Car sharing: le abitudini sostenibili delle nuove generazioni che non desiderano più l’auto privata

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Milano è la città all’avanguardia in fatto di sharing mobility. Qui il 30% degli abitanti non ha il mezzo proprio preferendo il car sharing. Ma qual è il trend nazionale?

I baby boomers e i millennials loro figli sembrano provenire da due mondi completamente diversi. Non stiamo ovviamente parlando di confronto tra epoche o scontri generazionali. In questo articolo vogliamo soffermarci ad analizzare come le abitudini siano cambiate, in particolare come il rapporto con l’automobile si sia evoluto verso orizzonti incomprensibili per il passato e necessari per il futuro. In altre parole possiamo dire che oggi il mezzo proprio non è più uno status symbol ma una scelta di praticità. Ecco perché sempre più millennials guardano al car sharing come una soluzione comoda, conveniente e sostenibile. 

Cos’è un servizio di car sharing, bike, o scooter sharing

Il car sharing consiste in un servizio di noleggio auto a breve termine che consente di prenotare una vettura attraverso app e di sospendere il noleggio sempre attraverso smartphone. Quindi una sola auto, messa a disposizione da un’azienda privata o pubblica, è condivisa da tantissime persone, le quali non devono però preoccuparsi di bolli, revisioni e assicurazioni. Si tratta di un modo alternativo di spostarsi in città, a sostegno di un futuro meno inquinato in città a livello atmosferico e sonoro. In Italia questa nuova tendenza è iniziata nel 2001 a Milano per volere di Legambiente e si è poi sviluppata a grande velocità in moltissime altre città come Roma, Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Savona, Padova, Palermo, Parma, Torino, Napoli e Rimini. 

L’accesso alle auto disponibili nei centri urbani avviene, come già accennato, attraverso app o con una tessera specifica. Una volta raggiunta l’auto, per aprirla basta avvicinare la card o lo smartphone al chip collocato sul parabrezza. Parcheggiato invece il veicolo, si segnala sull’app il termine della corsa. Un servizio comodo e che soprattutto si presta bene a scelte all’ultimo minuto, dal momento che la maggior parte del car sharing non necessita una prenotazione antecedente. 

La sharing mobility in Italia cresce sempre di più

La sharing Mobility non è stata frenata dalla pandemia, anzi i numeri sono sempre più in crescita in Italia. Infatti l’Osservatorio Nazionale sulla Sharing mobility afferma che nel nostro paese sono 5.600.000 le iscrizioni ai servizi di mobilità condivisa e ben 158 i servizi di sharing attivi. oggi sono 49 le città che mettono a disposizione dei cittadini soluzioni di mobilità in sharing: ben il triplo rispetto al 2015. In altri termini possiamo affermare che circa 15 milioni di italiani possono contare su uno dei 90.000 veicoli in condivisione. Chi sono i principali utenti di questo nuovo mondo della mobilità condivisa? I giovani ovviamente che vedono sempre meno nel mezzo di proprietà la risposta alle proprie esigenze quotidiane. Città sempre più connesse, grazie alle compagnie di car sharing o bike sharing sono oggi sempre più facilmente collegate e soprattutto sostenibili. Tuttavia attualmente sono solamente quattro le città italiane in cui sono presenti tutti i servizi di sharing: car, bike, scooter e monopattini.

Milano è certamente la città in cui la mobilità condivisa è già a tutti gli effetti un’abitudine consolidata, infatti è la prima secondo tutti gli indicatori: chilometri percorsi, numero di veicoli disponibili e numero di noleggi. Segue Roma, seguita da Torino e in ordine Bologna, Firenze, Bari e Genova. Tra le città italiane più virtuose in questo senso non mancano Pescara, Rimini, Verona e Brescia. Il Report dell’Osservatorio Nazionale rivela anche un dato importante confrontando i numeri italiani con lo scenario internazionale. Infatti il trend positivo registrato in sei città italiane svetta rispetto alla media di altre 16 città europee. 

Detto questo bisogna però confrontarsi con la complessa situazione delle infrastrutture in Italia. Nonostante i numeri incoraggianti rispetto alla sharing mobility e quindi la propensione dei cittadini a ricorrere a scooter o biciclette in sharing, è necessario affrontare la scarsa diffusione dei mezzi in tutto lo stivale. Oltre il 50% dei capoluoghi italiani è sprovvisto di questo genere di servizio e questo costituisce una sfida da vincere. 

Italiani e sharing mobility

L’Osservatorio Nazionale per la Sharing Mobility ha riscontrato una riduzione del numero di auto di proprietà tra il 10 e il 40% tra chi sceglie di affidarsi al car sharing; inoltre circa il 50% degli utenti di bike sharing decide di passare stabilmente dal volante al manubrio. Milano, lo abbiamo già detto, è capofila delle nuove e future abitudini degli italiani in ambito di mobilità. Caso esemplare in virtù di un tessuto socio-demografico favorevole e di un’amministrazione illuminata che ha investito sul trasporto pubblico e sulla mobilità ciclo-pedonale,  la città meneghina è un caso studio importante per comprendere i comportamenti e le priorità delle nuove generazioni di Italiani.

Il 67,5% degli intervistati a Milano, quasi sette su dieci, possiedono un’automobile ma quasi il 30% dei milanesi non ne ha nessuna. La percentuale sale al 37,5% considerando chi abita da solo. Circa 60.000 milanesi dichiarano d’altro canto di ricorrere con frequenza ai servizi di mobilità condivisa che siano car sharing, bike sharing, scooter sharing o monopattini. La possibilità di rinunciare completamente al veicolo privato è molto alta tra i cittadini che abitualmente considerano la mobilità condivisa come opzione preferenziale. Infatti il 22,7% degli associati ai vari sistemi e il 19,4%di utenti che usano il car sharing ha già fatto questa scelta. Inoltre, rispettivamente il 36,4% e il 45,1% dei due gruppi sopra citati si dichiara disposto a rinunciare del tutto al mezzo privato a certe condizioni; ad esempio un ulteriore sviluppo dei servizi di sharing mobility a disposizione. 

Per tanti italiani la sharing mobility è anche una soluzione al problema del parcheggio, oltre che un modo per azzerare (o quasi) gli impatti ambientali. L’Osservatorio Nazionale per la Sharing Mobility non ha mancato di soffermarsi sulla riduzione complessiva dell’inquinamento ambientale dovuta al decongestionamento del traffico urbano. Innanzitutto la riduzione delle percorrenze con veicoli privati tra il 16% e 20% ha portato ad un conseguente calo delle emissioni di CO2. Dalle indagini sull’uso del carpooling extraurbano (tipo BlaBlacar) emerge che il carpooling di media-lunga distanza consente di ridurre le emissioni di circa il 12% per equipaggio

Stiamo parlando della bitumini private dei cittadini, questo è evidente, eppure le aziende giocano un ruolo decisivo nell’educare i propri dipendenti ai vantaggi personali, collettivi e ambientali della sharing mobility. Come? Mettendo in atto strategie di mobilità che incentivino il ricorso a soluzioni di mobilità giornaliere alternative al mezzo di proprietà, da raccogliere all’intento del PSCL.

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