Automotive 2026, tra riequilibri globali e nuova mobilità: il settore entra nella fase della trasformazione strutturale

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L’industria automobilistica si avvia verso il 2026 in un contesto che ha ormai abbandonato la logica dei cicli congiunturali brevi per assumere i tratti di una volatilità strutturale. È questa la cornice entro cui si colloca la nuova edizione di Automotive Country Trends 2026, presentata da Arval Mobility Observatory, che fotografa un settore alle prese con pressioni macroeconomiche persistenti, cambiamenti normativi non lineari e una competizione globale sempre più asimmetrica.

La crescita mondiale rimane moderata, le politiche monetarie restano improntate alla prudenza e l’inflazione, pur in rallentamento, si stabilizza su livelli superiori al periodo pre-pandemico. A questo si aggiunge un quadro geopolitico che continua a condizionare catene di fornitura, prezzi dell’energia e strategie industriali. Il risultato è un ambiente operativo in cui le imprese automobilistiche sono chiamate a pianificare investimenti e portafogli prodotto con un grado di incertezza inedito per intensità e durata.

Sul fronte italiano, il 2025 ha confermato un atteggiamento attendista da parte dei consumatori. Nonostante segnali di rafforzamento della fiducia sui conti pubblici e una graduale normalizzazione del credito, gli acquisti di beni durevoli, a partire dall’auto, hanno continuato a subire rinvii. Una dinamica che, secondo le proiezioni, potrebbe estendersi anche al 2026, comprimendo ulteriormente la domanda interna e rafforzando il peso delle flotte aziendali come stabilizzatore dei volumi.

Nel frattempo, l’asse produttivo globale dell’automotive si sposta sempre più verso l’Asia. Oltre il 55% della produzione mondiale è oggi concentrato nell’area, con la Cina che consolida il ruolo di primo costruttore ed esportatore, soprattutto nei segmenti elettrificati. Questa riorganizzazione geografica dell’offerta non è neutrale: aumenta la pressione competitiva sui costruttori europei, accelera la diversificazione tecnologica dei modelli disponibili e obbliga operatori e flotte a valutare non solo il prezzo, ma anche l’affidabilità delle supply chain, la solidità dei brand emergenti e la continuità dei servizi post-vendita.

Sul piano regolatorio, il recente orientamento dell’Unione Europea – che supera l’ipotesi di un divieto totale dei motori termici e ibridi nel 2035 introducendo una soglia minima del 90% – apre una fase di aggiustamento strategico. Le case automobilistiche dovranno ricalibrare roadmap industriali già avviate, mentre gli operatori della mobilità saranno chiamati a gestire un mix tecnologico più eterogeneo e meno lineare rispetto alle previsioni di pochi anni fa.

L’elettrificazione procede, ma a velocità inferiori alle aspettative iniziali. In Italia, nel 2025 le immatricolazioni full electric sono cresciute del 44%, raggiungendo quasi 95 mila unità e portando il parco circolante oltre quota 365 mila veicoli. Per il 2026 si prevede una quota di mercato compresa tra il 7 e l’8%, con l’obiettivo simbolico del 10% nel 2027, pur restando sotto la media europea. Un percorso graduale, che continua a scontare i limiti infrastrutturali e la cautela dei consumatori sul costo totale di possesso.

Parallelamente, il mercato dell’usato consolida il proprio ruolo anticiclico. Le alimentazioni tradizionali dominano ancora le transazioni, ma emergono segnali di apertura verso soluzioni ibride ed elettriche, seppur con quote ancora marginali. Un trend che riflette l’adattamento progressivo della domanda a un’offerta più articolata e tecnologicamente complessa.

All’interno di questo scenario, il capitolo dedicato alla mobilità aziendale rappresenta uno dei passaggi più strategici del report. Se il contributo di A.I.A.G.A. evidenzia le criticità operative delle flotte, è soprattutto la visione proposta da AITMM a delineare il perimetro della trasformazione in corso.

Secondo AITMM, la mobilità corporate sta attraversando una fase di convergenza strutturale tra trasferte, flotta aziendale, commuting e servizi di mobilità urbana. Non si tratta più di ambiti separati, ma di componenti di un unico ecosistema influenzato da digitalizzazione, sostenibilità, nuove abitudini di lavoro e obiettivi di efficienza. La diffusione del lavoro ibrido ha reso più fluidi i flussi di spostamento, mentre l’elettrificazione e l’adozione di veicoli connessi stanno trasformando la flotta in un asset strategico, non più soltanto operativo.

La spinta verso un approccio integrato è alimentata da tre fattori chiave. Il primo è organizzativo: i dipendenti alternano presenza in ufficio, trasferte e lavoro da remoto, generando agende di mobilità ibride che richiedono continuità di esperienza, semplicità di accesso ai servizi e coerenza delle policy aziendali. Il secondo è economico: l’aumento dei costi energetici e dei tempi di spostamento obbliga le imprese a ragionare in termini di “costo totale della mobilità”, superando la tradizionale frammentazione dei budget. Il terzo è tecnologico: le piattaforme digitali integrano dati prima isolati, consentendo una gestione unificata di prenotazioni, flotta, intermodalità e servizi urbani.

Le evidenze empiriche rafforzano questa traiettoria. Le ricerche citate da AITMM mostrano come una quota crescente di Travel Manager individui nelle piattaforme integrate e nell’ampliamento dei servizi di mobilità una leva strategica per i prossimi anni. Allo stesso tempo, cresce la centralità del benessere dei viaggiatori, che entra a pieno titolo nelle politiche HR e di welfare aziendale, mentre il fenomeno del bleisure introduce nuove esigenze di flessibilità, senza ridurre la necessità di controllo dei costi e dei rischi.

Infine, il tema dei dati e dell’intelligenza artificiale emerge come fattore abilitante. L’uso avanzato di analytics e soluzioni AI promette di ottimizzare il pricing delle trasferte, prevedere criticità operative, migliorare la gestione della flotta e misurare l’impatto ambientale, rafforzando la coerenza con gli obiettivi ESG.

In questo quadro, Automotive Country Trends 2026 si configura non come una semplice fotografia del mercato, ma come una bussola strategica. Come sottolinea Massimiliano Abriola, Head of Consulting & Arval Mobility Observatory Italia, la complessità non è più una parentesi, bensì la nuova normalità. Per imprese e operatori della mobilità, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa instabilità in capacità di adattamento, integrando tecnologia, governance e sostenibilità in modelli di mobilità sempre più resilienti.

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