Il futuro del turismo non si spiega più attraverso cicli congiunturali o rimbalzi post-crisi. Le proiezioni al 2050 (Google e Alvarez & Marsal) indicano una trasformazione di natura strutturale, sostenuta da forze macroeconomiche e sociali che stanno modificando in modo permanente la domanda di mobilità globale. Alla base di questa traiettoria si collocano quattro fattori chiave -accelerazione della ricchezza, allungamento della vita attiva, centralità del viaggio nei consumi e moltiplicazione dei corridoi di mobilità – che, nel loro insieme, contribuiscono ad ampliare la platea dei viaggiatori, a cambiare la frequenza degli spostamenti e a ridisegnare la geografia dei flussi.
Il primo motore è rappresentato dalla crescita della ricchezza disponibile a livello globale. L’espansione della classe media, stimata in oltre quattro miliardi di persone aggiuntive entro metà secolo, sta ampliando in modo significativo la base potenziale dei viaggiatori. Non si tratta soltanto di un aumento quantitativo, ma di un cambiamento qualitativo: in molte economie emergenti il passaggio dal turismo domestico a quello internazionale coincide con una fase di consolidamento dei redditi e dell’accesso al credito. La mobilità diventa così uno degli sbocchi naturali della crescita dei consumi, con una progressiva transizione verso viaggi a più alto valore, in particolare sulle lunghe distanze. Questo processo, accelerato in Asia e in alcune aree del Medio Oriente, contribuisce a spostare il baricentro della domanda globale, riducendo il peso relativo dei mercati storicamente maturi.
Il secondo fattore riguarda la demografia, ma in una chiave diversa rispetto al passato. L’allungamento della vita media e il miglioramento delle condizioni di salute stanno estendendo gli anni di vita attiva, modificando in profondità il profilo del viaggiatore. Per la prima volta nella storia recente, fino a sette o otto generazioni viaggiano simultaneamente, dando origine a nuovi modelli di domanda che includono viaggi multigenerazionali, soggiorni più lunghi e una maggiore attenzione al comfort e ai servizi. L’invecchiamento della popolazione nei paesi avanzati non si traduce quindi in una contrazione della mobilità, ma in una sua riconfigurazione, con effetti diretti sulla stagionalità, sulla durata dei viaggi e sulla composizione della spesa.
Il terzo elemento è il cambiamento nella gerarchia dei consumi. Il viaggio sta progressivamente assumendo lo status di bene necessario, sottraendosi alla logica del lusso occasionale. La quota di spesa destinata alle esperienze continua a crescere a scapito dei beni materiali, anche in contesti caratterizzati da pressioni inflazionistiche e incertezza macroeconomica. In questo scenario, il turismo si afferma come uno dei principali destinatari della spesa discrezionale, sostenuto da una domanda più regolare e meno ciclica. Questo spostamento strutturale ha implicazioni rilevanti per le imprese del settore, chiamate a confrontarsi con clienti più frequenti, più informati e più esigenti, per i quali il viaggio non rappresenta un’eccezione ma una componente ricorrente dello stile di vita.
Il quarto motore è la progressiva diversificazione dei corridoi di mobilità. L’espansione delle reti di trasporto, il miglioramento della connettività e la riduzione dei costi medi di viaggio stanno ampliando l’accesso a nuove destinazioni, riducendo la dipendenza da pochi hub globali. La domanda si sposta verso regioni a più rapida crescita, in particolare in Asia, mentre allo stesso tempo si moltiplicano le opportunità per destinazioni secondarie e mercati finora marginali. Questo processo contribuisce a frammentare i flussi e a redistribuire la crescita su un numero maggiore di paesi, con effetti positivi in termini di resilienza del sistema, ma anche con un aumento della complessità operativa e competitiva.
Nel loro insieme, questi quattro fattori delineano un’industria del turismo strutturalmente più ampia, più diffusa e più integrata nell’economia globale. La prospettiva al 2050 non è quella di una semplice crescita dei volumi, ma di una trasformazione profonda dei modelli di domanda, delle geografie e delle aspettative dei viaggiatori. Per gli operatori, la sfida non sarà intercettare una domanda in espansione, ma adattarsi a un mercato in cui il viaggio è diventato una componente ordinaria dei consumi, sostenuta da dinamiche demografiche, economiche e infrastrutturali che difficilmente torneranno indietro.









