Business travel, l’Italia cresce. Ora la sfida è governarne il valore. Suzanne Neufang alla Convention italiana di GBTA

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l mercato italiano dei viaggi d’affari vale 38,2 miliardi di euro nel 2026 e si conferma il quarto in Europa. Alla GBTA Conference di Milano i numeri raccontano crescita, capacità di generare economia reale e una complessità sempre maggiore. La vera questione diventa allora come trasformare questa dimensione in valore per aziende, territori e professionisti.

Un mercato da 44,4 miliardi di dollari, pari a circa 38,2 miliardi di euro, con una crescita della spesa prevista al 7% nel 2026.

Basterebbero questi numeri, presentati da Suzanne Neufang, CEO di GBTA, durante la GBTA Conference del 1° ottobre a Milano, per comprendere quanto il business travel italiano abbia ormai superato la dimensione di settore specialistico per assumere un peso economico molto più ampio.

L’Italia è oggi il quarto mercato europeo dei viaggi d’affari e rientra tra i primi dieci a livello mondiale. GBTA conferma questa posizione anche nella propria presentazione del mercato italiano. gbta.org

Ma il punto forse più interessante emerso dalla giornata riguarda proprio il modo in cui leggiamo questi numeri.

Perché una crescita della spesa racconta soltanto una parte della storia.

Dietro ci sono imprese che investono nella presenza sui mercati, persone che viaggiano per incontrare clienti e fornitori, progetti industriali che richiedono mobilità, filiere produttive che attraversano territori e confini. Ci sono aeroporti, ferrovie, hotel, ristorazione, trasporto locale, tecnologia, consulenza e servizi.

Il business travel diventa quindi una infrastruttura economica.

E quando lo osserviamo attraverso questa lente, cambia anche il significato della sua gestione.

1,71 trilioni di dollari: il business travel continua a crescere

Il quadro globale presentato da GBTA parte da una previsione molto significativa: nel 2026 la spesa mondiale per i viaggi d’affari dovrebbe raggiungere 1,71 trilioni di dollari, con una crescita del 7,2% rispetto all’anno precedente.

L’Asia Pacifico rappresenta il 40% della spesa mondiale con circa 692 miliardi di dollari, mentre Nord America ed Europa pesano entrambi per circa il 27%.

Per l’Europa la stima indicata nelle slide presentate a Milano è di 453 miliardi di dollari, con una crescita del 7%.

Il dato più interessante arriva però dal confronto con i volumi.

GBTA prevede circa 1,84 miliardi di viaggi di lavoro nel mondo nel 2026, contro 1,82 miliardi nel 2025: un aumento intorno all’1,3%, molto inferiore rispetto alla crescita della spesa.

Qui emerge un elemento che Travel Manager e aziende dovrebbero osservare con attenzione.

La crescita economica del business travel deriva solo in parte dall’aumento del numero delle trasferte. Una componente significativa arriva dall’aumento dei costi di trasporto e dei servizi di viaggio.

In altre parole, spendere di più equivale sempre meno automaticamente a viaggiare di più.

Questo sposta inevitabilmente l’attenzione dalla semplice gestione del budget alla qualità delle decisioni.

Quali trasferte generano realmente valore? Quali modalità di viaggio sono più efficienti? Dove conviene investire? Quale livello di servizio protegge meglio produttività, sicurezza e continuità operativa?

Sono domande che appartengono ormai alla governance aziendale molto più che alla semplice gestione delle prenotazioni.

L’Italia cresce del 7%. Poi il ritmo rallenta

Le previsioni presentate da GBTA per l’Italia indicano nel 2026 una crescita della spesa business travel del 7%, seguita da una crescita prevista del 3,6% nel 2027.

Una dinamica che suggerisce un mercato ancora espansivo, ma progressivamente più maturo.

Anche la composizione settoriale racconta qualcosa dell’economia italiana.

Tra i comparti con le prospettive più favorevoli per il business travel vengono indicati manifattura, utilities, servizi amministrativi e di supporto, real estate, trasporti e logistica.

Una geografia della domanda che riflette bene la struttura industriale del Paese.

A livello globale, del resto, manifattura e utilities rappresentano insieme una parte molto rilevante della spesa business travel e continueranno ad avere un peso significativo anche nei prossimi anni.

