Smart working sì o no? Il lavoro che cambia tra sostenibilità e modello ibrido

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Negli ultimi due anni il mondo del lavoro è indubbiamente cambiato. Uno degli effetti più rilevanti della pandemia è stata l’accelerazione verso forme di smart working sempre più consistenti. Il modello ha funzionato, portando con sé vantaggi evidenti, sia per le aziende che per i dipendenti: dall’aumento della produttività al contenimento dei costi legati al mantenimento dei luoghi di lavoro. Lo smart working non è stata una bolla passeggera. Con il progressivo ritorno alla normalità molte aziende e realtà imprenditoriali si stanno infatti orientando verso delle forme ibride che consentano ai propri dipendenti di dividere il lavoro tra casa e ufficio.  

Smart working: cosa dicono i dati 

Come rilevato da uno studio di Manageritalia, prima del virus, solo il 7% delle aziende sceglieva il lavoro da remoto. Dopo la prima e la seconda ondata si è saliti di 4 punti, attestandosi all’11%.

Diversi i numeri quando si parla di regime “misto”: le aziende che lo preferiscono sono il 55%, più della metà, in sensibile aumento rispetto al 2019, quando le compagnie che sceglievano lo smart working (per una percentuale oscillante tra il 10 e il 70 per cento della forza lavoro) erano il 21% del totale.

Secondo i dati dell’osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano sono stati oltre 6,6 milioni i lavoratori che da marzo del 2020 hanno operato da remoto, scesi a 5 milioni a settembre dello stesso anno, e dovrebbero stabilizzarsi, con il ritorno alla normalità, intorno ai 5,3 milioni. 

Smart working e sostenibilità: quali vantaggi?

Al di là dei numeri, occorre anche  chiedersi quali vantaggi in termini di sostenibilità ambientale possa portare il mantenimento di questo nuovo modello. Lo smart working, considerato in una prospettiva a 360 gradi, può essere visto come un utile alleato per la diminuzione delle emissioni ambientali, soprattutto nelle grandi città. 

Da un sondaggio condotto da Aidp (l’associazione italiana direzione del personale) è emerso che tra i maggiori vantaggi riscontrati dai dipendenti nello svolgere il proprio lavoro da casa, innanzitutto vi è il risparmio dei tempi e dei costi di spostamento (69%) e in secondo luogo una maggiore soddisfazione e un miglioramento del rapporto tra lavoro e vita privata (64%).

E’ stato infatti stimato che ogni lavoratore da remoto arriva a risparmiare ogni giorno una media di 60 minuti. In Italia sono circa 19 milioni le persone che si spostano ogni giorno per raggiungere la propria postazione lavorativa e la maggior parte di questi lo fa utilizzando mezzi privati. Con lo smart working, nel 2020, si è evitato di percorrere in media 46 milioni di km, con un risparmio sull’acquisto di carburante di circa 4 milioni di euro.

Un impatto importante e sicuramente positivo sulla riduzione delle emissioni nocive di Co2 nell’atmosfera. I benefici dello smart working non hanno avuto un impatto sulla sostenibilità ambientale solo dal punto di vista delle emissioni inquinanti, ma anche da quello economico e sociale. La diminuzione del numero di persone che ogni giorno si spostano per raggiungere il proprio ufficio ha inciso sul risparmio in termini di energia consumata dalle aziende, che hanno potuto ridurre i costi di gestione e mantenimento degli spazi fisici. 

Un altro effetto da non sottovalutare di questo cambiamento è la tendenza a non affollare le grandi città, ma a ripopolare quei territori che negli anni hanno sofferto fenomeni di abbandono. Si è cominciato a parlare di South Working. Secondo un calcolo dello Svimez (l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), alla fine del 2020 erano circa 40 mila le persone che sono tornate al Sud per lavorare da remoto o che si sono trasferite in piccoli borghi, paesi di campagna o città solitamente poco appetibili dal punto di vista lavorativo alla ricerca di una maggiore qualità di vita.

Il modello ibrido, l’esempio di Google

Nel frattempo il colosso americano Google ha deciso di sfruttare i lati positivi emersi con lo smart working per re-inventare il proprio modello di business integrando il lavoro virtuale con quello in presenza. Eliminati i vincoli dei luoghi fisici, il tempo e l’attenzione sono diventati più importanti, così come le connessioni umane. Le ultime innovazioni di Google vanno così nella direzione della flessibilità nei tempi e nelle modalità di lavoro dei dipendenti, rafforzando la partecipazione e l’equità della collaborazione indipendentemente dalla posizione. 

Google ha deciso di dividere così la propria forza lavoro: il 60% dei lavoratori alternerà l’attività in presenza allo smart working nel corso della settimana, il 20% potrà lavorare in presenza in altre sedi dell’azienda e il 20% potrà lavorare invece in totale smart working.

Non solo, Google sta investendo in molte sedi in giro per il mondo per ampliare le opportunità dei proprio dipendenti di scegliere dove lavorare e come spostarsi nel corso della carriera. Cambiano da ultimo anche gli spazi. Google applicherà quelli che ora sono progetti pilota al 10% dei suoi uffici a livello globale, testando nuovi uffici multiuso e spazi di lavoro privati e sta lavorando con i team per sviluppare una tecnologia video avanzata che crei una maggiore equità tra i dipendenti in ufficio e quelli che si partecipano virtualmente.

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