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TogglePSCL e bandi pubblici: perché il Piano Spostamenti Casa-Lavoro oggi incide su punteggi, ammissibilità e accesso ai finanziamenti per mobilità ed efficienza energetica
Pscl da adempimento a requisito fondamentale
Fino a pochi anni fa il Piano Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) veniva percepito come una pratica obbligatoria per alcune aziende e PA, utile ma non decisiva.
Oggi invece le cose sono cambiate poiché sempre più spesso, nei bandi relativi a mobilità sostenibile, efficienza energetica e sostenibilità ambientale, il PSCL entra come requisito di ammissibilità oppure come criterio di valutazione che alza (o abbassa) il punteggio. Il motivo è semplice: un bando serio vuole capire se un progetto è “isolato” o se fa parte di una strategia misurabile, con dati, obiettivi e monitoraggio. E qui il PSCL è perfetto, perché nasce proprio per leggere la domanda di mobilità, confrontarla con l’offerta e definire misure attuabili nel tempo. In più, la normativa nazionale spinge in questa direzione: il decreto attuativo sul mobility manager introduce perfino un principio di premialità legato all’integrazione di più PSCL sul territorio. Tradotto: non basta “comprare” una soluzione green, bisogna dimostrare che quella soluzione sta dentro un piano credibile. E quando un ente valutatore vede un PSCL fatto bene, vede anche numeri, priorità, governance interna e continuità: esattamente quello che un bando cerca quando deve scegliere a chi dare fondi pubblici.
La premialità nei finanziamenti: cosa dice la norma (e perché interessa anche alle aziende)
C’è un passaggio che molte imprese ignorano, ma che nei bandi può fare la differenza: l’Art. 8 (Premialità) del Decreto 12 maggio 2021 pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Qui si afferma che, nell’ambito dei programmi di finanziamento per interventi di mobilità sostenibile promossi dai Ministeri competenti, può essere assegnata una premialità ai Comuni che presentano progetti derivanti dall’integrazione e dal coordinamento di più PSCL adottati e aggiornati.
Questo non riguarda “solo” i Comuni: in pratica significa che un territorio, quando vuole intercettare fondi, è incentivato a portare progetti che nascono da PSCL reali delle aziende presenti. Quindi se la tua azienda ha un PSCL serio, aggiornato e coerente, diventa un tassello che il Comune può valorizzare in progettazioni più ampie (hub, intermodalità, navette, ciclabilità, gestione sosta, accordi con TPL). Viceversa, se il PSCL è assente o generico, l’ente locale ha meno materia concreta su cui costruire un progetto “integrato” e quindi meno forza anche in fase di candidatura. È un effetto domino: PSCL aziendale solido → progetto territoriale più robusto → maggiore competitività nei bandi. Ecco perché, quando si parla di finanziamenti, il PSCL smette di essere “un documento HR” e diventa un pezzo di strategia territoriale.
Quando il PSCL diventa requisito: il caso dei contributi e la logica che si sta estendendo ai bandi
Un segnale molto chiaro della direzione presa dal sistema pubblico è arrivato con misure che legano contributi e iniziative alla presenza del PSCL.
Nella ricostruzione ufficiale della Camera dei Deputati sulla mobilità sostenibile, si richiama che il D.L. 34/2020 ha previsto l’adozione del PSCL per le unità locali sopra soglia e che il D.L. 73/2021 ha istituito un fondo per sostenere iniziative connesse alla mobilità e al TPL in un’ottica di migliore distribuzione della domanda.
Il messaggio politico-amministrativo è piuttosto lineare: se vuoi accedere a strumenti pubblici che finanziano mobilità sostenibile (e spesso anche efficientamento e riduzione impatti), devi dimostrare di avere governance e pianificazione, non solo buone intenzioni. È la stessa logica che molti bandi replicano: ti chiedo documenti, dati e coerenza, perché devo essere certo che il progetto non muoia dopo la prima spesa. In questo senso, il PSCL funziona come “documento madre”: racconta il bisogno reale (domanda), i vincoli (territorio), la strategia (misure), e soprattutto come misurerai i risultati (monitoraggio).
Ed è proprio questa struttura che lo rende spendibile come requisito o come allegato “forte” nelle candidature. Non è un caso che sempre più stazioni appaltanti e soggetti attuatori guardino a piani e indicatori prima ancora che alle tecnologie proposte.
Criterio di valutazione: cosa cercano davvero i bandi dentro un PSCL
Quando un bando usa il PSCL come criterio di valutazione, in genere non sta “premiando la carta”, ma sta premiando tre cose: credibilità, misurabilità e continuità. Le Linee Guida nazionali per la redazione e implementazione del PSCL chiariscono che il piano si fonda sull’analisi degli spostamenti, delle esigenze di mobilità e dello stato dell’offerta di trasporto, e che contiene una parte di analisi e una parte progettuale con misure e benefici.
Questo è esattamente ciò che un valutatore vuole leggere: non “metteremo delle bici”, ma perché servono, a chi, con che adesione stimata, con quali costi, con quali benefici e con che tempistiche. Le linee guida insistono anche sull’importanza di esplicitare i benefici per dipendenti, azienda e collettività e di definire un programma di implementazione con priorità, tempi e risorse.
Se lo traduci in lingua “da bando”, vuol dire: progetto cantierabile, sostenibile economicamente e con impatti verificabili. E attenzione: questa impostazione vale anche quando il bando non parla esplicitamente di PSCL, ma chiede “piani”, “strategie”, “monitoraggio”, “riduzione emissioni”, “cambio modale”. Un PSCL ben fatto ti permette di rispondere con documenti e numeri, invece che con promesse. Ed è lì che il punteggio si sposta, spesso più di quanto si immagini.
Il vantaggio competitivo per l’azienda: come usare il PSCL per “giocare meglio” i bandi
Se lavori in un’azienda che partecipa a bandi (direttamente o dentro progetti con Comuni, università, TPL, partner industriali), il PSCL può diventare un asset competitivo molto concreto. Perché ti mette in mano una base dati aggiornata sugli spostamenti, utile per stimare impatti, emissioni evitate e platee coinvolte, cioè le domande tipiche delle candidature. Perché ti aiuta a dimostrare che le misure non sono spot, ma parte di un percorso: azioni, priorità, budget e KPI, come chiedono i progetti finanziati. Perché ti rende un interlocutore “maturo” anche per il Comune: se l’ente locale cerca integrazione tra più PSCL per rafforzare una candidatura (come suggerisce la premialità prevista dal decreto), tu sei già pronto. E perché, internamente, ti costringe a fare chiarezza su risorse e responsabilità: un bando non finanzia il “forse”, finanzia chi sa eseguire. In pratica, il PSCL ben costruito ti fa risparmiare tempo quando esce un bando, perché non parti da zero: hai già diagnosi, obiettivi e misure pronte da adattare. Ed è qui che si vede la differenza tra PSCL “compilato” e PSCL “strategico”; perché il primo è un file, il secondo è una leva per ottenere risultati (e fondi). Se oggi il PSCL entra nei bandi come requisito o criterio, il messaggio è chiaro: la sostenibilità si finanzia quando è pianificata, non quando è improvvisata.
Photo credit: Marco Ottaviano









