Big data, strategie e viaggiatori aziendali. Le tendenze

Big data, strategie e viaggiatori aziendali. Le tendenze

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su whatsapp

L’attività di analisi sui comportamenti d’acquisto, la verifica dei trend che muoveranno il mercato i prossimi anni, l’analisi dei bisogni delle persone, per poter prima di altri offrire prodotti e servizi e vincere la concorrenza, sta spingendo le aziende a sempre più rilevanti investimenti per ottenere maggiori dati e informazioni.

Gestire le tante informazioni, che la digitalizzazione ha introdotto, è diventato fondamentale se  si vogliono ottenere vantaggi competitivi e anticipare le mosse del mercato, anche globale.

I Big Data, infatti, rappresentano un importante valore aggiunto per ogni business, la lettura e la corretta gestione possono suggerire mosse vincenti, ma anche trarre in inganno e dare indicazioni non così corrette (vedi ad esempio Brexit e elezione negli USA).

Quali di questi dati sono davvero utili e importanti per le aziende per conoscere i propri clienti?

Come si possono utilizzare i Big Data per migliorare i rapporti interni tra funzioni e aree dell’azienda stessa?

Queste sono alcune delle domande più comuni che i top manager rivolgono agli analisti per effettuare scelte congruenti.

Il compito principale è soprattutto riuscire a filtrare e comprendere quali dati siano utili e quali no. A volte una sovrabbondanza di dati può essere addirittura inutile e allontanare dallo scopo per il quale questi vengono raccolti e analizzati.

Infatti, è importante riconoscere i dati funzionali e sapere come decifrarli. In altri termini, una raccolta di dati indiscriminata non garantisce automaticamente informazioni preziose per il business.

big-data-in-travelSe la strategia non è definita prioritariamente, se non si è stabilito quali sono i dati da raccogliere e la finalità degli stessi, potendo scegliere tra milioni di dati a disposizione, il rischio è di perdersi e di non rimanere focalizzati sull’obiettivo. La soluzione migliore è ricercare le informazioni necessarie su specifici valori e chiavi di lettura determinate su target, prodotto, servizio.

Big data, qualità e non quantità

In poche parole il problema con i Big Data non è la quantità ma la qualità.

Pertanto occorre:

  • individuare le keyword corrette per disporre di dati preziosi
  • ottenere le informazioni ricercate, al momento giusto
  • capire quali dati sono già in nostro possesso e quali dobbiamo ricercare

I social network, le principali società del settore come Google, Apple e Microsoft, Amazon, e-Bay, ecc. stanno impostando le loro future strategie di business basandosi fortemente sui Big Data, che milioni di utenti ogni giorno inconsapevolmente integrano e aggiornano di continuo. Dati che loro sanno benissimo governare, gestire e utilizzare.

Miliardi di dati in possesso di poche realtà che determineranno il successo di questo o quel prodotto, di quel servizio o di un brand.

Le aziende e le società di “tipo tradizionale” cosa faranno?

Alcune Società, le più smart, stanno cercando di mettere in network e a disposizione delle altre aziende del comparto, i dati posseduti o almeno è nelle loro intenzioni, per difendersi dalla imminente concorrenza. Ma poi ricadono nelle vecchie logiche protezionistiche, la paura di svelare dati e strategie a possibili competitor prendono il sopravvento;  così non riescono ad andare oltre alle mere manifestazioni d’intenti; lasciando di conseguenza un grande vantaggio competitivo agli altri.

Il rischio di rimanere indietro però, e di ritrovarsi fuori mercato, è notevole, sopratutto nel mondo del travel e dei viaggi che da sempre vede i fenomeni legati all’innovazione e alla tecnologia aprire nuove strade e innovativi canali di business.

woman hands using a digital tabletA breve i viaggiatori  saranno sempre più autonomi. E riceveranno direttamente sul proprio smatphone le offerte e le proposte di viaggio in base alle pagine web visitate, ai gusti manifestati attraverso i like o ai post sui “Social”. Acquistando direttamente sul web i servizi/prodotti,  saranno tagliati fuori dal business realtà come gli intermediari, le agenzie e i circuiti di carte di credito: un volume d’affari enorme in mano a chi avrà il controllo dei Big Data.

