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ToggleRiforma del nuovo Codice della Strada 2026: scopri come funzionano le multe variabili in base a gravità, veicolo e conducente, e cosa cambia per le flotte aziendali
Nel panorama della circolazione stradale si affaccia una prospettiva di profonda trasformazione che sta alimentando un vivace dibattito tra guidatori, associazioni di categoria e operatori del settore. Al centro dell’attenzione vi è un’ipotesi normativa in fase di studio presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, orientata a superare il tradizionale criterio della sanzione fissa e standardizzata a parità di infrazione commessa. Il nuovo impianto allo studio prevede che gli importi pecuniari possano subire variazioni considerevoli, spaziando da una diminuzione percentuale fino alla metà della somma originaria fino a un raddoppio nei casi più critici, modulando la risposta punitiva in base a specifici parametri legati al comportamento del conducente, alla dinamica dell’evento e alla tipologia del mezzo utilizzato. È fondamentale premettere che non ci troviamo di fronte a disposizioni immediatamente operative, bensì a una bozza di decreto legislativo inserita in un percorso di consultazione con oltre cento soggetti istituzionali e professionali, un confronto aperto destinato a protrarsi fino alla metà del mese di settembre del 2026 prima di completare l’iter parlamentare e normativo definitivo del nuovo Codice della Strada.
Come funzionerebbe il sistema delle sanzioni modulari nel nuovo Codice della Strada
L’architettura concettuale alla base di questa proposta ministeriale poggia sulla convinzione che non tutte le infrazioni presentino lo stesso grado di pericolosità sociale o di rischio per la sicurezza collettiva. Per questo motivo, la bozza introduce una sorta di meccanismo amministrativo basato su circostanze aggravanti e attenuanti capaci di cucire la sanzione addosso al singolo episodio. Tra gli elementi presi in considerazione per il calcolo figurano il livello di gravità della condotta, la tipologia e la categoria del mezzo impiegato, lo storico dei punti disponibili sulla licenza di guida, l’eventuale reiterazione di comportamenti illeciti nel corso degli anni e le conseguenze materiali prodotte dall’infrazione. Per comprendere l’impatto di questo meccanismo, basti pensare a una sanzione di riferimento fissata a una quota base: la cifra finale indicata sul verbale non dipenderebbe più soltanto dalla tabella fissa della singola violazione, ma verrebbe corretta verso l’alto o verso il basso in virtù del contesto reale in cui si è verificato l’evento.
Il testo in fase di consultazione articola le maggiorazioni economiche in fasce progressive che riflettono la gravità della situazione riscontrata dagli organi di controllo. È prevista una prima classe di incremento del dieci per cento per determinate infrazioni commesse lungo le tratte autostradali, per i conducenti che dispongono di una dotazione inferiore a venti punti sulla patente, per i comportamenti ascrivibili ai neopatentati, per chi guida automobili caratterizzate da una potenza superiore ai centocinquanta kilowatt oppure per infrazioni specifiche compiute alla guida di veicoli pesanti e autobus. Una seconda fascia di maggiorazione, fissata al venti per cento, interviene nei casi di guida sotto l’influenza di alcol o sostanze stupefacenti, nonché in presenza di condotte particolarmente rilevanti o capaci di arrecare danni diretti al manto stradale. L’asticella sale ulteriormente al trenta per cento quando l’infrazione genera un sinistro stradale fortunatamente privo di conseguenze sanitarie per le persone, oppure nei casi di circolazione con patente totalmente svuotata di punti e in determinate fattispecie di trasporto merci pericolose. Le sanzioni più gravose prevedono un incremento del cinquanta per cento per condotte come la guida con provvedimento di sospensione in corso, l’utilizzo di targhe irregolari o l’impiego di mezzi sottoposti a sequestro amministrativo, mentre l’ipotesi limite del raddoppio totale (+100%) viene riservata a situazioni di estrema gravità, come il mettersi alla guida senza aver mai conseguito la licenza abilitante.
Meccanismi premiali, sconti e tutele per i conducenti virtuosi
Accanto alla componente sanzionatoria, la riforma introduce una prospettiva innovativa orientata al riconoscimento di elementi attenuanti, prevedendo riduzioni che possono toccare la soglia del cinquanta per cento nel caso in cui il comportamento effettivo del guidatore presenti indici di rischio ridotti. Di particolare rilevanza è l’attenzione riservata alla categoria dei motociclisti, per i quali si delinea un possibile regime di favore collegato all’adozione e all’utilizzo costante di dispositivi di protezione e abbigliamento di sicurezza certificato. Questo approccio testimonia la volontà di premiare la prudenza e la prevenzione, distanziandosi da una visione puramente repressiva. È inoltre opportuno non confondere questo potenziale sgravio legato alle dinamiche dell’infrazione con il consolidato beneficio del trenta per cento previsto dall’articolo 202 del Codice della Strada per chi provvede al pagamento rapido entro cinque giorni dalla notifica, trattandosi di due piani giuridici completamente distinti che potrebbero coesistere nella stesura definitiva delle norme.
L’impatto della riforma sul fleet management e sulle flotte aziendali
Le novità allo studio rivestono un’importanza strategica straordinaria per le imprese che gestiscono parchi veicolari complessi composti da decine o centinaia di automobili, furgoni e mezzi pesanti assegnati a dipendenti diversi. Amministrare una flotta aziendale richiede già oggi un flusso di lavoro meticoloso che comprende la ricezione dei verbali, l’identificazione certa del driver, il rispetto dei termini di legge e la registrazione contabile dell’evento. Con l’introduzione di sanzioni fortemente dipendenti dalle caratteristiche del conducente — come il saldo dei punti sulla patente o la sua qualifica di neopatentato — e dalle specifiche tecniche del veicolo, l’attività di fleet management si trasforma in una complessa operazione di data governance e compliance interna. Per un’azienda non sarà più sufficiente registrare l’arrivo di una multa, ma diverrà indispensabile incrociare in tempo reale i dati relativi all’effettivo utilizzatore del mezzo in quella specifica fascia oraria, verificando lo stato amministrativo della sua abilitazione alla guida e le eventuali recidive pregresse.
L’eventuale entrata in vigore di un sistema sanzionatorio così articolato imporrà alle società di mobilità corporate di innalzare i livelli di controllo e digitalizzazione dei propri processi interni. Sarà fondamentale mantenere anagrafiche dei driver costantemente aggiornate, monitorare con precisione le scadenze dei documenti di guida, tracciare le assegnazioni temporanee dei veicoli attraverso sistemi telematici avanzati e ottimizzare i tempi di comunicazione con gli organi di polizia stradale, anche in virtù dell’ipotesi di riduzione dei termini di notifica per gli accertamenti da remoto. Sebbene sia un falso mito ritenere che i veicoli intestati a imprese debbano automaticamente subire sanzioni maggiorate rispetto ai privati, è innegabile che la combinazione tra la natura professionale del mezzo e la condotta individuale richieda un presidio amministrativo rigoroso. Le imprese dovranno quindi investire nella formazione sulla sicurezza stradale dei propri dipendenti e nell’adozione di software gestionali evoluti, trasformando la gestione delle contravvenzioni da semplice costo operativo a elemento chiave di una cultura aziendale orientata alla responsabilità e alla prevenzione del rischio stradale.
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Photo credit: Ozan Tabakoğlu
















