Carta di credito in Cina? Forget it !

Carta di credito in Cina? Forget it !

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su whatsapp

Era un agosto davvero molto caldo, ma di quel caldo umido tipico proprio di quella zona della Cina ed io mi accingevo a rientrare in Italia dopo un volo interno fino a Shangai, notte lì e partenza il giorno dopo con volo diretto a Malpensa.

the-al-gelsominoSalutati i colleghi che rimanevano ancora qualche giorno nella “terra del sorriso” e recuperati pochi yuan in contanti per il taxi dall’aeroporto all’hotel non potevo perdermi in aeroporto l’ultima cena autentica cinese… L’occasione era stata infatti l’ennesima conferma che i nostri ristoranti cinesi italiani ed europei in generale avevano davvero poco a che fare con quelli autentici locali: un po’ di verdure al vapore con del pesce, il tutto accompagnato dal mio amato Jasmine tea (Tè al gelsomino) perfetto con qualsiasi cibo e dal profumo inconfondibile…

Al momento del pagamento del conto scopro con mio grande stupore e per l’ennesima volta che non accettavano la carta di credito e cosi i miei pochi contanti disponibili iniziarono a prendere il volo…assieme ad altri per l’ultimo shopping aeroportuale…

pantaloni-arancioniOre 20:30, boarding completed: mi guardo intorno in quell’aereo da 300 posti e mi rendo conto che le 298 persone intorno a me sono tutti Cinesi, o comunque orientali e poi un uomo, europeo di bell’aspetto, forse olandese pensai ed io, che indossavo i miei pantaloni di shantung di seta arancione abbinati ad una camicia bianca e avvolta da una super pashmina perché l’aria condizionata è necessaria in Cina per poter respirare ma è sempre a livelli esagerati!

Mi sentivo come una mosca bianca sia per il colore dei capelli che per le sembianze, ma ero perfettamente a mio agio per il sorriso e i piedi coperti (faceva caldo si ma di indossare il sandalo non se ne parlava proprio: sarebbe stato troppo scortese nei confronti di quel paese che mi stava ospitando con tanta delicatezza).

Ore 23:30 atterraggio a Shangai, buio pesto ma entusiasmo alle stelle… Pochi minuti e sarò nel mio hotel pensai… prelevo qualche contante con la carta di credito, prendo il taxi e via!

A volte però il pensiero ed la realtà sono un po’ disallineati…

Impossibile prelevare dai bancomat dell’aeroporto, info-point che non dava info perché era chiuso ed io che immediatamente pensai “beh vorrà dire che prenderò il taxi e poi chiederò di farmi credito direttamente in hotel… Del resto è un 4 stelle per cui il servizio lo farà sicuramente…”.

Esco quindi dall’aeroporto e mi ritrovo davanti i 298 Cinesi dell’aereo più tutti i loro parenti e amici in coda per prendere il taxi… Una coda interminabile… Noooo, ma perché?!?!

E intanto era mezzanotte, la zucca di Cenerentola era scomparsa senza essere nemmeno mai esistita ed io ero sempre più perplessa.

A quel punto mi volto e nella moltitudine di occhi a mandorla scorgo i riccioli biondi e gli occhi di ghiaccio che poco prima erano sull’aereo e con le ultime energie rimaste e sfoderando un super sorriso mi avvicino a lui e dico “Excuse me?” “Yes” e gli racconto tutto in un minuto (con i Nordici sempre dritti al punto e senza perdersi in  convenevoli…

Il bel nordico si limita a dire due frasi. La prima “Forget credit card in China” (l’avevo capito ma detto da lui suonava in altro modo) e la seconda “Lei è una donna molto fortunata, oltre ad essere una donna di stile. L’avevo notata in aereo e mi aveva colpito, per cui questa sera le farò un regalo. Io abito qui dietro, ho l’autista che mi aspetta per portarmi a casa e poi sarà a sua completa disposizione per portarla dove vuole”.

E cosi dopo uno scambio obbligato di biglietti da visita, rigorosamente offerti e accettati con entrambe le mani (Lui era un manager Philips trasferito in Cina da diversi anni ed io Whirlpool, quindi addirittura avevamo il business in comune) mi ritrovai a girare la città con una guida un po’ inusuale (l’autista) ma estremamente gentile.

Una di notte: dopo un rapido check-in (Stasera signora le daremo la camera più bella dell’Hotel – Sheraton ti adoro, pensai) chiamai mia madre per un veloce saluto e mentre ammiravo la Shanghai notturna dall’ultimo piano dell’hotel le dissi “Qui tutto bene, tua figlia è nata sotto una buona stella, quando torno ti spiego perché”.

