Business Travel Outlook 2022

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Come ogni anno, se dicembre è il mese dei bilanci, gennaio è quello delle previsioni. Il 2022 si apre con la quarta ondata di covid, una realtà che puntualmente sconvolge ogni ambito, ma che sempre più gli attori del settore del business travel sono in grado di gestire. D’altronde i viaggi sono vitali per la crescita aziendale e, nonostante le opinioni più scoraggianti, molte aziende iniziano con il piede giusto, considerando questo 2022 un anno per ricostruire e riconnettersi con dipendenti, clienti, partner e colleghi. Ecco i business travel outlook 2022, dalla pandemia all’importanza delle relazioni.

Business Travel e Covid-19: 82% delle aziende di settore teme un calo del business

Siamo ormai entrati nel terzo anno di pandemia. Come ormai abbiamo imparato, il settore dei viaggi è il primo a cui si guarda quando nuove ondate epidemiologiche si affacciano all’orizzonte. Gli attori di questo settore sono i primi a drizzare le antenne e manifestare preoccupazioni rispetto ad imminenti restrizioni e conseguente calo del fatturato. Questo timore sembra essere una costante rispetto all’anno precedente. L’ultimo sondaggio della Global Business Travel Association (GBTA), si è tenuto a dicembre e per alcuni indici ha confermato le precedenti preoccupazioni delle aziende attive nel settore dei viaggi quando si parlava di delta. 

La preoccupazione per la variante omicron è evidente tra gli intervistati del settore globale dei viaggi d’affari, in particolare in termini di potenziali impatti economici. L’82% degli intervistati si è dichiarato preoccupato per il calo delle entrate. Nel sondaggio GBTA dell’agosto 2021 era l’85% delle aziende chiamate in causa a dichiarare questa stessa preoccupazione. Le cose però cambiano se si parla di sicurezza nel viaggiare e occupazione; in questo caso si avverte maggiore positività. Nell’appena citato sondaggio relativo alla variante delta, il 79% degli intervistati era preoccupato in termini di occupazione/riassunti e il 78% in termini di sicurezza dei viaggi di lavoro. L’ultima ricerca GBTA ha invece evidenziato che il 69% dichiara di essere preoccupato per l’occupazione e la (ri)assunzione nel settore e che il 61% ha timore per la sicurezza dei viaggi di lavoro. 

Il 53% delle aziende nel settore travel non introdurrà misure restrittive

Dopo tre anni di pandemia anche le aziende cominciano ad avere una certa esperienza e hanno maturato un approccio più informato, preventivo e ponderato rispetto all’insorgere di nuove ed eventuali varianti. Senza dati scientifici chiari, le restrizioni istantanee sui viaggi e l’adozione di azioni come la chiusura delle frontiere o regole di ingresso in continua evoluzione non fanno che aumentare la confusione senza generare alcun risultato efficace. Pertanto, a fronte di un’unanime convinzione che tamponi obbligatori e cicli vaccinali completi per attraversare le frontiere siano necessari, le aziende sono orientate verso un approccio “attendi e guarda” prima di introdurre nuove restrizioni o requisiti per i viaggi d’affari. 

Infatti il 53% delle aziende intervistate dal suddetto sondaggio ha riferito che improbabilmente l’azienda introdurrà nuove restrizioni a causa di omicron, a fronte di un 19% che sta valutando di farlo e del 17% che ha affermato di aver introdotto misure restrittive sui viaggi non essenziali.

Tuttavia la situazione è ben diversa tra l’Europa e gli Stati Uniti. Nel vecchio continente il 90% degli intervistati ha dichiarato di essere preoccupato per l’impatto sui ricavi nel settore dei viaggi d’affari a causa di Omicron. Solo il 79% delle aziende americane ha espresso lo stesso timore. Inoltre il 6% dei fornitori di viaggi europei ha reiterato un calo di prenotazioni contro il 29% dei colleghi oltreoceano. E ancora il 32% degli intervistati in Europa ha dichiarato di aver introdotto misure restrittive contro il solo 12% degli equivalenti americani. 

Corporate Travel Management: le aziende tornano a viaggiare prestando più attenzione al benessere dei dipendenti e alla gestione del rischio

Nel 2021 il settore del Corporate Travel Management, ha ricevuto una forte domanda da parte dei clienti di viaggiare, ovviamente nei limiti delle restrizioni dei singoli paesi, in molti casi spinti dalla motivazione umana di riconnettersi con colleghi, clienti e fornitori. Proprio questa consapevolezza, figlia sicuramente del distanziamento sociale che ha pervaso tutto il 2020, ha fatto sì che le aziende vedano i viaggi non più come una mera voce di budget, ma come un fattore strategico. Ma la conseguenza è anche la necessità di una più complessa pianificazione dei viaggi di lavoro. Oggi è di primaria importanza tenere in considerazione il benessere dei viaggiatori, la sostenibilità ambientale e la gestione del rischio, comprendendo al contempo il più complesso panorama di viaggio in cui ci troviamo.

Si tornerà a viaggiare per lavoro, ma in modo nuovo rispetto al periodo che precedeva la pandemia

Il punto di vista di BizAway, scaleup friulana che dal 2015 è attiva nel settore del business travel è chiaro: “si tornerà a viaggiare ma in modo diverso”.

