità gestionale

Alla luce di questi elementi, il 2026 non viene delineato come un anno di crisi sistemica, ma piuttosto come un periodo caratterizzato da una crescente complessità operativa. Il contesto globale resta segnato da instabilità geopolitiche, conflitti regionali, tensioni commerciali e nuove forme di rischio che non si limitano più agli scenari tradizionali.

La volatilità dei prezzi continuerà a rappresentare una variabile strutturale, così come gli impatti sulla supply chain del settore travel. Eventi climatici estremi, scioperi, congestioni infrastrutturali e restrizioni operative stanno diventando sempre più frequenti e incidono direttamente sulla puntualità, sulla capacità e sull’affidabilità dei servizi di trasporto e hospitality.

Anche fattori apparentemente locali, come grandi eventi, cantieri urbani o modifiche alla viabilità nelle principali città europee, producono effetti sistemici sulla mobilità business, aumentando tempi di percorrenza, costi indiretti e complessità logistiche.

Dal rischio alla gestione consapevole: il ruolo strategico del travel management

In questo scenario, la gestione dei viaggi aziendali non può più limitarsi a una funzione amministrativa o di controllo dei costi. Diventa sempre più centrale il tema del Duty of Care, inteso come capacità dell’azienda di monitorare, proteggere e assistere i propri viaggiatori in tempo reale.

La disponibilità di dati, informazioni e strumenti digitali è oggi molto ampia, ma la vera sfida è selezionare fonti affidabili, integrare sistemi e costruire protocolli operativi chiari. La collaborazione tra travel manager, risk management, HR e IT diventa un elemento chiave per garantire reattività e resilienza.

Parallelamente, la comunicazione con i viaggiatori assume un ruolo strategico. Informazioni tempestive, policy chiare, canali diretti e aggiornamenti costanti permettono di ridurre l’esposizione al rischio e migliorare l’esperienza complessiva del dipendente in trasferta.

Una nuova fase per il business travel

Il 2026 si configura quindi come un anno di transizione verso un nuovo equilibrio. Non un ritorno alla normalità pre-pandemica, ma l’ingresso definitivo in una fase in cui la complessità è strutturale. I costi continueranno a essere sotto pressione, le dinamiche geopolitiche resteranno imprevedibili e la gestione del viaggio richiederà competenze sempre più avanzate.

Per le aziende, la sfida non sarà soltanto contenere la spesa, ma costruire travel program resilienti, flessibili e orientati alla sicurezza, capaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e di sostenere la mobilità internazionale come leva strategica di crescita.

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