Condividi

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email
Condividi su whatsapp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

L’attività di analisi sui comportamenti d’acquisto, la verifica dei trend che muoveranno il mercato i prossimi anni, l’analisi dei bisogni delle persone, per poter prima di altri offrire prodotti e servizi e vincere la concorrenza, sta spingendo le aziende a sempre più rilevanti investimenti per ottenere maggiori dati e informazioni.

Gestire le tante informazioni, che la digitalizzazione ha introdotto, è diventato fondamentale se  si vogliono ottenere vantaggi competitivi e anticipare le mosse del mercato, anche globale.

I Big Data, infatti, rappresentano un importante valore aggiunto per ogni business, la lettura e la corretta gestione possono suggerire mosse vincenti, ma anche trarre in inganno e dare indicazioni non così corrette (vedi ad esempio Brexit e elezione negli USA).

Quali di questi dati sono davvero utili e importanti per le aziende per conoscere i propri clienti?

Come si possono utilizzare i Big Data per migliorare i rapporti interni tra funzioni e aree dell’azienda stessa?

Queste sono alcune delle domande più comuni che i top manager rivolgono agli analisti per effettuare scelte congruenti.

Il compito principale è soprattutto riuscire a filtrare e comprendere quali dati siano utili e quali no. A volte una sovrabbondanza di dati può essere addirittura inutile e allontanare dallo scopo per il quale questi vengono raccolti e analizzati.

Infatti, è importante riconoscere i dati funzionali e sapere come decifrarli. In altri termini, una raccolta di dati indiscriminata non garantisce automaticamente informazioni preziose per il business.

big-data-in-travelSe la strategia non è definita prioritariamente, se non si è stabilito quali sono i dati da raccogliere e la finalità degli stessi, potendo scegliere tra milioni di dati a disposizione, il rischio è di perdersi e di non rimanere focalizzati sull’obiettivo. La soluzione migliore è ricercare le informazioni necessarie su specifici valori e chiavi di lettura determinate su target, prodotto, servizio.

Big data, qualità e non quantità

In poche parole il problema con i Big Data non è la quantità ma la qualità.

Pertanto occorre:

I social network, le principali società del settore come Google, Apple e Microsoft, Amazon, e-Bay, ecc. stanno impostando le loro future strategie di business basandosi fortemente sui Big Data, che milioni di utenti ogni giorno inconsapevolmente integrano e aggiornano di continuo. Dati che loro sanno benissimo governare, gestire e utilizzare.

Miliardi di dati in possesso di poche realtà che determineranno il successo di questo o quel prodotto, di quel servizio o di un brand.

Le aziende e le società di “tipo tradizionale” cosa faranno?

Alcune Società, le più smart, stanno cercando di mettere in network e a disposizione delle altre aziende del comparto, i dati posseduti o almeno è nelle loro intenzioni, per difendersi dalla imminente concorrenza. Ma poi ricadono nelle vecchie logiche protezionistiche, la paura di svelare dati e strategie a possibili competitor prendono il sopravvento;  così non riescono ad andare oltre alle mere manifestazioni d’intenti; lasciando di conseguenza un grande vantaggio competitivo agli altri.

Il rischio di rimanere indietro però, e di ritrovarsi fuori mercato, è notevole, sopratutto nel mondo del travel e dei viaggi che da sempre vede i fenomeni legati all’innovazione e alla tecnologia aprire nuove strade e innovativi canali di business.

woman hands using a digital tabletA breve i viaggiatori  saranno sempre più autonomi. E riceveranno direttamente sul proprio smatphone le offerte e le proposte di viaggio in base alle pagine web visitate, ai gusti manifestati attraverso i like o ai post sui “Social”. Acquistando direttamente sul web i servizi/prodotti,  saranno tagliati fuori dal business realtà come gli intermediari, le agenzie e i circuiti di carte di credito: un volume d’affari enorme in mano a chi avrà il controllo dei Big Data.