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ToggleDalla gestione dei flussi alla guida delle persone: la mobilità sostenibile con la lente del coach il PSCL permette di vedere il PSCL come strumento di cambiamento culturale
Il Piano di Spostamento Casa Lavoro (PSCL) è prima di tutto una questione di capitale umano; calcoli statistiche e adempimenti burocratici arrivano in seconda battuta. Da Mobility Manager e in qualità di Formatore e Business Coach iscritto ai registri professionali, credo fermamente che per trasformare le abitudini di viaggio di un’organizzazione non bastino i software: serve una nuova consapevolezza strategica. Guardare la mobilità sostenibile con la lente del coach, per usare una metafora, significa smettere di gestire veicoli e iniziare a guidare il cambiamento delle persone, abbattendo le interferenze e costruendo ponti di fiducia. In questo percorso, esploreremo la mobilità sostenibile attraverso il pensiero di tre grandi maestri del mindset e della leadership, per scoprire come la norma tecnica possa diventare una straordinaria opportunità di crescita organizzativa:
- L’Inner Game della Mobilità (Timothy Gallwey). Dall’abitudine alla consapevolezza. Scopriremo come la performance della mobilità aziendale dipenda dalla rimozione delle interferenze mentali e culturali dei dipendenti, trasformando il tragitto quotidiano da “tempo perso” a spazio di potenziale.
- La Fiducia viaggia più veloce dei dati (Stephen M.R. Covey). Dall’algoritmo alla relazione. Analizzeremo perché la velocità di attuazione di un piano di mobilità dipende dal “conto corrente emozionale” tra azienda e collaboratore. La fiducia non è un concetto astratto, ma il vero motore che abilita la flessibilità e l’innovazione.
- L’Empatia come Motore del Cambiamento (Daniel Goleman). Dall’obbligo all’ascolto attivo. Vedremo come l’Intelligenza Emotiva sia la competenza chiave del Mobility Manager moderno. Solo attraverso l’ascolto reale dei bisogni e la gestione delle relazioni è possibile progettare una mobilità che sia davvero “sostenibile”, perché profondamente umana.
Ma entriamo subito nel vivo dei discorso e scopriamo come poter trasformare la mobilità come un asset della consapevolezza aziendale.
L’Inner Game della Mobilità – Vincere la sfida contro le abitudini
Provate a pensare all’ultima volta che avete cambiato il vostro percorso per venire in ufficio. Non per un incidente o un cantiere, ma per scelta. Difficile, vero? Nella mia esperienza di Mobility Manager e come Business Coach, ho capito una verità fondamentale: la mobilità aziendale non è un problema di chilometri, ma di centimetri. Quelli che separano un’idea dalla sua esecuzione nella mente delle persone.
La formula della performance
Per affrontare questo tema, dobbiamo prendere in prestito la lezione di Timothy Gallwey, il padre dell’Inner Game. La sua formula è disarmante nella sua semplicità:
La Performance () è uguale al Potenziale () meno le Interferenze ().
Se applichiamo questa visione al vostro Piano Spostamento Casa Lavoro (PSCL), il potenziale è enorme: tecnologie digitali, car pooling, incentivi alla micromobilità e quadri normativi chiari come il DM 179/201. Ma perché allora i risultati spesso tardano ad arrivare? La risposta sta nelle interferenze.
Identificare il “nemico” interno
Le interferenze non sono quasi mai tecniche. Esse sono la “tassa” che paghiamo alle nostre abitudini radicate. Ad esempio, rientra a pieno titolo in questo discorso la paura di perdere autonomia se non si usa l’auto privata. Ma in ballo c’è anche lo stress di un tragitto percepito come tempo perso, che Gallwey definirebbe un’interferenza che consuma il potenziale del lavoratore ancor prima che arrivi alla scrivania. E, infine ma non per ultimo, c’è anche il giudizio: sentirsi “obbligati” a cambiare rotta da una norma calata dall’alto.
Il ruolo del Mobility Manager: da Tecnico a Facilitatore
Un Mobility Manager certificato (secondo la norma UNI 11977) non deve solo saper leggere una tabella Excel o mappare i flussi. Deve saper gestire l’Inner Game dei propri collaboratori. Come? Attraverso l’osservazione non giudicante. Il segreto del coaching applicato alla mobilità è aiutare le persone a “vedere” il proprio tragitto per quello che è. Non chiedete loro di cambiare per decreto. Chiedete loro di osservare quanto stress accumulano in coda, quanto costa davvero quel viaggio in termini di energia mentale. Quando l’interferenza viene smascherata dalla consapevolezza, il potenziale di una mobilità sostenibile smette di essere un obiettivo aziendale e diventa un’esigenza personale del dipendente.
Il vero PSCL non si scrive sulla carta. Si scrive nella mente di chi viaggia.
Photo credit: Nothing Ahead








