Quali fattori rendono il terrorismo un rischio per i trasfertisti?

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Come è già stato per i più noti fatti di Parigi del 13 Novembre 2015 che hanno registrato 137 vittime, anche i recenti attacchi hanno giocato su alcuni punti chiave del terrorismo: il teatro urbano, la casualità delle vittime, l’economicità delle azioni. L’insieme di questi fattori determinano, perciò, un rischio assolutamente concreto per i dipendenti in trasferta di diventare vittime di tali episodi e, di rimando, per la business continuity aziendale. Il Covid-19 aggiunge ulteriore campanello d’allarme avvicinando il mondo del lavoro con l’evoluzione degli attacchi diventati rozzi e imprevedibili.

Se per i minori la responsabilità ricade sui genitori, la disciplina italiana prevede che la responsabilità dei dipendenti in trasferta spetti al Datore di Lavoro. Una responsabilità prevista dal Decreto Legislativo 81 del 2008 del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, confermata nel 2016 dalla Commissione per gli interpelli in merito alla valutazione dei rischi e la sicurezza del personale delle compagnie aeree all’estero, e infine con il “Pacchetto antiterrorismo”, Decreto Legge 7 del 2015 emanato dopo l’attacco a Charlie Hebdo che ha introdotto nuove misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale.

Il Travel Risk Manager del 2020 utilizza OSINT e HUMINT…

In questo contesto si inserisce il Travel Risk Manager ruolo che, per dicitura, si occupa dei rischi che abbiano la concreta e ragionevole probabilità di verificarsi durante un viaggio d’affari.

Cosa può fare questo settore a tutela del personale viaggiante riguardo il fenomeno del terrorismo? In primo luogo, quando si analizza preventivamente il business travel occorrerà prendere in considerazione la storia del Paese di destinazione, è solo attraverso l’indagine dei dati infatti, che si può delineare un quadro generale più attendibile e concreto possibile. Lo studio degli eventi fornisce una statistica sulla tipologia degli attentati compiuti nel tempo, la modalità degli stessi, la motivazione che ne è alla base, la strategia di fondo, il tipo di targets maggiormente colpito, i mezzi e le armi usati, le date scelte per gli attacchi e i luoghi in cui vengono effettuati.

Ogni informazione che deriva da uno studio approfondito e dall’analisi di ciascun attacco terroristico fornisce al Travel Risk Manager le indicazioni utili per realizzare il miglior schema di prevenzione possibile. Saper confluire a sé quante più informazioni possibili e dotarsi di tutti gli strumenti a disposizione di OSINT – Open Source INTelligence, la disciplina dell’intelligence che si occupa della ricerca, raccolta ed analisi di dati e di notizie d’interesse pubblico tratte da fonti aperte – e di HUMINT – HUMan INTelligence, cioè l’attività di intelligence che consiste nella raccolta di informazioni attraverso i contatti interpersonali -, oppure essere in grado di creare awareness tra il personale, cioè consapevolezza e sensibilizzazione della minaccia terroristica, dovrebbero contraddistinguere ogni buon Travel Risk Manager.

La formazione essenziale per i dipendenti che viaggiano all’estero

Nella formazione di un dipendente che deve affrontare un viaggio all’estero per conto delle aziende è necessario evitare di generare in esso un terrorismo di tipo psicologico che potrebbe portarlo ad affrontare le situazioni nel peggior modo possibile. Si potrebbe invece incidere sulla sua forma mentis e portarlo, perciò, a ragionare in un’altra ottica operativa, sollecitando un atteggiamento razionale in modo che possa adottare le scelte migliori dal punto di vista della sicurezza e della prevenzione.

Analizzando il momento e le fonti a nostra disposizione, si potrebbe dire che i francesi sono attualmente la Nazione europea maggiormente minacciata da gruppi terroristici come ISIS e, dunque, è opportuno incidere su questo punto, consigliando l’ipotetico dipendente trasfertista di evitare lunghe permanenza vicino a monumenti, negozi, ambasciate, consolati, alberghi e tutto ciò che rimandi alla Francia e ai francesi nel mondo. Il terrorismo di matrice jihadista è ancora un rischio concreto per i viaggi d’affari, ma con le giuste misure di mitigazione anche le zone meno permissive possono essere raggiunte per ampliare il business aziendale.

