Le sorti del turismo, il grido d’allarme delle associazioni e degli operatori del mercato

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La grande preoccupazione del settore turismo è evidente. Gli operatori e le associazioni di categoria stanno a più voci esprimendo la loro insoddisfazione sul nuovo Dcpm ma anche i grandi timori per una crisi che non si arresta.

Le compagnie aeree private italiane Air Dolomiti, Blue Panorama Airlines e Neos chiedono al Governo italiano di agire con la massima rapidità per lo sblocco dei fondi finalizzati all’aiuto del settore del trasporto aereo e già approvati con decreto n.34 del 19 maggio 2020. Art. 198, poi convertito in legge il 17 luglio 2020.
Il Governo, il Parlamento hanno approvato un intervento complessivo pari a 130 milioni di euro a sostegno delle compagnie aeree private italiane. Tali fondi, ad oggi, non sono stati distribuiti.

La crisi dei trasporti, la contrazione dei volumi di affari nelle diverse attività del Paese hanno provocato un vero e proprio shock nel settore costringendo le compagnie aeree italiane private a fermare i loro aeromobili a tenere fede a tutti gli onerosi impegni dovuti alle disdette, alle rinunce, alle cancellazioni delle prenotazioni.
I provvedimenti di questi giorni, l’introduzione di nuove limitazioni o di un nuovo lockdown decisi dal Governo aggraveranno ancor di più questa crisi e renderanno necessario un ulteriore intervento con altri contributi a fondo perduto per tenere in vita un settore strategico per l’economia italiana.

“Dal 23 febbraio ad oggi gli operatori del settore del turismo organizzato non hanno percepito alcun indennizzo per la chiusura delle attività. Dopo aver perso un anno di lavoro, le prospettive per il 2021 sono altrettanto negative; la situazione per le imprese non è più sostenibile” dichiara congiuntamente Assoviaggi – Confesercenti, Astoi Confindustria Viaggi ed FTO – Confcommercio, che chiedono che vengano accelerate tutte le procedure legate agli indennizzi, già stanziati e che anche il comparto del turismo organizzato sia incluso tra i settori oggetto dell’emanando “Decreto Ristoro”.

La scelta di chiudere le fiere e i congressi dà il colpo di grazia a ogni velleità di ripresa degli hotel milanesi e di tutte quelle destinazioni che hanno ospiti in inverno solo grazie al turismo d’affari”. Questo il commento di Rocco Salamone, presidente dell’associazione degli albergatori milanesi di ATR – Confesercenti sul DPCM del 25 ottobre che ha decretato la chiusura degli eventi in Italia per un mese.

Con il turismo internazionale bloccato, il turismo congressuale e delle fiere è l’unico che ha offerto una timida boccata d’ossigeno alle strutture ricettive da metà settembre in poi. Questo, unito al blocco degli eventi da vivo, dei teatri, dei viaggi d’istruzione e della chiusura serale dei locali, ha fatto ripartire la girandola di cancellazioni in hotel, venendo a mancare i motivi per soggiornare a Milano.

Prosegue Salamone: “Mi auguro che la decisione di mantenere gli hotel aperti non sia solo un modo per evitare di ristorare gli operatori alberghieri: se non arriverà nulla sicuramente ci faremo sentire in piazza. Oggi possiamo solo resistere: gli hotel si svuotano di una clientela aziendale senza nessuna prospettiva futura, poiché non è dato sapere se queste misure finiranno a fine novembre o saranno rinnovate mettendo a rischio anche la settimana di Sant’Ambrogio con la fiera degli O’bej. In questa situazione di incertezza molti hotel preferiranno licenziare e chiudere in attesa di tempi migliori”.

 

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