Sarà la digitalizzazione dei processi una delle chiavi per la ripartenza del business travel nel 2022, come spiega Luca Carlucci, co-founder e CEO di BizAway: “Prima dell’avvento della pandemia e dei conseguenti lockdown, il percorso di transizione digitale era già avviato, ma negli ultimi due anni ha subito una forte accelerazione per adattarsi ai cambiamenti in atto in ogni ambito della vita, privata e professionale. Abbiamo assistito all’evoluzione dei modelli di business con l’introduzione del lavoro agile e con l’ampliamento e la semplificazione delle tecnologie di servizio per gestire le comunicazioni e i meeting. La digitalizzazione ha un impatto positivo anche sulla sostenibilità ambientale, grazie, per esempio, a strumenti di archiviazione digitale che possono aiutare a ridurre i documenti cartacei, grazie alla diffusione di pagamenti digitali”.

Per il momento una ripartenza tra restrizioni e libertà

Secondo il WTTC (World Travel & Tourism Council) nel 2022 è attesa una crescita media delle spese per il business travel del 34%, con particolare slancio nell’area Asia-Pacifico (41%), in America (35%), in Medio Oriente (32%) seguite da Europa (28%) e Africa (23%).
“Certamente questa ripartenza è rallentata da alcuni fattori come le continue restrizioni legate alla diffusione di nuove varianti o come l’impatto della digitalizzazione e la prevalenza dei meeting online – spiega Flavio Del Bianco, co-founder e CTO di BizAway – C’è poi un altro fattore determinante per le travel policy aziendali che è l’andamento delle vaccinazioni, che varia da Paese a Paese, passando da una percentuale inferiore al 10% in Africa a oltre il 90% negli Emirati Arabi, mentre in Europa siamo al 68,7%”.
Oltre al tasso delle vaccinazioni per Paese, un altro elemento che influirà sul modo di viaggiare e sulla valutazione del rischio complessivo sarà il riconoscimento comune di certificazioni come quella vaccinale o l’esito del tampone, che determineranno quali viaggiatori potranno accedere o meno a certe destinazioni. Sicuramente poi le aziende terranno conto della situazione nei singoli Paesi (prevalenza di varianti e tasso di ospedalizzazione), evitando aree ad alto rischio. Infine l’accessibilità ai test, intesa come disponibilità e costo degli stessi, giocherà un ruolo importante nei budget aziendali e nella gestione della sicurezza dei dipendenti.

La ripresa dei viaggi

“La strada per una ripresa completa è ancora lunga: gli esperti e l’OMS ipotizzano che la pandemia non scomparirà del tutto, ma che passerà a uno stato endemico. E questo significa che nel nostro settore dovremo convivere ancora con restrizioni e libertà – continua Luca Carlucci – Malgrado i tempi difficili, BizAway fin da marzo 2020, ha deciso di non fermarsi ad aspettare che la situazione si sbloccasse, ma di viverla come un’opportunità per implementare le funzionalità della piattaforma. Abbiamo registrato una ripresa delle prenotazioni già da giugno 2020, grazie alla riapertura delle frontiere per poi vivere un nuovo calo a partire da novembre 2020, con l’introduzione di nuove restrizioni. In generale il 2020 si è concluso positivamente registrando aumenti nelle prenotazioni soprattutto degli hotel e dei trasporti domestici, che hanno registrato +56% rispetto al primo semestre dello stesso anno. Nel 2021, spinti dalle vaccinazioni di massa e dalla ripresa delle riunioni in presenza, BizAway ha visto una crescita media mensile in volume superiore al 35%.”

Si tornerà a viaggiare ai livelli del 2019? 

Secondo una ricerca svolta dalla società di analisi di mercato STR, il 44% dei dipendenti aveva meno probabilità di viaggiare per affari a novembre rispetto al 39% di luglio. Tirando in causa gli stessi viaggiatori, per il 27% i viaggi d’affari torneranno ai livelli pre-pandemia del 2019, mentre per il 53% non sarà così. Un’altra ricerca pubblicata da Collinson e dal Center for Aviation ha evidenziato che il 35% degli intervistati crede che i viaggi d’affari a corto raggio raggiungendo tra il 41 e il 60% dei livelli pre-pandemia nel 2022.

Se invece si parla di viaggi d’affari a lungo raggio, allora secondo l’86% degli intervistati ritiene che quest’anno ci sarà meno del 66% dei livelli del 2019.

Eppure non mancano ricerche che sottolineano come i “viaggi di collaborazione” sono sempre più considerati un’opportunità in età di smart working, per il settore per gestire con team remoti che si riuniscono per incontri regolari di persona. Viaggiare diventerà più intelligente post-pandemia? Scopritelo qui

Il parere dell’esperto

Ma qual è il parere dell’esperto Business Travel e Aero industry? Abbiamo intervistato il Prof. David Jarach per una panoramica sull’impatto Omicron e viaggi d’affari. In particolar modo abbiamo esplorato il futuro delle compagnie aeree e discusso delle nuove sinergie tra business travel e mobility.


Ascolta la video intervista

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