Il business travel può raccontare molto più di quanto sembri. È un vero e proprio “sensore della globalizzazione” che ci aiuta a leggere i cambiamenti dell’economia, a intercettare le trasformazioni geopolitiche e anche ad anticipare alcune delle direzioni verso cui si muoverà il commercio internazionale. E mentre il mondo si riorganizza tra nuovi equilibri geopolitici, regole che cambiano, dati e intelligenza artificiale, anche il ruolo di chi governa i viaggi d’affari è chiamato a un radicale cambiamento di prospettiva.
È su questo tema che Carlo Alberto Carnevale Maffè, Advisor strategico, editorialista economico e professore di Strategy and Entrepreneurship, ha affrontato il tema della Geoeconomia del Business Travel sul palco della GBTA Italia Annual Conference, che si è svolta il 1° ottobre a Milano.
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A incidere sul settore sono tre macrofattori: l’andamento tariffario, il costo dell’energia – che rappresenta oggi uno dei principali elementi di volatilità del mercato – e, per terzo, i confini: burocratici, tecnologici, ma anche imposti da normative sempre più stringenti. Una trasformazione che non riguarda solo l’economia, ma anche le regole del gioco internazionale, gli accordi, le relazioni tra Paesi e la percezione stessa di sicurezza e stabilità.
Sommario
ToggleGeopolitica nel business travel: il commercio non si ferma, cambia direzione
Per Carnevale Maffè, leggere gli scenari attuali basandosi solo sui numeri del commercio mondiale rischia di essere fuorviante. Dai dati potrebbe emergere un forte rallentamento del mercato, ma, sottolinea il docente, “Non è vero che il commercio mondiale si sta fermando: sta cambiando significativamente”.
Il focus deve puntare non tanto su quanto si commercia, ma su come e dove cambiano i flussi. Alcune aree perdono peso, altre acquistano centralità. E a incidere sulle dinamiche internazionali non è tanto il variare dei prezzi, quanto l’incertezza, che rende difficile tratteggiare scenari previsionali.
Il business travel si trova esattamente dentro questa trasformazione, perché segue le persone che fanno muovere commercio, investimenti e relazioni economiche.
La demografia: meno persone, nuove dinamiche
C’è poi un altro fattore destinato a modificare gli scenari: la demografia. La popolazione mondiale in età lavorativa ha raggiunto il proprio picco nel 2026 e, nei prossimi anni, è destinata a diminuire in diverse aree del mondo, con conseguenze anche sulla mobilità internazionale e sui flussi di viaggio.
Il business travel come indicatore dell’economia
In questo scenario, il viaggio d’affari assume un significato ancora più ampio. È proprio questa una delle chiavi della geoeconomia del business travel: osservare dove si muovono le persone per capire dove si stanno spostando economia, commercio e investimenti.
“Voi – ha detto lo studioso – siete veramente l’indicatore umano di come sta andando l’economia. Il business travel è un segnale di fondamentale importanza perché è un anticipatore dei flussi.”
Quando le persone si muovono, infatti, incontrano clienti, fornitori, partner, colleghi di altri mercati. E se gli investimenti cambiano direzione, mutano anche le destinazioni verso cui viaggiano le persone. In altre parole: “Dove viaggiano le persone, viaggiano gli investimenti.” Un’affermazione che sposta i viaggi d’affari dalla dimensione puramente operativa a quella strategica.
Dai confini fisici a quelli digitali
Ma i confini che il travel manager deve imparare a leggere non sono più soltanto geografici. Oggi alle frontiere fisiche si aggiungono quelle digitali. “Prima c’erano i passaporti cartacei, li timbravi e passavi. Adesso, invece, il confine non è più soltanto fisico. Lo leggono, lo scrivono e lo interpretano algoritmi che generano dati”.
Quando il token diventa un “collega artificiale”
La trasformazione diventa ancora più evidente quando entrano in scena i token: non più soltanto strumenti di pagamento, ma elementi capaci di entrare direttamente nei processi e di ricevere un mandato operativo.
“Il token non si limita soltanto a pagare, esegue i processi. È un vostro collega artificiale. Dovete quindi imparare a gestirlo come se fosse un’estensione della vostra capacità organizzativa.”
Dalla ricerca all’azione: l’arrivo dell’agentic AI
Lo speech di Carnevale Maffè non poteva non toccare il tema chiave dell’intelligenza artificiale e del suo ruolo nella gestione dei viaggi d’affari.
L’agentic AI non si limita più a cercare informazioni, ma “decide, seleziona, filtra”, diventando dunque parte attiva nel processo di acquisto e gestione delle trasferte. E il travel, proprio per la complessità delle sue decisioni e dei suoi processi, può essere uno dei settori nei quali questa trasformazione si manifesta più rapidamente. Ma è proprio a questo punto che la tecnologia, anziché ridimensionare il ruolo del travel manager, ne evidenzia il valore.
Perché il ruolo del travel manager diventa decisivo
Più aumenta la capacità delle macchine di eseguire, più diventa importante ciò che soltanto le persone possono valutare. “Il compito più difficile, più interessante, è proprio quello umano: interpretare i comportamenti e le intenzioni dei viaggiatori”.
È questo, forse, il passaggio più importante della riflessione di Carnevale Maffè. Perché una macchina può cercare un volo, confrontare alternative, applicare una policy, gestire un pagamento o eseguire una procedura. Ma prima di tutto questo c’è una domanda alla quale occorre dare una risposta: perché quella persona sta viaggiando? Qual è lo scopo del viaggio? Che cosa deve ottenere da quell’incontro, da quella relazione, da quello spostamento?
“Voi siete – ha detto Carnevale Maffè ai travel manager presenti in sala – dei mediatori culturali tra le intenzioni umane e il mandato tecnologico”.
Progettare i processi, interpretare i dati
Il travel manager, dunque, non può più limitarsi a coordinare, controllare i costi e organizzare la logistica. Deve diventare un “architetto di dati e processi”, in grado di comprendere a fondo come il viaggio si inserisce nei processi aziendali e in che modo rendere i dati generati dal viaggio una risorsa.
È qui che la geoeconomia del business travel incontra la trasformazione tecnologica: il viaggio diventa contemporaneamente un indicatore dei cambiamenti dell’economia e un laboratorio nel quale sperimentare nuovi modelli organizzativi.
Per il travel manager significa quindi cambiare prospettiva. Non guardare soltanto alla singola trasferta, alla tariffa o alla procedura, ma al sistema di relazioni, dati e decisioni che ogni viaggio porta con sé.
Significa anche acquisire nuove competenze, imparare a dialogare con tecnologie sempre più autonome e, soprattutto, saper definire ciò che alla tecnologia deve essere delegato e ciò che deve rimanere sotto responsabilità umana.
In un mondo nel quale l’intelligenza artificiale potrà sempre più cercare, confrontare, decidere ed eseguire, il travel manager sarà chiamato a fare qualcosa di ancora più importante: dare senso alle decisioni che la tecnologia contribuisce a rendere possibili e comprendere appieno quale valore il business travel genera per la sua impresa.
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