Sul fronte opposto, GBTA individua per l’Italia una crescita più debole in settori come istruzione, retail, arti e intrattenimento, attività sociali e sanitarie e industria estrattiva.

Accanto alla domanda restano poi alcune variabili destinate a incidere profondamente sulle decisioni delle aziende: instabilità geopolitica, aumento dei costi energetici e operativi, scioperi e criticità che coinvolgono trasporto aereo, ferroviario e mobilità locale.

Sono fattori che rendono la gestione delle trasferte molto meno prevedibile rispetto a qualche anno fa.

E spiegano perché il Travel Management stia assumendo una dimensione sempre più trasversale.

Milano: 5,63 miliardi di dollari di impatto economico

Le slide presentate durante la Conference permettono anche di scendere dal livello nazionale a quello urbano.

E Milano offre un caso particolarmente interessante.

Secondo il 2026 GBTA Global Cities Economic Impact Study, basato sui dati 2024, il business travel genera nella città un impatto economico complessivo di circa 5,63 miliardi di dollari.

Di questi, circa 3,8 miliardi derivano dal contributo diretto dell’industria e 1,8 miliardi dagli effetti indiretti e indotti.

L’attività legata ai viaggi d’affari sostiene inoltre 26.765 posti di lavoro e genera circa 1,5 miliardi di dollari di contribuzione fiscale e valore per il settore pubblico.

Un altro numero merita attenzione: per ogni dollaro speso nel business travel a Milano, 44 centesimi rimangono nell’economia locale.

È un indicatore particolarmente efficace perché consente di vedere quello che spesso sfugge quando osserviamo il viaggio esclusivamente attraverso il costo della trasferta.

Una notte d’hotel, una cena, un taxi, un treno, un servizio congressuale o una riunione producono una catena di valore che si distribuisce sul territorio.

Milano genera circa 6 miliardi di dollari di spesa business travel secondo la fotografia comparativa delle 25 città analizzate da GBTA.

In Europa Londra guida con 24 miliardi di dollari, seguita da Parigi con 22 miliardi; Amsterdam arriva a 8 miliardi, Francoforte e Madrid a 7, mentre Milano e Stoccolma si collocano intorno ai 6 miliardi.

A livello globale, lo studio GBTA ha analizzato 25 grandi città e calcolato 178 miliardi di dollari di spesa business travel, capaci di generare complessivamente 283 miliardi di dollari di attività economica, sostenere 1,4 milioni di posti di lavoro, produrre 93 miliardi di PIL locale e quasi 55 miliardi di gettito fiscale. In media, ogni dollaro speso dai business traveller genera circa 1,59 dollari di attività economica complessiva.

Sono numeri che aiutano a rimettere il business travel dentro una prospettiva più ampia.

Dal costo della trasferta al valore economico generato

Per molti anni il viaggio d’affari è stato letto prevalentemente attraverso indicatori di spesa.

Ticket medio, tariffa hotel, fee di agenzia, saving negoziale, rispetto della policy.

Indicatori fondamentali, naturalmente.

Oggi però rappresentano soltanto un livello della misurazione.

Se il business travel genera attività economica, sostiene occupazione, favorisce lo sviluppo commerciale e accompagna investimenti e progetti industriali, la domanda diventa più articolata: quanto valore produce una trasferta rispetto alle risorse che assorbe?

È qui che la discussione sul business travel incontra quella sulla produttività.

Una trasferta può servire a chiudere un contratto, sviluppare un mercato, mantenere una relazione con un cliente, trasferire competenze, gestire un progetto internazionale oppure creare collaborazione interna.

Il suo valore reale emerge quindi dal rapporto tra investimento e risultato.

Questa prospettiva modifica profondamente anche il ruolo del Travel Manager.

Gestire il viaggio significa progressivamente governare un sistema in cui convivono budget, rischio, tecnologia, procurement, sostenibilità, benessere del viaggiatore e obiettivi dell’organizzazione.

GBTA stessa rileva che i programmi di managed travel rimangono molto diffusi: a livello globale il 65% dei business traveller dichiara che la propria azienda richiede o incoraggia le prenotazioni attraverso una TMC o un online booking tool aziendale.

Questo significa che una parte rilevante della mobilità business mondiale continua a transitare attraverso sistemi strutturati di governance.

