CWT, quando una notizia diventa anche un pezzo della propria storia

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Ci sono notizie professionali che si leggono con l’attenzione di chi osserva il proprio settore. E poi ce ne sono altre che attraversano una dimensione diversa, perché dentro quelle righe riconosci luoghi, persone, scelte, anni della tua vita.

Per me, leggere dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 190 lavoratrici e lavoratori di CWT Italia appartiene decisamente alla seconda categoria. Una vicenda che oggi apre interrogativi importanti sul futuro dell’azienda, sull’impatto della tecnologia e dell’intelligenza artificiale sull’organizzazione del lavoro e, soprattutto, sulle persone coinvolte. CISL

Ma CWT, per me, significa anche molto altro.

Significa tornare al 1996, quando Carlson Wagonlit Travel arrivava in Italia e il business travel italiano stava entrando in una delle stagioni di trasformazione più profonde della propria storia.

Allora lavoravo a diretto contatto con la Direzione Commerciale e Marketing. Prima come responsabile vendite per l’Italia, successivamente come responsabile marketing. Sono stati anni nei quali ho avuto il privilegio di osservare il cambiamento da una posizione particolare: abbastanza vicina al mercato per percepirne immediatamente le esigenze e abbastanza vicina alla strategia aziendale per vedere come quelle esigenze potevano trasformarsi in nuovi modelli di servizio.

E CWT, in quella fase, aveva una capacità che ricordo ancora molto bene: anticipare.

Quando il business travel iniziò a diventare management

È difficile spiegare oggi quanto fossero profonde le trasformazioni di quegli anni.

Il modello economico delle agenzie di viaggio d’affari poggiava ancora in larga parte sulle commissioni riconosciute da compagnie aeree, hotel e altri fornitori. Progressivamente quel sistema iniziò a cambiare, fino a costringere l’intero settore a porsi una domanda che oggi sembra quasi ovvia: se il fornitore smette di remunerare l’intermediazione, quale valore deve acquistare direttamente l’azienda cliente?

Fu una domanda molto più importante di quanto potesse apparire.

Perché significava passare dalla remunerazione della transazione alla valorizzazione del servizio, della competenza, della capacità di gestire un programma di viaggio.

Comparvero transaction fee, management fee e nuovi modelli contrattuali. Cambiava il modo di presentare un’offerta, di costruire una relazione commerciale, di spiegare perché una Travel Management Company potesse generare valore ben oltre l’emissione di un biglietto.

In quegli anni imparai moltissimo proprio su questo.

Imparai che vendere business travel significava progressivamente vendere governance, dati, processi, capacità negoziale, controllo e consulenza.

Una lezione che, molti anni dopo, continua ad accompagnare gran parte del lavoro che svolgo oggi.

Prima che la tecnologia diventasse la normalità

Anche sul fronte tecnologico stavamo entrando in territori nuovi.

Ricordo l’introduzione dei primi strumenti di self booking attraverso KDS, allora parte dell’ecosistema CWT. Oggi prenotare autonomamente una trasferta attraverso un tool aziendale appare normale; allora rappresentava una trasformazione culturale enorme.

Cambiare il processo di prenotazione significava ripensare il ruolo dell’agenzia, le abitudini del traveller, l’applicazione della travel policy e persino il rapporto tra tecnologia e servizio.

La tecnologia iniziava a spostare le attività operative e, contemporaneamente, rendeva ancora più importante tutto ciò che richiedeva competenza, interpretazione e consulenza.

Anche per questo ricordo con particolare interesse la nascita e lo sviluppo di Solutions Group, la divisione consulenziale di CWT.

Era il segnale di un passaggio che considero ancora oggi fondamentale nella storia del nostro settore: il viaggio aziendale stava diventando qualcosa da analizzare e governare, oltre che da organizzare.

Dati, sourcing, benchmarking, travel policy, consolidamento dei volumi, processi internazionali cominciavano a comporre un nuovo linguaggio professionale.

Molte delle parole che oggi utilizziamo quotidianamente affondano le proprie radici proprio in quella stagione.

Il mondo diventava Global Travel Management

Un altro grande cambiamento riguardava la dimensione internazionale delle aziende.

Le multinazionali iniziavano a guardare con crescente attenzione alla possibilità di governare i propri programmi di viaggio oltre i confini nazionali, consolidando volumi, condizioni e informazioni.

Fu il tempo dei grandi accordi quadro internazionali e dello sviluppo del concetto di Global Travel Management.

Anche qui, lavorare in CWT offriva una prospettiva straordinaria.

