Dopo aver tracciato il quadro macroeconomico globale e le grandi direttrici che definiranno il contesto del business travel nel 2026, il webinar odierno di BCD Travel ITaly entra nella dimensione più operativa del mercato. Se l’intervento introduttivo di Priori ha delineato le condizioni strutturali il contributo successivo si concentra sulle dinamiche concrete che travel manager e aziende si trovano già oggi ad affrontare.
È in questo passaggio, dal livello strategico allo scenario applicativo, che si inserisce l’analisi di Alessandra Massa, Business Travel Director, BCD Travel Italy. Il focus si sposta dalla cornice macro alle variabili che incidono direttamente sui travel program: andamento della domanda aerea, evoluzione delle tariffe, frammentazione geografica dei mercati, pressione sui prezzi alberghieri e crescente rilevanza dei temi ESG.
Sommario
ToggleFrammentazione geografica, trend del prossimo bienno
Nei primi nove mesi del 2025 il traffico aereo globale ha registrato un incremento intorno al 5%, un dato significativamente inferiore rispetto all’11% dello stesso periodo del 2024. Il rallentamento non si manifesta in modo uniforme. Alcuni mercati asiatici, come Giappone e Cina, mostrano segnali di recupero consistenti, mentre il Nord America contribuisce in modo limitato alla crescita complessiva, arrivando in alcuni casi a frenare il dato aggregato. L’Europa si colloca in una posizione intermedia, con un mercato più maturo e una dinamica di espansione più moderata.
Questa frammentazione geografica rappresenta uno degli elementi chiave che caratterizzeranno la pianificazione dei programmi travel nel prossimo biennio. La domanda internazionale continua a trainare il settore, mentre quella domestica evidenzia segnali di maggiore debolezza, contribuendo a creare un contesto meno prevedibile per aziende e travel manager.
Tariffe aeree 2026: stabilità apparente e dinamiche differenziate
Le previsioni per il 2026 delineano uno scenario di apparente stabilità dei prezzi medi dei biglietti aerei, accompagnato da una variabilità significativa tra regioni e segmenti di viaggio. A livello globale, l’aumento medio stimato dell’Average Ticket Price si colloca intorno all’1,1%, un valore contenuto che nasconde tuttavia forti differenze territoriali.
Il Nord America registra una crescita minima, intorno allo 0,4%, mentre Africa e Asia mostrano incrementi più sostenuti, rispettivamente nell’ordine del 2,5% e del 2%. I viaggi intercontinentali continuano a esercitare una pressione maggiore rispetto alle tratte regionali, con un incremento previsto superiore al 2%, confermando il ruolo centrale delle rotte long-haul nel determinare la dinamica tariffaria complessiva.
Anche la segmentazione per classe di viaggio rivela trend distinti. La Business Class evidenzia una crescita più marcata rispetto all’Economy e alla Premium Economy, con un aumento intorno all’1,7%, mentre la classe Economy si attesta su valori prossimi all’1%. Il mercato nordamericano rappresenta ancora una volta un’eccezione, con tariffe Economy quasi stabili e una Business Class in crescita più contenuta rispetto ad altre aree del mondo.
In parallelo, le compagnie aeree continuano a rivedere le proprie strategie commerciali, riducendo progressivamente il peso degli sconti tradizionali e spostando l’attenzione su modelli di pricing dinamico e sulla valorizzazione dei servizi ancillari. Questo cambiamento strutturale modifica il concetto stesso di negoziazione corporate, che tende a spostarsi dal semplice sconto tariffario verso logiche di cost avoidance e ottimizzazione dei comportamenti di acquisto.
Supplementi, NDC e controllo dei comportamenti di prenotazione
Un elemento sempre più rilevante nella composizione del costo totale del biglietto riguarda i supplementi e le surcharge, che sulle tratte intercontinentali possono arrivare a rappresentare fino al 20-30% del prezzo finale. Il monitoraggio di queste componenti diventa quindi una leva fondamentale per il controllo della spesa travel.
