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ToggleLa classifica 2026 dell’Henley Passport Index conferma una verità semplice: l’Italia resta tra i passaporti più potenti al mondo 2026, mentre USA e Regno Unito continuano a perdere terreno.
Quando diciamo “passaporto potente” non stiamo parlando di prestigio o estetica della copertina (anche se, ammettiamolo, quella bordeaux europea ha il suo perché). Nel 2026 la forza di un passaporto è una cosa molto concreta: quante porte ti apre senza dover chiedere un visto in anticipo. In altre parole, quanto è semplice per te prendere un volo, arrivare in un Paese e passare il controllo senza burocrazia extra, documenti aggiuntivi, domande infinite e tempi d’attesa che fanno saltare ogni programma. In un’epoca in cui lavoro, studio e opportunità si giocano spesso sul piano internazionale, la libertà di movimento è un vantaggio enorme. E infatti non è un caso se oggi il “potere del passaporto” viene letto sempre di più come un indicatore indiretto di stabilità politica, credibilità diplomatica e forza delle relazioni internazionali. Ecco allora qual è la nuova classifica dell’anno con i passaporti più potenti al mondo 2026.
L’indice che fa da riferimento globale si chiama Henley Passport Index. È realizzato da Henley & Partners e utilizza come base i dati ufficiali IATA (International Air Transport Association), ovvero lo stesso tipo di informazioni che compagnie aeree e autorità usano per definire requisiti di ingresso e regole di frontiera. La particolarità di questa classifica è che non si fonda su “opinioni” o percezioni, ma su un criterio estremamente pratico: per quante destinazioni un cittadino può entrare senza un visto pre-ottenuto. Proprio per questo è diventata una delle classifiche più riprese da media e operatori del settore travel, perché parla di mobilità reale, non teorica. Ed è anche un termometro molto interessante per noi che ci occupiamo di Mobility Management: dimostra in modo limpido quanto la libertà di spostarsi non sia distribuita equamente nel mondo.
Podio 2026: Asia sul podio
Nel 2026 le prime posizioni sono dominate dall’Asia, e ormai questa non è più una notizia “shock”, ma una conferma. Singapore resta sul trono grazie a un livello altissimo di accesso internazionale senza visto, mentre Giappone e Corea del Sud si piazzano subito dietro, praticamente incollati. Il segnale è chiaro: la capacità di muoversi nel mondo senza ostacoli burocratici non dipende solo dalla ricchezza di un Paese, ma dalla sua rete diplomatica e dalla stabilità percepita. E Singapore in particolare, da anni, lavora come una macchina perfetta su accordi, rapporti internazionali, facilità d’ingresso e apertura controllata. Il risultato? Il suo passaporto è uno strumento che “funziona” in modo impressionante, quasi come un biglietto premium per la mobilità globale.
Europa fortissima, ma con distanze minime
Subito sotto al vertice, l’Europa si presenta compatta. Non c’è un singolo Paese che domina, ma un gruppone molto vicino nei numeri e spesso a pari livello. È una cosa abbastanza tipica dell’indice Henley: dopo il primissimo gradino, trovi una fascia di passaporti ad altissima mobilità in cui cambiano le posizioni, ma le differenze sono davvero sottili. Anche perché per i Paesi europei contano moltissimo le relazioni consolidate, le partnership internazionali e la credibilità complessiva delle istituzioni. In pratica: qui si gioca sul filo. Basta un cambiamento geopolitico, un irrigidimento dei visti, una crisi diplomatica e ci si sposta di un paio di gradini. Ma resta un dato: avere un passaporto europeo nel 2026 significa, nella grande maggioranza dei casi, poter viaggiare con estrema facilità rispetto a tante altre aree del pianeta.
Italia 2026: tra i migliori al mondo, anche se non al top assoluto
E l’Italia? Qui arriva la parte che interessa davvero. Nel 2026 il passaporto italiano rimane tra i più forti al mondo e si colloca nella fascia altissima della classifica, insieme a diverse altre nazioni europee. Rispetto all’anno precedente si registra un piccolo arretramento di posizione, ma attenzione: non significa “crollo”, significa semplicemente che in un’area di ranking così ravvicinata basta pochissimo per cambiare posto. La sostanza non cambia: con un passaporto italiano si viaggia ancora con un livello di libertà altissimo, utile non solo per turismo ma soprattutto per lavoro, trasferte, progetti internazionali e business travel. E questo, per le aziende, è un vantaggio competitivo spesso sottovalutato: muoversi velocemente significa cogliere opportunità prima degli altri, chiudere accordi, sbloccare mercati e lavorare senza attriti burocratici.
Stati Uniti e Regno Unito: perdono ancora terreno
Qui la storia si fa interessante. USA e Regno Unito restano nella top 10, ma non sono più “intoccabili” come qualche anno fa. Anzi: l’indice evidenzia una tendenza chiara, cioè una perdita progressiva di accesso senza visto in alcune destinazioni. E questo è un segnale molto più profondo di quanto sembri. Perché non riguarda solo la vacanza: riflette una fase di riposizionamento geopolitico, di rapporti diplomatici che cambiano, di politiche di ingresso più rigide e di minore reciprocità con altri Paesi. Nel linguaggio della mobilità: più controlli, più barriere, meno libertà. E quando un Paese potente inizia ad avere più ostacoli, è perché il mondo attorno sta ricalibrando equilibri e fiducia. Per chi lavora nel travel e nella mobilità internazionale è un campanello importante: le regole di accesso non sono mai fisse, e nel 2026 più che mai si muovono insieme alla politica globale.
Emirati Arabi Uniti: la crescita più sorprendente
Tra le storie più notevoli c’è quella degli Emirati Arabi Uniti. Negli anni hanno compiuto un vero salto in avanti, e non è avvenuto per caso. È frutto di un lavoro costante, diplomatico e politico, mirato ad aumentare accordi e accessi senza visto. Tradotto: se investi nel rendere il tuo Paese centrale per business, turismo, scambi e logistica, allora lavori anche per rendere “forte” il tuo passaporto. Non è solo prestigio: è economia. Perché un passaporto più potente aumenta la mobilità dei tuoi cittadini e rafforza la tua presenza globale. È una lezione interessante anche per l’Europa e per noi: la libertà di movimento non è garantita per sempre, va costruita e mantenuta.
Passaporti deboli: la mobilità resta un privilegio
E poi c’è l’altra faccia: la classifica mostra un divario enorme tra chi può muoversi quasi ovunque e chi invece resta bloccato. In fondo al ranking troviamo Paesi con accesso ridottissimo, come Afghanistan, Siria e Iraq, con numeri che mettono i brividi se pensiamo a quanto “normale” per noi sia prenotare un volo e partire. Questo è il punto che spesso si dimentica: nel 2026 la mobilità internazionale non è un campo neutro. È un privilegio. E dipende da fattori su cui il singolo cittadino non ha controllo: luogo di nascita, stabilità del proprio Stato, relazioni diplomatiche, capacità economica del Paese, riconoscibilità internazionale dei documenti. È una disuguaglianza enorme, ma così reale che una classifica come Henley la rende visibile senza filtri.
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Visto per l’estero: quali paesi lo richiedono?
Come ottenere il visto per il Canada eTA
Come ottenere il visto per affari per gli Stati Uniti
Come ottenere il visto d’affari per l’Australia
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Photo credit: PassportIndex









