La diagnosi è unanime: la mobilità in Italia è insostenibile

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Quando vi trovate stressati in mezzo al traffico, pensate al perché: secondo Greenpeace, le città occupano il 2% del nostro Pianeta, ma vi abita la metà della popolazione mondiale. È indubbio che un carico di questo tipo, del tutto sproporzionato in termini di spazi e risorse, crei disagi logistici e psicologici a chi nelle aree urbane ci vive e ci lavora.
Sono poi ovviamente sotto gli occhi di tutti le conseguenze disastrose che questo provoca ai danni della salute e al riscaldamento globale, dal momento che la produzione di CO2 e polveri sottili impatta a livelli altissimi, specie in alcune aree metropolitane collocate in territori con scarso ricambio d’aria, come accade ad esempio nella Pianura Padana, o in altre dove i protocolli ambientali permangono ancora da sviluppare: è facile verificare come i siti internet che presentano mappe in tempo reale dell’inquinamento dell’aria dipingano un quadro impietoso della situazione (ad esempio il progetto WAQI, World Air Quality Index).

Caso di successo

La lotta all’inquinamento ambientale e alle incontrollate emissioni è una sfida da sostenere con la massima urgenza. Pur non venendo da una tradizione come quella olandese di passione per le due ruote, Copenaghen è riuscita negli anni a dimostrare di voler cambiare. Se nel 1996 chi usava l’automobile per recarsi al lavoro, già nel 2010 la percentuale era scesa ad appena il 13%. Il processo ha significato per gli amministratori portare le persone verso una banale scelta: mi sarà più facile rifiutare la guida se per me risulta più comoda la bicicletta o, nel caso di distanze più lunghe, utilizzare un mezzo pubblico, magari elettrico o a bassa emissione. Il risultato è immaginabile: meno ingorghi, meno incidenti, meno rumore e più qualità della vita in generale.

L’importanza delle infrastrutture

Un sistema di trasporti pubblici efficiente, oltre a un’ampia offerta di car e bike sharing con infrastrutture declinate allo scopo, come le colonnine per la ricarica dei motori elettrici dislocate intelligentemente sul territorio o un’adeguata offerta di poste ciclabili, possono contribuire a far scattare nel singolo l’adesione ad un progetto di vita più sostenibile e di maggior soddisfazione psicologica perché in linea con l’ecologia, valore positivo per eccellenza.
Fa riflettere il report che riguarda la qualità della vita presentato proprio in questi giorni da ItaliaOggi, dove emerge chiaramente che alcune città italiane sono ben lungi dall’aver anche solo intrapreso politiche ecologiche a sostegno dei cittadini che si muovono per lavoro, scuola, svago o che sia; basti considerare il dato emblematico che otto capoluoghi di provincia vedono zero chilometri di piste ciclabili per 100 km2 e comunque 44 ne hanno meno di dieci chilometri. Interessante anche notare che ci siano realtà territoriali dove l’uso massiccio dell’auto durante gli spostamenti è di difficile eradicazione: se la media italiana di densità veicolare, espressa come veicoli circolanti per km2 di superficie urbanizzata, è di 2,677 veicoli/km2 (di cui circa 2mila autovetture), nei capoluoghi metropolitani tale parametro è di gran lunga superato e arriva agli oltre 7mila di Napoli, il valore più alto del nostro Paese (elaborazione dati ISTAT 2018).

Mobilità privata e per business

Un nodo infine ancora da sciogliere, sia per la mobilità privata, sia per quella legata al business, rimane quello legato al trasporto aereo, valutato indispensabile nelle distanze superiori ai 1.500 chilometri, ma responsabile da solo del 12% di emissioni di anidride carbonica fra tutte le forme di trasporto, oltre ad altre emissioni quali ossidi di zolfo, particolato e idrocarburi non combusti. Air Transport Action Group, organizzazione indipendente con sede in Svizzera che raggruppa molteplici attori del sistema aeronautico, ricorda che un totale di 4,5 miliardi di passeggeri hanno varcato i cieli nel 2019, con un’ovvia e drastica riduzione nel successivo anno del Covid-19. Nonostante l’attuale rischio di perdita di 42 milioni di posti di lavoro nell’ambito della navigazione aerea, permane la forte volontà nei leader del settore a rispettare il target prefissato di dimezzare entro il 2050 le emissioni, ribadendo durante il recente Global Sustainable Aviation Forum che l’azione a lungo termine a favore del clima dovrebbe essere una priorità insieme alla ripresa economica nei prossimi anni.
GECO, la fiera sulla sostenibilità che avrà luogo dal 28 al 30 gennaio 2021 in modalità totalmente virtuale e quindi a impatto prossimo allo zero, ospiterà durante la manifestazione tavole rotonde a tema mobilità che cercheranno, grazie a un confronto costruttivo fra i diversi operatori del settore, di fare il punto della situazione, contribuendo a mettere le basi per una solida e fattiva collaborazione in un’ottica di networking proficuo e virtuoso.

