Free floating o station based? Croci e delizie della micromobilità

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Free floating o station based? Quali sono I vantaggi e gli svantaggi dei due modelli di sharing mobility? Scopri perché all’orizzonte ci sono soluzioni ibride.

Ormai il concetto di bike sharing è stato piuttosto sdoganato. Infatti la sharing mobility è passata da fase di “start up” ad una consolidata realtà della mobilità anche in Italia, come dimostrano i recenti bonus e incentivi statali che puntano a creare una corrispondenza sempre più collimante tra l’offerta e la domanda. Ma qualunque forma di progresso o cambiamento necessità anche di un’educazione della comunità ad un uso corretto e responsabile delle novità. Nel caso della sharing mobility, a sancirlo non è tanto il fatto in sé che le persone ricorrono sempre più abitualmente a mezzi in condivisione, quanto piuttosto le conseguenze di un comportamento diffuso che comincino ad affacciarsi. Ad esempio l’alternativa tra free floating o sistemi station based nell’ambito del bike sharing è un argomento quanto mai d’attualità che richiede di intavolare un dibattito a cavallo tra la comodità e il decoro urbano.

Differenza tra free floating e station based

Nelle grandi città, ma sempre più spesso anche in diverse realtà provinciali, i cittadini sembrano guardare con sempre più interesse a scooter e monopattini in condivisione o meglio ancora a servizi di bike sharing. Ma, al di là della scelta del mezzo in sé, un elemento centrale a cui le amministrazioni pubbliche e le società che forniscono questo genere di servizi devono pensare è il sistema di erogazione da proporre alla cittadinanza. In parole più stringenti: è meglio free floating o station based?

Partiamo innanzitutto dal chiarire la differenza tra i due modelli. Un sistema free floating prevede che i mezzi, ad esempio bici o monopattini, possono essere prenotati sul momento solo se disponibili e rilasciati in un qualunque punto della città senza bisogno di raggiungere le apposite rastrelliere. Questa modalità si propone come sistema integrativo rispetto al trasporto pubblico e assicura una facilità di messa su strada per il fornitore, la completa libertà per gli utenti e nessun tempo di ricarica se è prevista un’attività di sostituzione delle batterie. Un sistema station based invece prevede stalli riservati che consentono una prenotazione preventiva e nei quali il mezzo deve essere riconsegnato per terminare il noleggio. In questo caso la ricarica delle batterie nelle grigie ottimizza i costi gestionali, protegge maggiormente i mezzi dal rischio di furto o vandalismo e facilita la ricerca dei veicoli. 

Attualmente i sistemi a stazione tendono ad essere concentrati nelle aree dove la richiesta di mobilità sia molto elevata, mentre i sistemi free floating sono preferiti nelle zone residenziali.

Quali sono i limiti dei sistemi free floating?

La differenza tra free floating e station based non è semplicemente tecnologica, di marketing o imprenditoriale. Bisogna comprendere quale delle due soluzioni sia migliore per la cittadinanza e in questo caso l’educazione collettiva svolge un ruolo fondamentale per il destino della sharing mobility locale. Una realtà che maneggi per la prima volta monopattini in sharing o biciclette si ritrova oggettivamente a far manovrare per la prima volta ai propri cittadini inesperti mezzi dalle mille potenzialità e dalle altrettante insidie. In questi casi a generare maggiore confusione e disordine urbano risulta essere il sistema free floating. Pensiamo in questo senso al parcheggio selvaggio dei monopattini in tante città, quante volte vediamo veicoli a due ruote lasciati in mezzo alla strada, davanti una discesa per disabili o nei parcheggi per le automobili? Attenzione: non stiamo parlando di maleducazione tout court, bensì dell’assenza di una mentalità, di una formazione della cittadinanza all’uso corretto della mobilità condivisa. Ma come affrontare la situazione?

Modelli station based per educare alla mobilità condivisa

Quindi dove ancora manca una cultura della smart mobility sarebbe il caso di introdurre soluzioni station based, individuando luoghi ideali in cui collocare le postazioni. I punti di raccolta dei veicoli potrebbero essere centri storici, università, stazioni o parchi cittadini. L’individuazione di stazioni virtuali, cioè aree localizzate sulla mappa virtuale dell’app, indicherebbe le sole aree in cui è consentito parcheggiare per terminare il noleggio e limiterebbe il disordine cittadino imputato al modello fluido. 

Sistemi ibridi tra station based e free floating

Questa soluzione potrebbe essere interessante sia per i grandi centri urbani che per le piccole cittadine ed è già in uso in città come Copenaghen e Rotterdam. Un modello ibrido unisce la flessibilità del free floating all’ottimizzazione di costi e sicurezza dello station based. Roberto Minerdo, in occasione di una tavola rotonda promossa da Travel for business, aveva raccontato di un progetto tutto italiano di gestione del bike sharing ibrida tra flee floating e station base: EMoby. Infatti, aveva raccontato Minerdo, il free floating è un sistema che commercialmente funziona moltissimo, ma che attualmente costituisce il principale nemico del decoro urbano. Ecco perché EMoby ha introdotto nel proprio modello di business la funzionalità station base con colonnine nelle quali parcheggiare le biciclette per terminare il noleggio. 

Riusciranno le soluzioni ibride a correggere finalmente l’entusiasmo indisciplinato degli utenti della sharing mobility?

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