Il caso Torino: piste ciclabili per una città sostenibile dal tempo libero al tragitto casa-lavoro

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Torino si è trasformata in un laboratorio per dimostrare come spostarsi in bicicletta possa essere una soluzione che migliora allo stesso tempo, ma forse dovremmo dire conseguentemente, la qualità della vita e la mobilità urbana (senza dimenticare la sensibile riduzione di incidenti sulle strade). Un tema affrontato in occasione della conferenza “Bike to work: migliorare la mobilità urbana e la qualità della vita in bicicletta” tenutasi il 5 maggio presso la Fondazione Agnelli – Talent Garden.

Le tre parole chiave del progetto sono qualità, sicurezza e sostenibilità; vettori sia di benessere che di benefici economici. La governance dell’iniziativa vede coinvolti Enti territoriali a tutti i livelli, dalla Regione Piemonte alla Città di Torino passando per la Città Metropolitana, e si propone di realizzare una fitta rete di piste ciclabili che dialoghino tra loro. Per mettere in piedi la rete Bike to Work, la governance ha anche potuto contare su diversi fondi provenienti dal PNRR. Sono all’attivo infatti piani e progetti di mobilità su due ruote che puntano ad integrare e intensificare le infrastrutture attualemnte esistenti, collegando punti nevraligici e aree del territorio intorno al capoluogo piemontese. Ad esempio il progetto prevede di intersecare le piste ciclabili con le stazioni e i parcheggi di scambio, ma anche con i parchi pubblici e con i principali luoghi di logistica. Diversi sono gli assi già realizzati, mentre altri sono ancora in via di pianificazione. Esistono già dei risultati interessanti; come ad esempio la sperimentazione presso Via Nizza dove la realizzazione di una pista ciclabile ha ridotto del 30% il passaggio di automobili in questo tratto, incrementando il ricorso alla bici del 10%. 

Trasformare la strada in un nuovo spazio di riappropriazione per i quartieri

Purtroppo siamo stati abituati a vedere, peggio concepire, le città in funzione delle automobili. In futuro invece, una concezione di città più sostenibile e a misura di cittadino, apre una nuova prospettiva per pensare gli spazi urbani e la città non è solo un parcheggio per le auto o una corsia di scorrimento per le quattro ruote. D’altronde ci troviamo in un momento storico caratterizzato da stallo, saturazione ed esasperazione. Lo sviluppo dei veicoli in Europa oggi mostra alcuni fattori estremamente limitanti come la saturazione del territorio, il limite delle risorse energetiche, la manutenzione di tutte le infrastrutture oggi esistenti.

Promuovendo la costruzione di piste ciclabili al posto dell’auto e per incentivare gli abitanti a passeggiare, in diversi quartieri si è fatta largo un’architettura urbana che installa nuovi angoli di verde o torna ad avere interi viali alberati. Esempi sono i progetti relativi a Corso Umbria o la Valdocco, dove il verde ridisegna la strada e l’aspetto urbano acquista nuova linfa vitale. In quest’ottica hanno la possibilità di essere riscattate anche le aree verdi intorno alle scuole e i percorsi per raggiungere il plesso scolastico.

Le piste ciclabili sono una risorsa anche per un turismo di prossimità

Oltre a migliorare la qualità della vita degli abitanti, concepire gli spazi urbani per una mobilità lenta sono un’importante leva per attirare turisti di qualità. Infatti nella nuova concezione infrastrutturale integrata, oltre a scuole e distretti lavorativi, vanno inclusi anche parchi, stazioni e musei. Creare relazioni, anche fisiche, tra luoghi dello studio, della cultura e del tempo libero, contribuisce notevolmente a ridisegnare il modo in cui le persone girano per le strade e incastrano gli appuntamenti quotidiani. Non solo, affinché un turismo lento sia attratto da Torino, è importante che le relazioni tra le reti ciclabili e i nodi del sistema infrastrutturale non si limitino al perimetro della città, ma raggiungano anche quella zona franca in cui la città scompare nella campagna e dove i turisti possono scoprire tutto il territorio fino ai paesaggi vitivinicoli del Piemonte, Bene UNESCO. 

I criteri progettuali per trasformare Torino in una città su due ruote

Nell’ottica di un piano globale, integrato e destinato a cambiare il modo di vivere la città da parte dei cittadini, anche i criteri di progettazione dell’iniziativa torinese sono ben definiti. Innanzitutto le piste ciclabili devono essere realizzate lungo le principali assi di mobilità cittadina; inoltre devono essere lineari e seguire tragitti intuitivi per garantire spostamenti rapidi e sicuri. Le ciclabili devono essere riconoscibili, continue e dunque rispettare tutti gli standard tecnici previsti dal codice della strada. Da tenere in considerazione nel momento della progettazione ci sono anche gli ostacoli che disseminano inevitabilmente l’eventuale tragitto del percorso; stiamo parlando degli accessi ad attività artigianali come i meccanici o gli autolavaggi, ai garage condominiali o alle pompe di benzina; alle aree di sosta e alle intersezioni stradali con semafori e rotonde, per citarne solo un paio. 

PSCL e iniziative per promuovere la mobilità ciclistica

Gli stessi Enti pubblici coinvolti in questa virtuosa iniziativa devono anche comunicare e coordinare, attraverso il Mobility Manager di Area, la nuova visione di una città sostenibile e collettiva; parimenti spetta a questo professionista la raccolta di tutte le informazioni e i dati elaborati dai Mobility Manager aziendali del territorio. Infatti quest’ultimo deve essere propulsore verso politiche di mobilità locale sostenibile, fornendo supporto anche nell’integrazione dei Piani degli Spsotamenti Casa-Lavoro aziendali con le politiche comunali.

Insomma, il Mobility Manager d’Area è una figura fondamentale per fare rete tra i corrispettivi aziendali, convogliando gli sforzi verso una missione comune e facilitando anche partnership tra realtà del territorio per incrementare soluzioni su due ruote sempre più adottate dai cittadini. Da parte sua, il Mobility Manager aziendale deve trovare il modo per attivare iniziative di divulgazione e sensibilizzazione verso forme di spostamento alternative nel tragitto casa-lavoro tra i suoi colleghi.

Ma affinché questo sia possibile, anche in presenza di una fitta rete di ciclabili sul territorio, è necessario che il Mobility Manager adegui l’azienda a rispondere eventuali esigenze dei lavoratori pronti a venire a lavoro su due ruote. Pensiamo banalmente all’importanza di trovare griglie per le bici nel parcheggio; o la possibilità di trovare spogliatoi in cui rinfrescarsi e cambiarsi dopo la pedalata. Ma non basta, le iniziative per incentivare una mobilità ciclistica nel PSCL possono riguardare anche altri aspetti. Ad esempio il Mobility Manager potrebbe introdurre strategie che fanno leva sulla persuasione, magari istituendo programmi “bike to work” che attraverso una piattaforma digitale premino i clienti che percorrono più chilometri su due ruote; oppure proporre uno incentivo per l’acquisto di biciclette o fornire ai dipendenti un servizio di corporate bike sharing. Insomma, trasformare Torino in una città ciclabile è un impegno serio e duraturo; ma anche abituare i cittadini a salire in sella non è cosa che si ottiene dall’oggi al domani.

L’opera di convincimento deve partire sia dagli Enti pubblici che dai privati; in particolare i datori di lavoro. Allora è proprio in questo punto che l’importanza di una strenua collaborazione tra Mobility Manager e Mobility Manager d’Area dimostra la sua centralità per trasformare la città del futuro in realtà.  

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