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Quando vi trovate stressati in mezzo al traffico, pensate al perché: secondo Greenpeace, le città occupano il 2% del nostro Pianeta, ma vi abita la metà della popolazione mondiale. È indubbio che un carico di questo tipo, del tutto sproporzionato in termini di spazi e risorse, crei disagi logistici e psicologici a chi nelle aree urbane ci vive e ci lavora.
Sono poi ovviamente sotto gli occhi di tutti le conseguenze disastrose che questo provoca ai danni della salute e al riscaldamento globale, dal momento che la produzione di CO2 e polveri sottili impatta a livelli altissimi, specie in alcune aree metropolitane collocate in territori con scarso ricambio d’aria, come accade ad esempio nella Pianura Padana, o in altre dove i protocolli ambientali permangono ancora da sviluppare: è facile verificare come i siti internet che presentano mappe in tempo reale dell’inquinamento dell’aria dipingano un quadro impietoso della situazione (ad esempio il progetto WAQI, World Air Quality Index).

Caso di successo

La lotta all’inquinamento ambientale e alle incontrollate emissioni è una sfida da sostenere con la massima urgenza. Pur non venendo da una tradizione come quella olandese di passione per le due ruote, Copenaghen è riuscita negli anni a dimostrare di voler cambiare. Se nel 1996 chi usava l’automobile per recarsi al lavoro, già nel 2010 la percentuale era scesa ad appena il 13%. Il processo ha significato per gli amministratori portare le persone verso una banale scelta: mi sarà più facile rifiutare la guida se per me risulta più comoda la bicicletta o, nel caso di distanze più lunghe, utilizzare un mezzo pubblico, magari elettrico o a bassa emissione. Il risultato è immaginabile: meno ingorghi, meno incidenti, meno rumore e più qualità della vita in generale.

L’importanza delle infrastrutture

Un sistema di trasporti pubblici efficiente, oltre a un’ampia offerta di car e bike sharing con infrastrutture declinate allo scopo, come le colonnine per la ricarica dei motori elettrici dislocate intelligentemente sul territorio o un’adeguata offerta di poste ciclabili, possono contribuire a far scattare nel singolo l’adesione ad un progetto di vita più sostenibile e di maggior soddisfazione psicologica perché in linea con l’ecologia, valore positivo per eccellenza.
Fa riflettere il report che riguarda la qualità della vita presentato proprio in questi giorni da ItaliaOggi, dove emerge chiaramente che alcune città italiane sono ben lungi dall’aver anche solo intrapreso politiche ecologiche a sostegno dei cittadini che si muovono per lavoro, scuola, svago o che sia; basti considerare il dato emblematico che otto capoluoghi di provincia vedono zero chilometri di piste ciclabili per 100 km2 e comunque 44 ne hanno meno di dieci chilometri. Interessante anche notare che ci siano realtà territoriali dove l’uso massiccio dell’auto durante gli spostamenti è di difficile eradicazione: se la media italiana di densità veicolare, espressa come veicoli circolanti per km2 di superficie urbanizzata, è di 2,677 veicoli/km2 (di cui circa 2mila autovetture), nei capoluoghi metropolitani tale parametro è di gran lunga superato e arriva agli oltre 7mila di Napoli, il valore più alto del nostro Paese (elaborazione dati ISTAT 2018).

Mobilità privata e per business

Un nodo infine ancora da sciogliere, sia per la mobilità privata, sia per quella legata al business, rimane quello legato al trasporto aereo, valutato indispensabile nelle distanze superiori ai 1.500 chilometri, ma responsabile da solo del 12% di emissioni di anidride carbonica fra tutte le forme di trasporto, oltre ad altre emissioni quali ossidi di zolfo, particolato e idrocarburi non combusti. Air Transport Action Group, organizzazione indipendente con sede in Svizzera che raggruppa molteplici attori del sistema aeronautico, ricorda che un totale di 4,5 miliardi di passeggeri hanno varcato i cieli nel 2019, con un’ovvia e drastica riduzione nel successivo anno del Covid-19. Nonostante l’attuale rischio di perdita di 42 milioni di posti di lavoro nell’ambito della navigazione aerea, permane la forte volontà nei leader del settore a rispettare il target prefissato di dimezzare entro il 2050 le emissioni, ribadendo durante il recente Global Sustainable Aviation Forum che l’azione a lungo termine a favore del clima dovrebbe essere una priorità insieme alla ripresa economica nei prossimi anni.
GECO, la fiera sulla sostenibilità che avrà luogo dal 28 al 30 gennaio 2021 in modalità totalmente virtuale e quindi a impatto prossimo allo zero, ospiterà durante la manifestazione tavole rotonde a tema mobilità che cercheranno, grazie a un confronto costruttivo fra i diversi operatori del settore, di fare il punto della situazione, contribuendo a mettere le basi per una solida e fattiva collaborazione in un’ottica di networking proficuo e virtuoso.