Coronavirus: le azioni degli attori del business travel

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La crisi del Coronavirus palesa ad oggi un finale non chiaro. Da un lato, le aspettative convergerebbero verso una progressiva risoluzione dell’epidemia nell’emisfero Nord a partire da aprile; dall’altro, l’insorgenza di nuovi focolai potrebbe allungare i tempi di svolta dall’attuale scenario. Tuttavia, già ora l’epidemia si è trasformata in evento pandemico a livello economico per il nostro Paese, in primo luogo per il settore dei viaggi, dell’ospitalità e degli eventi. Assistiamo ad una drastica riduzione della capacità di volato da e per l’Italia, legata ad un crollo della domanda, che per il business travel ha toccato il -75% e per il turismo da diporto -80%.

Percorsi di azione per gli attori del business travel

È allora utile provare a segnalare percorsi di azione per gli attori del business travel in impresa, in primis i travel manager, per una navigazione più cosciente dell’attuale tempesta di mercato.

Massima attenzione al “duty of care”. Una nostra ricerca del 2019 misurava l’attenzione al “duty of care” nelle imprese italiane ancora a livelli inferiori rispetto alle pratiche europee e troppo legata ad eventi episodici allora temporanei (attentati in primis) rispetto ad una pianificazione strutturata nel tempo di attività. Questa nuova emergenza porta alla luce l’importanza dell’investimento di tutela del proprio viaggiatore d’affari per ovviare a conseguenze amministrative, ma anche giuridiche nel caso di un’insorgenza, che pur possa essere la quarantena forzata in patria o in Paese terzo. In concreto: dotazione al viaggiatore d’affari di tutti i DPI (dispositivi di protezione individuale) almeno fino a tutto aprile; scelta di percorsi di viaggio, ove disponibili s’intende, che privilegino itinerari diretti o a minimo numero di stop, pur se più onerosi; riduzione della durata della permanenza in aree prossime a focolai; costante contatto con una centrale operativa di assistenza H24/7-7.

Team di lavoro congiunti in impresa per la gestione dell’emergenza. A nostro avviso, dovrebbe nascere da domani una nuova figura, il CEMO (Chief EMergency Officer) che, in stretto riporto al CEO, dovrebbe coordinare un gruppo di lavoro dedito quotidianamente alla gestione dell’emergenza e, specificatamente, delle policy di viaggio. Assisteremo nelle prossime settimane a situazioni costanti di “montagne russe” di numeri, positivi o negativi, sul Covid 19, nonché all’apertura e chiusura di rotte, mercati e procedure sanitarie. Serve un coordinamento costante, con il travel manager in posizione centrale al gruppo di lavoro.

Resilienza. Nel breve, smart-working e videoconferenze avranno il sopravvento per la gestione della continuità di business. A partire dal secondo trimestre, con la Cina che già ora è in restart, il ritorno disciplinato e probabilmente progressivo al viaggio d’affari dovrà essere colto come un’occasione di rigenerazione di vantaggio competitivo. Saper cogliere rapidamente sintomi e opportunità di mercato, senza abbandonare la vicinanza al cliente, appare elemento ancor più differenziante in questi momenti. E tutte le ricerche testimoniano che i migliori affari vengono ancora siglati de visu, non attraverso meeting virtuali.

 

David Jarach, presidente di diciottofebbraio, società di consulenza di direzione nata nel 1999 e specializzata sui settori aviation, aerospace & defense e business travel.

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