Crescono anche complessità e incertezza

La crescita, infatti, arriva dentro uno scenario tutt’altro che semplice.

Nel corso del 2026 GBTA ha più volte evidenziato l’impatto dell’instabilità geopolitica, dei costi energetici e delle pressioni sul trasporto internazionale.

Ad aprile oltre 500 professionisti del settore avevano segnalato un aumento della cautela e della complessità operativa, soprattutto in Europa.

A settembre il clima è migliorato: in un nuovo sondaggio su oltre 600 professionisti, il 63% si dichiarava ottimista sulle prospettive del settore verso il 2027, rispetto al 41% rilevato in aprile.

Tra i buyer europei, il 47% prevede inoltre un aumento dei viaggi all’interno dell’Europa nei prossimi dodici mesi. E tra le principali motivazioni emergono crescita del business, incontri con clienti e collaborazione interna.

Resilienza, quindi.

Ma una resilienza che costa di più e richiede maggiore capacità di decisione.

Italia e rapporti con la filiera e valore

Proprio la dimensione raggiunta dal mercato italiano porta però a una riflessione ulteriore.

Se siamo il quarto mercato europeo del business travel, con 38,2 miliardi di euro di spesa stimata nel 2026, quanto sono evoluti i modelli attraverso cui riconosciamo economicamente il valore della gestione di questo mercato?

È una domanda che riguarda più livelli della filiera.

Da una parte il rapporto tra aziende e Travel Management Company, dove in Italia continua ad avere un peso importante la negoziazione della fee di transazione, spesso sottoposta a una pressione economica molto elevata.

Dall’altra il riconoscimento del ruolo del Travel Manager all’interno delle organizzazioni.

Su quest’ultimo aspetto esiste almeno un benchmark europeo particolarmente interessante.

La Travel Manager Salary & Job Satisfaction Survey 2025 di BTN Europe, realizzata su 263 professionisti, indica una retribuzione media annua europea di 77.156 euro.

Nel Regno Unito la media arriva a 79.182 euro, in Germania a 77.536 euro.

In Italia si ferma a 40.770 euro. businesstravelnewseurope.com

Il confronto va letto con attenzione, perché BTN Europe stessa sottolinea come il livello salariale italiano risenta del più generale differenziale retributivo rispetto ad altri Paesi dell’Europa occidentale. Il campione, inoltre, fotografa una professione con ruoli, seniority e dimensioni dei programmi differenti.

Rimane però interessante osservare la distanza.

Il mercato italiano compete ormai per dimensione con le grandi economie europee. La complessità tecnologica, distributiva, geopolitica e organizzativa affrontata dal Travel Manager è sempre più internazionale. La valorizzazione economica della funzione segue invece dinamiche molto più locali.

Lo stesso interrogativo può essere applicato al modello delle fee.

Qui mancano benchmark pubblici sufficientemente omogenei per trasformare la percezione del mercato in una comparazione statistica affidabile tra Italia e altri Paesi. Vale però la pena interrogarsi sulla coerenza tra servizi richiesti e modello di remunerazione.

Una TMC oggi viene chiamata a gestire distribuzione, tecnologia, dati, assistenza, disruption, risk management, reporting, pagamenti, sostenibilità e traveller experience.

Se il perimetro cresce, anche il valore della relazione commerciale merita una lettura diversa dalla semplice unità di costo della prenotazione.

La maturità di un mercato si misura anche da questo

Forse il passaggio più interessante della fotografia presentata a Milano sta proprio qui.

Il business travel italiano ha già raggiunto una dimensione importante.

I 38,2 miliardi di euro di spesa, il quarto posto europeo, la crescita prevista del 7%, l’impatto economico prodotto da una città come Milano raccontano un mercato industrialmente rilevante.

La fase successiva riguarda la sua capacità di trasformare quella dimensione in qualità della governance.

Significa misurare meglio il ritorno degli investimenti in travel, costruire programmi capaci di selezionare le trasferte che generano maggiore valore, utilizzare dati e tecnologia con maggiore profondità, proteggere le persone, gestire il rischio e riconoscere le competenze necessarie per far funzionare tutto questo sistema.

Perché il business travel sta crescendo.

La domanda che rimane aperta riguarda quanto velocemente stiano crescendo i modelli con cui lo governiamo.

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