Dipendenti senza sede fissa: cosa può fare il mobility manager?

Dipendenti senza sede fissa

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Guida pratica per gestire dipendenti senza sede fissa nel PSCL: come calcolare i 100 dipendenti, smart worker e trasfertisti con consigli operativi

Gestire la mobilità di chi un ufficio fisso non ce l’ha davvero, o ce l’ha sparso per mezza Italia, è uno di quei puzzle che fa venire il mal di testa a qualsiasi Mobility Manager. Pensa ai tecnici che saltano da un cantiere all’altro, ai commerciali sempre in macchina tra un cliente e l’attesa di un treno, o a chi lavora stabilmente in smart working dal proprio soggiorno. Quando arriva il momento di mettere nero su bianco il Piano Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL), ci si trova davanti a un bel grattacapo: come si fa a pianificare gli spostamenti di dipendenti senza sede fissa che, per definizione, una routine casa-ufficio non ce l’hanno per niente?

Come calcolare la soglia dei 100 dipendenti per un PSCL?

Prima di tutto, facciamo chiarezza sui numeri, perché la legge parla chiaro ma richiede un’interpretazione rigorosa per evitare errori di conformità che potrebbero esporre l’azienda a contestazioni o sanzioni. L’obbligo di nominare un Mobility Manager aziendale scatta imperativo per tutte le unità locali che superano la soglia dei cento dipendenti, purché siano ubicate all’interno di comuni con popolazione superiore ai cinquantamila abitanti, di capoluoghi di regione o di provincia, oppure all’interno delle città metropolitane, in stretta conformità con le disposizioni introdotte dal Decreto Rilancio e dal successivo Decreto Interministeriale 179/2021.

Ma la vera domanda che ogni professionista HR e mobility manager si pone è: dove collochiamo i nostri giramondo? La regola d’oro stabilita dalla prassi amministrativa prevede che i lavoratori agili, i consulenti itineranti e i trasfertisti debbano comunque essere conteggiati e associati formalmente alla sede legale o amministrativa di riferimento, ovvero all’unità locale che gestisce concretamente i loro contratti e coordina la loro attività operativa quotidiana. E attenzione a non compiere valutazioni superficiali o a fare sconti nel computo totale del personale: nel calcolo della soglia dei cento addetti rientrano a pieno titolo non soltanto i dipendenti assunti con contratto di lavoro subordinato standard a tempo indeterminato o determinato, ma anche tutte le risorse esterne inserite stabilmente nell’ecosistema aziendale tramite appalti di servizi, i lavoratori in regime di distacco e il personale in comando che gravita attorno a quella specifica unità locale di riferimento. Insomma, i numeri contano tutti, non ammettono zone grigie e pretendono di essere mappati con una precisione millimetrica per costruire un Piano Spostamenti Casa-Lavoro solido, inattaccabile e perfettamente rispondente alla realtà organizzativa dell’impresa.

Smart worker e trasfertisti: profilazione e strategie pratiche per il piano di mobilità

Una volta definiti i confini della platea aziendale, il vero lavoro del mobility manager si sposta sulla strategia pratica, che cambia radicalmente a seconda della tipologia di lavoratore. Prendiamo chi vive di smart working integrale: per loro il tragitto casa-lavoro semplicemente si azzera. Nel PSCL questa non è un’assenza di dati, ma un punto di forza eccezionale, un risparmio netto di emissioni e di traffico urbano che l’azienda può rivendicare con orgoglio tra le sue misure di sostenibilità interna registrando il percorso come azzerato grazie al lavoro agile.

Discorso completamente diverso per i trasfertisti e i tecnici itineranti, come manutentori e venditori. Loro non fanno il classico tragitto pendolare verso la scrivania aziendale, ma si muovono continuamente da casa direttamente verso i clienti, i cantieri o gli impianti da manutenere. Dal punto di vista giuslavoristico, spesso quel viaggio è considerato a tutti gli effetti tempo di lavoro. Qui il piano di mobilità non può concentrarsi sugli orari di ingresso in ufficio, ma deve virare con decisione sulla flotta aziendale. Puntare su veicoli ibridi o elettrici, installare sistemi di telematica avanzata per ottimizzare i percorsi stradali ed evitare i chilometri a vuoto, e fornire strumenti di pagamento elettronico o schede carburante green diventano le uniche vere ancore di salvezza per ridurre l’impatto ambientale di chi macina chilometri per professione.

Infine, ci sono i dipendenti che gravitano attorno a sedi satellite, hub di co-working o uffici territoriali minori. Per loro il tragitto esiste, ma ha dinamiche completamente diverse dai grandi quartier generali, orientandosi verso spostamenti verso sedi non principali. In questo caso, la mossa vincente è tessere una rete di convenzioni locali: accordi mirati con le aziende di trasporto pubblico locale (TPL), incentivi per l’uso della micromobilità elettrica per l’ultimo miglio o la promozione di spazi di lavoro condivisi più vicini alle loro residenze. Dimostrare attenzione verso chi lavora lontano dalla sede centrale non significa soltanto rispettare un obbligo normativo, ma cucire una strategia di welfare su misura che fa sentire ogni dipendente, ovunque si trovi, parte integrante e valorizzata della stessa squadra.

Consigli operativi per il mobility manager: come trasformare la flessibilità in un vantaggio strategico

Per governare con successo la complessità dei lavoratori privi di postazione fissa, il Mobility Manager può adottare alcune soluzioni operative concrete e immediatamente applicabili. In primo luogo, è fondamentale digitalizzare la raccolta dei dati attraverso sondaggi periodici e agili, capaci di mappare i reali spostamenti dei commerciali e dei tecnici sul territorio senza appesantirli con burocrazia inutile. In secondo momento, occorre stringere partnership con operatori di mobilità condivisa e car sharing nazionale, offrendo ai trasfertisti voucher dedicati per i trasferimenti urbani quando si muovono senza l’auto aziendale. Sul fronte della flotta, l’installazione di dispositivi di telematica a bordo non serve solo a monitorare i consumi e ridurre le emissioni, ma permette anche di suggerire ai driver itineranti percorsi alternativi in tempo reale per evitare le aree urbane congestionate. Infine, è consigliabile istituire un canale di ascolto o un help desk dedicato ai dipendenti in smart working o itineranti, per raccogliere feedback sulle loro reali esigenze di mobilità e migliorare continuamente la qualità del Piano Spostamenti Casa-Lavoro.

Scopri anche:

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Photo credit: fauxels

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