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Era un agosto davvero molto caldo, ma di quel caldo umido tipico proprio di quella zona della Cina ed io mi accingevo a rientrare in Italia dopo un volo interno fino a Shangai, notte lì e partenza il giorno dopo con volo diretto a Malpensa.

the-al-gelsominoSalutati i colleghi che rimanevano ancora qualche giorno nella “terra del sorriso” e recuperati pochi yuan in contanti per il taxi dall’aeroporto all’hotel non potevo perdermi in aeroporto l’ultima cena autentica cinese… L’occasione era stata infatti l’ennesima conferma che i nostri ristoranti cinesi italiani ed europei in generale avevano davvero poco a che fare con quelli autentici locali: un po’ di verdure al vapore con del pesce, il tutto accompagnato dal mio amato Jasmine tea (Tè al gelsomino) perfetto con qualsiasi cibo e dal profumo inconfondibile…

Al momento del pagamento del conto scopro con mio grande stupore e per l’ennesima volta che non accettavano la carta di credito e cosi i miei pochi contanti disponibili iniziarono a prendere il volo…assieme ad altri per l’ultimo shopping aeroportuale…

pantaloni-arancioniOre 20:30, boarding completed: mi guardo intorno in quell’aereo da 300 posti e mi rendo conto che le 298 persone intorno a me sono tutti Cinesi, o comunque orientali e poi un uomo, europeo di bell’aspetto, forse olandese pensai ed io, che indossavo i miei pantaloni di shantung di seta arancione abbinati ad una camicia bianca e avvolta da una super pashmina perché l’aria condizionata è necessaria in Cina per poter respirare ma è sempre a livelli esagerati!

Mi sentivo come una mosca bianca sia per il colore dei capelli che per le sembianze, ma ero perfettamente a mio agio per il sorriso e i piedi coperti (faceva caldo si ma di indossare il sandalo non se ne parlava proprio: sarebbe stato troppo scortese nei confronti di quel paese che mi stava ospitando con tanta delicatezza).

Ore 23:30 atterraggio a Shangai, buio pesto ma entusiasmo alle stelle… Pochi minuti e sarò nel mio hotel pensai… prelevo qualche contante con la carta di credito, prendo il taxi e via!

A volte però il pensiero ed la realtà sono un po’ disallineati…

Impossibile prelevare dai bancomat dell’aeroporto, info-point che non dava info perché era chiuso ed io che immediatamente pensai “beh vorrà dire che prenderò il taxi e poi chiederò di farmi credito direttamente in hotel… Del resto è un 4 stelle per cui il servizio lo farà sicuramente…”.

Esco quindi dall’aeroporto e mi ritrovo davanti i 298 Cinesi dell’aereo più tutti i loro parenti e amici in coda per prendere il taxi… Una coda interminabile… Noooo, ma perché?!?!

E intanto era mezzanotte, la zucca di Cenerentola era scomparsa senza essere nemmeno mai esistita ed io ero sempre più perplessa.

A quel punto mi volto e nella moltitudine di occhi a mandorla scorgo i riccioli biondi e gli occhi di ghiaccio che poco prima erano sull’aereo e con le ultime energie rimaste e sfoderando un super sorriso mi avvicino a lui e dico “Excuse me?” “Yes” e gli racconto tutto in un minuto (con i Nordici sempre dritti al punto e senza perdersi in  convenevoli…

Il bel nordico si limita a dire due frasi. La prima “Forget credit card in China” (l’avevo capito ma detto da lui suonava in altro modo) e la seconda “Lei è una donna molto fortunata, oltre ad essere una donna di stile. L’avevo notata in aereo e mi aveva colpito, per cui questa sera le farò un regalo. Io abito qui dietro, ho l’autista che mi aspetta per portarmi a casa e poi sarà a sua completa disposizione per portarla dove vuole”.

E cosi dopo uno scambio obbligato di biglietti da visita, rigorosamente offerti e accettati con entrambe le mani (Lui era un manager Philips trasferito in Cina da diversi anni ed io Whirlpool, quindi addirittura avevamo il business in comune) mi ritrovai a girare la città con una guida un po’ inusuale (l’autista) ma estremamente gentile.

Una di notte: dopo un rapido check-in (Stasera signora le daremo la camera più bella dell’Hotel – Sheraton ti adoro, pensai) chiamai mia madre per un veloce saluto e mentre ammiravo la Shanghai notturna dall’ultimo piano dell’hotel le dissi “Qui tutto bene, tua figlia è nata sotto una buona stella, quando torno ti spiego perché”.