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Usi e costumi in Turchia

La coesistenza di più culture, spesso contrapposte, fa sì che la Turchia sia sbilanciata tra un senso marcato di modernità e l’esigenza di restare attaccati alle proprie radici storiche.

In questo ibridismo, la punta di diamante per modernità è rappresentata da Istanbul, cui si aggiungono altre città, quali Izmir (Smirne), con la coesistenza di più anime e più sfaccettature.

Subito dopo Atatürk e prima dell’avvento di Erdoğan, era vietato alle donne ricoprire incarichi pubblici indossando il velo. Oggi qualcosa è cambiato e si possono notare più donne velate per strada e negli uffici. Ciò non toglie che moltissime donne, più o meno giovani, vestano all’occidentale, soprattutto nelle zone più moderne della città, ma è pur vero che uno strisciante integralismo sembra essersi insinuato un po’ ovunque, specialmente nei quartieri più vecchi e fatiscenti oppure in quelli con una tradizione religiosa più marcata, come ad esempio i quartieri di Fatih, Fener e Balat.
Attualmente, questi ultimi, i più caratteristici e ricchi di storia di tutta Istanbul, hanno aperto le loro porte ad un turismo più qualificato che apprezza l’autenticità e non gli stereotipi, come quello standard che si snoda lungo le tappe turistiche d’obbligo dell’Istanbul bizantina e ottomana: Sultanhamet, Aya Sofya, l’Ippodromo, il Cisternone, il Bazar coperto, e così via. L’immagine turistica ricorrente è appunto quella che emerge, in genere, dalla lettura di guide turistiche, blog, etc.

La trasformazione urbanistica

L’eterogeneità architettonica e storica che si rinviene nei tre quartieri citati è tale da contrassegnare in maniera del tutto originale quella parte della città all’interno delle mura. Il tessuto urbano e il dedalico intreccio delle strade rendono caratteristica quella zona di Istanbul che, purtroppo, sta velocemente modernizzandosi seguendo la scia delle trasformazioni urbanistiche. Molti luoghi di ritrovo, bar e ristoranti si susseguono in un alternarsi di locali all’interno delle vecchie mura tra scorci pittoreschi e case in corso di restauro. Il fermento culturale che sta interessando i tre quartieri rappresenta la prosecuzione logica delle trasformazioni urbanistiche della megalopoli, quasi una cucitura o un assemblaggio di parti, prima materialmente più scollegate.

Nei tre quartieri citati, che si trovano all’interno delle mura della città vecchia ad ovest, più religioni si sono succedute unitamente a culture difformi, confondendosi nel tessuto urbano e dando vita ad espressioni con connotazioni architettoniche giustapposte in un labirinto di viuzze e di scorci unici.  Tra intrecci di stradine e case   il turista riesce a fatica a districarsi e ad orientarsi nell’individuare monumenti e moschee sepolti in quel dedalo. Accompagnato o meno da una guida, può girare sicuro e indisturbato senza tema di incappare in pericoli di sorta.

Il quartiere di Fatih in Istanbul

Il quartiere di , anche se ha conservato la fama di essere uno dei più “conservatori” di Istanbul, offre al turista o viaggiatore d’ affari, che per un giorno vuole vedere un aspetto autentico della città, di improvvisarsi girovago e di perdersi, trasognato, lungo le sue strade.

Avventurarsi lungo i suoi intrecci di vie, entrare nella monumentale moschea, è un modo per scoprire l’anima vera di Istanbul, non quella preconfezionata dal turismo di massa.

Per quanto concerne il modo di vestirsi, non ci sono restrizioni se non quelle dettate dal buonsenso per non urtare la suscettibilità di qualcuno.  Ognuno veste come gli pare, per cui è facile imbattersi in donne velate o con il foulard in testa accanto a ragazze vestite all’occidentale.

Proprio questo è l’aspetto più suggestivo di Istanbul: variegati costumi ed usanze si mescolano tra loro in modo causale in mezzo ad arditi scorci di grattacieli che, dalla famosa piazza Taksim, si snodano fino ai quartieri ultramoderni di Nişantaşı, ecc.

Questo miscuglio di stili e di architetture rappresenta la manifestazione evidente di vecchio e nuovo che si confrontano, anche a distanza, al di là dei ponti culturali e materiali che, al pari di agili ballerini, si stagliano sullo skyline del Bosforo, unendo due continenti.

Bisogna, ovviamente, seguire regole più severe all’interno delle moschee, non solo a Fatih.  Le altre norme basilari, credo note, sono quelle di togliersi le scarpe prima di entrare in moschea, poggiandole su degli appositi scaffali esterni posti in bella vista davanti all’ingresso; coprirsi (solo per le donne) la testa con un velo o un foulard turco (se ne vendono in giro dei bellissimi, anche in seta), e non restare in pantaloncini o a braccia scoperte (in questo caso si consiglia di indossare uno di quegli abiti lunghi,  che vengono prestati ai turisti prima dell’ingresso in moschea).

La moschea è un luogo dai musulmani ritenuto sacro, come le nostre chiese, in cui nessuno si sognerebbe di entrare con i pantaloncini corti o con scollature eccessive. Ci si copre il capo a volte da noi, anche se da tempo è invalso l’uso per le donne di andare a testa scoperta.  Ma penso che siano regole già note e su cui non mi soffermo più di tanto.

Per concludere, un viaggio a Istanbul è un’avventura fantastica sia se ci si vada per turismo che per affari. In quest’ultimo caso, saper unire l’utile al dilettevole renderà il viaggio di affari sicuramente più piacevole e rilassante.


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Sono architetto presso lo studio tecnico AERRETECNE e mi occupo prevalentemente di progettazione. Sono stata anche docente presso gli I.M.I. di Istanbul, nonché commissario esterno di Disegno e Storia dell'Arte inviata dal M.A.E. presso li licei statali italiani de Il Cairo; New York e Istanbul (dove sono ritornata dopo il mio rientro in Italia) ed ho scritto un romanzo sulla mia esperienza turca che spero veda presto la luce. Scrivo poesie, saggi e racconti sulla rivista letteraria on line www.Larecherche.it

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