DOTT.SSA IDA DILETTA CIARLETTA

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Come è già stato per i più noti fatti di Parigi del 13 Novembre 2015 che hanno registrato 137 vittime, anche i recenti attacchi hanno giocato su alcuni punti chiave del terrorismo: il teatro urbano, la casualità delle vittime, l’economicità delle azioni. L’insieme di questi fattori determinano, perciò, un rischio assolutamente concreto per i dipendenti in trasferta di diventare vittime di tali episodi e, di rimando, per la business continuity aziendale. Il Covid-19 aggiunge ulteriore campanello d’allarme avvicinando il mondo del lavoro con l’evoluzione degli attacchi diventati rozzi e imprevedibili.

Se per i minori la responsabilità ricade sui genitori, la disciplina italiana prevede che la responsabilità dei dipendenti in trasferta spetti al Datore di Lavoro. Una responsabilità prevista dal Decreto Legislativo 81 del 2008 del Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, confermata nel 2016 dalla Commissione per gli interpelli in merito alla valutazione dei rischi e la sicurezza del personale delle compagnie aeree all’estero, e infine con il “Pacchetto antiterrorismo”, Decreto Legge 7 del 2015 emanato dopo l’attacco a Charlie Hebdo che ha introdotto nuove misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale.

Il Travel Risk Manager del 2020 utilizza OSINT e HUMINT…

In questo contesto si inserisce il Travel Risk Manager ruolo che, per dicitura, si occupa dei rischi che abbiano la concreta e ragionevole probabilità di verificarsi durante un viaggio d’affari.

Cosa può fare questo settore a tutela del personale viaggiante riguardo il fenomeno del terrorismo? In primo luogo, quando si analizza preventivamente il business travel occorrerà prendere in considerazione la storia del Paese di destinazione, è solo attraverso l’indagine dei dati infatti, che si può delineare un quadro generale più attendibile e concreto possibile. Lo studio degli eventi fornisce una statistica sulla tipologia degli attentati compiuti nel tempo, la modalità degli stessi, la motivazione che ne è alla base, la strategia di fondo, il tipo di targets maggiormente colpito, i mezzi e le armi usati, le date scelte per gli attacchi e i luoghi in cui vengono effettuati.

Ogni informazione che deriva da uno studio approfondito e dall’analisi di ciascun attacco terroristico fornisce al Travel Risk Manager le indicazioni utili per realizzare il miglior schema di prevenzione possibile. Saper confluire a sé quante più informazioni possibili e dotarsi di tutti gli strumenti a disposizione di OSINT – Open Source INTelligence, la disciplina dell’intelligence che si occupa della ricerca, raccolta ed analisi di dati e di notizie d’interesse pubblico tratte da fonti aperte – e di HUMINT – HUMan INTelligence, cioè l’attività di intelligence che consiste nella raccolta di informazioni attraverso i contatti interpersonali -, oppure essere in grado di creare awareness tra il personale, cioè consapevolezza e sensibilizzazione della minaccia terroristica, dovrebbero contraddistinguere ogni buon Travel Risk Manager.

La formazione essenziale per i dipendenti che viaggiano all’estero

Nella formazione di un dipendente che deve affrontare un viaggio all’estero per conto delle aziende è necessario evitare di generare in esso un terrorismo di tipo psicologico che potrebbe portarlo ad affrontare le situazioni nel peggior modo possibile. Si potrebbe invece incidere sulla sua forma mentis e portarlo, perciò, a ragionare in un’altra ottica operativa, sollecitando un atteggiamento razionale in modo che possa adottare le scelte migliori dal punto di vista della sicurezza e della prevenzione.

Analizzando il momento e le fonti a nostra disposizione, si potrebbe dire che i francesi sono attualmente la Nazione europea maggiormente minacciata da gruppi terroristici come ISIS e, dunque, è opportuno incidere su questo punto, consigliando l’ipotetico dipendente trasfertista di evitare lunghe permanenza vicino a monumenti, negozi, ambasciate, consolati, alberghi e tutto ciò che rimandi alla Francia e ai francesi nel mondo. Il terrorismo di matrice jihadista è ancora un rischio concreto per i viaggi d’affari, ma con le giuste misure di mitigazione anche le zone meno permissive possono essere raggiunte per ampliare il business aziendale.

DOTT.SSA IDA DILETTA CIARLETTA