Parallelamente, l’adozione crescente delle soluzioni NDC e dei modelli di distribuzione diretta introduce nuove opportunità ma anche nuove complessità. I buyer aziendali sono chiamati a valutare attentamente il valore reale delle offerte dinamiche, analizzando non solo il prezzo di partenza ma anche i servizi inclusi, le condizioni di flessibilità e gli impatti sulla tracciabilità dei viaggiatori.
Il tema della compliance assume in questo contesto un ruolo centrale. La presenza di tariffe apparentemente più convenienti sui canali diretti può incentivare comportamenti fuori programma, riducendo la visibilità sui flussi di viaggio e indebolendo le strategie di gestione del rischio. Il controllo dei comportamenti di prenotazione, la revisione delle travel policy e l’analisi delle quote di mercato dei vettori diventano strumenti operativi indispensabili per mantenere equilibrio tra risparmio e governance.
Hotel: crescita diffusa e nuove polarizzazioni regionali
Anche il comparto alberghiero mostra segnali di crescita strutturale nel 2026, con un aumento globale dell’Average Daily Rate stimato intorno al 4,9%. Il Medio Oriente emerge come l’area con l’incremento più marcato, superiore all’8%, seguito da Africa, Asia ed Europa, che registrano una crescita allineata tra il 4% e il 6%.
L’America Latina si posiziona leggermente sopra la media globale, mentre Nord America e Pacifico sud-occidentale evidenziano aumenti più contenuti, nell’ordine del 2-3%. In Europa, il trend appare particolarmente dinamico, con un’accelerazione dell’ADR medio fino al 5,4%. Le aree del Nord Europa mostrano tassi di crescita leggermente superiori alla media, mentre l’Europa occidentale e orientale si attestano intorno al 5%. L’Europa meridionale, che include mercati come Italia e Spagna, registra aumenti ancora più pronunciati, prossimi al 6%.
Queste dinamiche confermano un contesto favorevole ai fornitori, in cui la pressione sui prezzi rimane elevata e i margini di negoziazione tradizionale risultano progressivamente più ridotti.
Sostenibilità, reporting e nuove responsabilità per i travel manager
Accanto alle variabili economiche, la sostenibilità emerge come uno dei pilastri strategici del travel management dei prossimi anni. Le nuove normative introdotte in diversi mercati, dall’Europa all’Asia, impongono requisiti più stringenti sul reporting delle emissioni e sulla trasparenza delle dichiarazioni ambientali.
L’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali iniziano a svolgere un ruolo sempre più rilevante nel monitoraggio delle emissioni e nell’analisi dei dati ambientali. Tuttavia, la vera sfida resta la costruzione di metodologie di calcolo allineate a livello internazionale e la definizione di obiettivi aziendali chiari e misurabili.
Buyer e travel manager assumono una posizione centrale nei processi di decarbonizzazione della filiera travel, attraverso la selezione dei fornitori, la definizione dei contratti e l’integrazione di criteri ESG nelle politiche di acquisto. Le nuove direttive europee contro il greenwashing rafforzano ulteriormente questo ruolo, imponendo standard di certificazione più rigorosi per compagnie aeree, hotel e operatori di mobilità.
Un mercato più maturo, un ruolo più strategico
Il quadro delineato dall’intervento evidenzia un mercato business travel sempre più maturo, caratterizzato da una crescita meno esplosiva ma da una complessità operativa in aumento. Le aziende si trovano a operare in un contesto in cui prezzi dinamici, frammentazione geografica e nuove responsabilità ambientali ridefiniscono le priorità del travel management.
In questo scenario, il valore del travel manager evolve da funzione di controllo dei costi a ruolo strategico di orchestrazione, capace di integrare dati, sostenibilità, compliance e governance dei fornitori. Una trasformazione che accompagnerà il settore ben oltre il 2026 e che rappresenta una delle principali leve competitive per le organizzazioni globali.