La rete internazionale consentiva di dialogare con aziende che cercavano una gestione coordinata dei propri programmi di viaggio in più Paesi, combinando esigenze globali e specificità locali. Significava confrontarsi con interlocutori internazionali, costruire progetti complessi, comprendere culture aziendali differenti e imparare che il travel poteva diventare una leva organizzativa trasversale.

Per chi, come me, avrebbe poi dedicato molti anni alla consulenza e alla cultura del Travel Management, quella fu probabilmente una delle scuole più importanti.

Poi ci sono le persone

Quando ripenso a quegli anni, però, la memoria professionale lascia rapidamente spazio alle persone.

Colleghi con cui abbiamo condiviso trattative, presentazioni, progetti, clienti, trasferte e inevitabili giornate lunghissime. Persone che ho visto crescere professionalmente e che oggi ricoprono ruoli importanti dentro e fuori il nostro settore.

Ogni tanto incontro qualcuno di loro.

Altre volte ritrovo un nome su LinkedIn, durante un evento o dentro un nuovo progetto aziendale.

E ogni volta provo una piccola soddisfazione.

Perché le aziende cambiano proprietà, strategie, organizzazioni e marchi. Le competenze costruite insieme continuano invece a viaggiare attraverso le persone.

E probabilmente questa è una delle eredità più importanti che un’organizzazione può lasciare.

Io, a un certo punto, ho scelto un’altra strada

La mia storia professionale, molti anni fa, ha preso una direzione diversa.

Ho scelto di uscire da quel percorso corporate e di costruirne uno mio. Una strada fatta di consulenza, formazione, ricerca, Travel Management, mobilità aziendale e, successivamente, di Travel for business.

Guardandola oggi, quella scelta appare quasi come la naturale prosecuzione di ciò che avevo imparato allora.

La convinzione che il viaggio d’affari dovesse essere letto con una prospettiva più ampia. Che dietro una prenotazione ci fossero strategia, persone, rischio, tecnologia, costi, sostenibilità, produttività e organizzazione.

Quella visione ha accompagnato buona parte del mio percorso successivo.

E forse proprio per questo la vicenda di CWT mi colpisce così profondamente.

Le trasformazioni continuano. Questa volta hanno un altro nome

Oggi la trasformazione si chiama soprattutto automazione, intelligenza artificiale, digitalizzazione dei processi.

Secondo le organizzazioni sindacali, il piano che riguarda i 190 lavoratori italiani si inserisce proprio nel più ampio processo di trasformazione organizzativa e tecnologica dell’azienda. CISL

Il settore conosce bene il cambiamento.

Lo ha attraversato quando sono scomparse le commissioni, quando sono arrivati i self booking tool, quando Internet ha modificato la distribuzione, quando i programmi di viaggio sono diventati globali, quando i dati hanno iniziato a guidare sourcing e policy.

Ogni trasformazione ha ridisegnato ruoli e competenze.

Quella che stiamo vivendo oggi possiede però una velocità e una portata ancora maggiori e ci ricorda quanto sia importante accompagnare l’innovazione con una riflessione altrettanto seria sul capitale umano, sulle competenze e sulla capacità delle persone di trovare un posto nuovo dentro modelli organizzativi che cambiano.

Perché dietro il numero 190 ci sono 190 storie professionali, competenze accumulate negli anni, famiglie e percorsi che meritano rispetto.

Un pezzo di storia che rimane

Provo quindi sentimenti diversi leggendo questa notizia.

Preoccupazione per le persone direttamente coinvolte.

Rammarico nel vedere attraversare una fase così difficile un’azienda che ha rappresentato tanto nella storia del business travel internazionale e italiano.

Ma anche riconoscenza.

Perché una parte importante di ciò che sono professionalmente è passata da lì.

Da quelle riunioni, da quelle trattative, dalle prime presentazioni sui nuovi modelli di fee, dai progetti internazionali, dalle discussioni sui primi self booking tool, dalla necessità di spiegare ai clienti che il valore di una Travel Management Company stava cambiando.

Allora forse ancora non lo sapevamo, ma stavamo costruendo una parte del business travel che conosciamo oggi.

Io, a un certo punto, ho scelto un’altra strada. E sono felice di averla scelta.

Ma quando una strada è stata importante, anche dopo molti anni resta inevitabilmente un pezzo del proprio viaggio.

CWT, per me, è uno di quei pezzi.

E forse è proprio per questo che oggi, più della nostalgia, sento soprattutto il desiderio di dire grazie a tutte le persone con cui ho avuto la fortuna di condividerlo.

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