Mobilità e lavoro: per 6 italiani su 10 gli spostamenti casa-lavoro pesano nella scelta dell’azienda

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Secondo l’indagine di Arval Mobility Observatory presentata a Milano, l’auto resta il mezzo principale, ma cresce la multimodalità. A frenare il cambiamento sono soprattutto le infrastrutture.

Quando si sceglie dove lavorare, conta anche come si arriva in ufficio. È quanto emerge dalla nuova indagine di Arval Mobility Observatory, l’osservatorio di Arval Italia, società specializzata nel noleggio a lungo termine e nelle soluzioni di mobilità. Per il 60% degli intervistati la mobilità è un fattore fondamentale nella scelta di un impiego, e per il 90% è comunque una delle variabili considerate. Il tragitto casa-lavoro diventa così una vera estensione dell’esperienza professionale.

I risultati sono stati presentati questa mattina a Milano durante l’Arval Mobility Forum, organizzato in occasione della European Mobility Week, la campagna della Commissione Europea sulla mobilità urbana sostenibile, giunta alla 24esima edizione.

Tempo, comodità e flessibilità

Il “fattore tempo” pesa molto: più di un terzo dei rispondenti impiega oltre un’ora per andare al lavoro e tornare a casa, e solo il 40% resta sotto i 45 minuti. Per questo, negli spostamenti quotidiani, contano prima di tutto comodità e flessibilità, e solo dopo il risparmio economico.

L’auto resta centrale, ma un quarto usa già più mezzi

L’auto, personale o aziendale, rimane il mezzo principale per 6 persone su 10, indipendentemente dall’età. Un quarto del campione ricorre però già a un sistema multimodale, combinando ad esempio auto e treno o auto e mezzi pubblici.

Ad ostacolare la transizione verso una “nuova mobilità” non è l’abitudine, indicata solo dall’11%. Il 27% segnala la mancanza di infrastrutture dedicate, come piste ciclabili, parcheggi per bici e monopattini e colonnine di ricarica. Per il 20% pesano la distanza casa-lavoro o un territorio poco adatto agli spostamenti a piedi, in bici o con veicoli elettrici.

Come ci si sposterà tra cinque anni

Guardando al futuro, circa la metà del campione non prevede cambiamenti nelle proprie abitudini. Un intervistato su quattro dichiara invece di voler cambiare modo di spostarsi. Chi ha tra i 30 e i 54 anni guarda soprattutto al veicolo elettrico, mentre i giovani fino a 30 anni valutano più spesso i mezzi pubblici, gli spostamenti a piedi o la bicicletta.

Alessandro Floria, Direttore Marketing & Comunicazione di Arval Italia, ha sottolineato che la mobilità non è più solo una voce di costo, ma una leva per attrarre e trattenere i talenti. Le scelte di spostamento dipendono inoltre dal territorio, e serve quindi un dialogo sempre più stretto tra privato e istituzioni pubbliche.

La tavola rotonda

I dati sono stati il punto di partenza per un confronto moderato dalla giornalista Lea Orifici. Tra i relatori c’erano Carlo Alberto Carnevale Maffè, Professor of Strategy alla SDA Bocconi, e Ivano Gallino, Co-Founder di Travel for business e Presidente di AITMM (Associazione Italiana Travel e Mobility Manager). Sono intervenuti anche Nicolò Pirelli, Head of New Mobility di Pirelli, e Vincenzo Quintani, Direttore Efficienza Energetica e New Mobility del Gruppo Dolomiti Energia, insieme a Dario Casiraghi, Direttore Generale di Arval Italia.

Casiraghi ha ribadito l’impegno dell’azienda a offrire consulenza strategica e soluzioni flessibili e integrate, per rendere la mobilità sostenibile accessibile a tutti, a prescindere dall’età e dalle abitudini attuali.

Nota metodologica: la survey è stata condotta con un questionario online diffuso ai collaboratori del Gruppo BNP Paribas in Italia a luglio 2026. Hanno risposto 819 persone, dell’area commerciale (31%), operations (20%), IT (8%), legal-compliance-risk (8%), marketing (7%) e altre funzioni (26%), in sedi di grandi città e centri minori. Grazie allo smart working, la presenza in sede è mediamente di due o tre giorni a settimana.

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