Quanto tempo perdono gli italiani nel traffico?

Quanto tempo perdono gli italiani nel traffico

Condividi

Quanto tempo perdono gli italiani nel traffico? Due ricerche diverse, una stessa conclusione: nel nostro Paese la congestione continua a sottrarre tempo e qualità della vita

In Italia il traffico non è più soltanto un fastidio quotidiano: è diventato un fattore strutturale che incide sui tempi di lavoro, sull’organizzazione delle giornate e perfino sulla competitività dei territori. La congestione stradale si traduce in ore sottratte ad attività produttive e in un livello di stress che pesa su pendolari, manager e professionisti in trasferta. Ma quanto tempo perdono gli italiani nel traffico? Secondo una ricerca internazionale diffusa da Auto Trader nel marzo 2026 e basata su interviste raccolte nel dicembre 2025 in 15 mercati, chi si sposta in Italia in auto per i tragitti quotidiani trascorre mediamente 8 giorni, 16 ore e 48 minuti all’anno al volante nel commuting, un dato superiore di quasi 11 ore rispetto alla media globale, fissata a 8 giorni, 5 ore e 53 minuti

L’Italia si posiziona al settimo posto su 15 Paesi analizzati, superando nettamente la media globale. Davanti troviamo realtà con livelli di congestione ancora più estremi come Sudafrica, India e Irlanda, mentre subito dietro compare la Nuova Zelanda. Questo significa che il problema italiano non è episodico né marginale, ma strutturale e persistente. La ricerca suggerisce inoltre che la congestione non dipende solo dal numero di auto in circolazione, ma anche dall’efficienza complessiva del sistema urbano, in particolare nei punti in cui si concentrano attività economiche, servizi e traffico di attraversamento.

Un altro elemento rilevante è il peso psicologico del fenomeno. Nella stessa indagine, l’88% degli automobilisti italiani indica il traffico come principale fonte di stress nel tragitto quotidiano, mentre l’84% afferma che musica, podcast e audiolibri aiutano a rendere più sopportabile il viaggio. È un dettaglio che può sembrare laterale, ma in realtà racconta bene come l’abitacolo stia diventando, volenti o nolenti, una sorta di estensione forzata del tempo personale e professionale. Non si parla più soltanto di percorrenze lunghe, ma di una permanenza obbligata in auto che molti cercano di “riempire” con contenuti audio o comfort tecnologici per trasformare un tempo improduttivo in qualcosa di almeno parzialmente gestibile.

TomTom Traffic Index 2025

I risultati della ricerca di Auto Trader possono essere incrociati con l’analisi del TomTom Traffic Index 2025. Si tratta di uno studio differente, con una metodologia diversa e un perimetro più ampio: la quindicesima edizione dell’indice TomTom ha analizza l’andamento del traffico urbano ed extraurbano in oltre 500 città di 62 Paesi, sulla base di più di 3,65 trilioni di chilometri percorsi. Per la prima volta TomTom ha anche calcolato un indicatore aggregato globale di congestione, mostrando una tendenza netta: nelle città si viaggia più lentamente e, in generale, il tempo trascorso in coda continua ad aumentare, anche se con differenze marcate da un’area all’altra e con risultati fortemente influenzati dalle politiche locali di mobilità.

Nel confronto internazionale di TomTom emergono casi limite che aiutano a dimensionare meglio il problema. Le città più congestionate del mondo risultano Città del Messico, Bangalore, Dublino, Łódź e Pune. A Città del Messico il livello medio di congestione nel 2025 ha raggiunto il 76%, mentre nelle ore di punta è salito addirittura al 126%. Ancora più impressionante è il caso di Lima nelle fasce di punta, dove gli automobilisti hanno perso mediamente oltre 180 ore all’anno su un tragitto di 10 chilometri effettuato due volte al giorno. Numeri di questo tipo mostrano che la congestione non è solo una questione di lentezza: è una variabile che altera radicalmente l’affidabilità dei tempi di spostamento, e quindi la prevedibilità stessa delle giornate lavorative.

Se si restringe il focus all’Europa, l’Italia si colloca in una posizione intermedia, ma non per questo rassicurante. I testi da cui parti citano il Paese al 17° posto europeo per congestione, con un valore medio del 21,4% e una velocità di percorrenza di 56,2 km/h: è una fotografia coerente con l’idea di un’Italia meno estrema rispetto ai casi peggiori del continente, ma ancora lontana dalle realtà più efficienti. Anche quando non si è ai vertici assoluti delle classifiche, infatti, la congestione continua a pesare in modo consistente soprattutto nelle grandi aree urbane, dove l’auto privata resta centrale e l’accessibilità dei poli di lavoro è spesso complicata da una rete già satura nelle fasce chiave della giornata. 

A livello italiano, le due città simbolo del problema restano Roma e Milano. I dati TomTom 2025 mostrano che a Roma, per percorrere 10 chilometri, servono in media 30 minuti e 46 secondi, con un livello medio di congestione del 45,2% e una velocità nelle ore di punta di 16,7 km/h. Milano presenta un quadro analogo: 31 minuti e 35 secondi per 10 chilometri, un livello medio di congestione del 49,4% e una velocità di punta di 15,4 km/h. In termini concreti, questo significa che nei due principali poli economici e direzionali del Paese il traffico continua a erodere margini di puntualità, affidabilità e produttività, rendendo molto più difficile pianificare incontri, appuntamenti e spostamenti interni con tempi certi.

Le sfide quotidiane a traffico a Roma

Roma e Milano: due stili di mobilità

Tabelle ACI per il rimborso chilometrico

Photo credit: Aayush Srivastava

Sull'autore

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts

Accedi alla community

Inizia anche tu a condividere idee, competenze e informazioni con gli altri professionisti del travel e della mobilità

Ultimi articoli

Consulenza

Ebook

Prossimi corsi