Rapporto annuale sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane e osservazioni per business travel e mobility

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La CONSOB — Commissione Nazionale per le Società e la Borsa — ha pubblicato il suo Rapporto annuale sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane, un documento che fotografa lo stato dell’arte dell’integrazione dei fattori ESG (Environmental, Social and Governance) nel tessuto produttivo e finanziario del Paese.

Il Rapporto 2025 introduce importanti novità rispetto alle edizioni precedenti, a partire dalla denominazione stessa: il documento si adegua a quanto previsto dal d.lgs. 125/2024, che recepisce la Direttiva europea CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive 2022/2464/UE), la quale ha ridefinito profondamente le regole della rendicontazione non finanziaria in tutta Europa.
L’obiettivo del Rapporto è duplice: da un lato valutare come stia evolvendo l’integrazione dei fattori ESG nei processi decisionali aziendali; dall’altro offrire un’analisi comparativa tra le società che saranno soggette ai nuovi obblighi normativi (società in-scope) e quelle che ne saranno esonerate (società out-of-scope) sulla base delle soglie dimensionali introdotte dalla riforma Omnibus I.

Premessa

Il Rapporto CONSOB 2025 sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane non parla esplicitamente di business travel. Eppure, leggendolo attraverso la lente della mobilità aziendale, emerge un paesaggio ricco di connessioni strutturali: tra le emissioni di Scope 3 e i target climatici, tra il benessere dei dipendenti e le politiche di spostamento, tra la governance aziendale e la travel policy, tra la remunerazione variabile ESG dei CEO e le scelte operative di mobilità.

Il fatto che il 100% delle società analizzate consideri il cambiamento climatico un tema materiale, che il 78,3% abbia integrato fattori ESG nella remunerazione dei vertici, che oltre l’80% coinvolga gli stakeholder nell’analisi di impatto e che la governance del CdA sui temi di sostenibilità superi il 93% dei casi racconta di un sistema produttivo che ha interiorizzato la sostenibilità come dimensione strategica, non come adempimento burocratico. Per il settore del business travel e della mobilità aziendale, questo rappresenta un’opportunità storica di riposizionamento: da funzione di supporto e ottimizzazione dei costi a leva strategica della transizione sostenibile delle imprese. Le organizzazioni e gli operatori che sapranno cogliere questa transizione saranno i protagonisti del mercato corpora

Il Campione Analizzato

Nel corso del 2025, su un totale di 196 società italiane con azioni ordinarie quotate sul mercato EXM, ben 136 hanno pubblicato una rendicontazione di sostenibilità ai sensi del d.lgs. 125/2024. Questo dato, pari al 69,4% del totale, rappresenta il 97% della capitalizzazione di mercato complessiva del listino italiano; un segnale inequivocabile di come la sostenibilità sia diventata una priorità per le realtà economicamente più rilevanti del sistema.

L’analisi dettagliata si concentra su un campione di 60 società, estratto con metodo casuale stratificato: 30 in-scope e 30 out-of-scope, selezionate in base alle soglie della Direttiva 2026/470/UE (fatturato superiore a 450 milioni di euro e più di 1.000 dipendenti). Sul piano della composizione, il campione è prevalentemente costituito da PMI (40 casi su 60) e da società non finanziarie (50 su 60). La capitalizzazione media delle società in-scope si attesta attorno a 10 miliardi di euro, mentre quella delle out-of-scope scende a circa 480 milioni.

Il Contesto Normativo Europeo

Il quadro normativo di riferimento ha subito profondi cambiamenti negli ultimi anni. La CSRD del 2022 aveva rappresentato un punto di svolta, estendendo significativamente il perimetro delle imprese soggette agli obblighi di rendicontazione e introducendo standard comuni — gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) — sviluppati dall’EFRAG. Nel 2025 è stato avviato il percorso del cosiddetto Pacchetto Omnibus I, volto a razionalizzare e semplificare la disciplina unionale in un’ottica di maggiore proporzionalità degli oneri.

La Direttiva 2026/470/UE, entrata in vigore il 18 marzo 2026, ha ridotto il numero di imprese soggette agli obblighi di rendicontazione, limitandoli alle grandi imprese con ricavi netti da vendite superiori a 450 milioni di euro e oltre 1.000 dipendenti. Parallelamente, la revisione degli ESRS ha portato a una riduzione del 61% dei datapoint obbligatori rispetto alla versione originaria degli standard.

Maturità ESG delle Società Quotate Italiane

Struttura dei Processi di Rendicontazione

Le rendicontazioni di sostenibilità pubblicate nel 2025 mostrano un significativo aumento della complessità documentale: il numero medio di pagine per RS è pari a 144, con un range che va da un minimo di 57 a un massimo di 380 pagine. Le società in-scope presentano documenti più corposi (media di 169 pagine) rispetto alle out-of-scope (119 pagine), riflettendo la maggiore strutturazione dei loro processi ESG.

Solo il 50% del campione ha adottato procedure o linee guida interne per la predisposizione della rendicontazione. Ancora più limitata è la diffusione dei sistemi informatizzati di raccolta dati ESG: appena il 20% delle società utilizza strumenti digitali per monitorare e tracciare i flussi informativi necessari alla stesura del documento. Questo dato suggerisce che la digitalizzazione dei processi di sostenibilità rappresenta ancora una frontiera largamente inesplorata.

La Doppia Materialità: un principio ancora in evoluzione

Il principio di doppia materialità — cardine della CSRD — richiede alle imprese di valutare contemporaneamente gli impatti delle proprie attività sull’ambiente e sulla società (prospettiva inside-out, o materialità di impatto) e i rischi e le opportunità che le questioni di sostenibilità comportano per il business (prospettiva outside-in, o materialità finanziaria).

Dall’analisi del campione emerge una partecipazione diffusa del top management nella valutazione di impatto (63% dei casi), mentre la valutazione finanziaria registra un coinvolgimento più ridotto (38%). Il consiglio di amministrazione è stato coinvolto a valle del processo nel 93,3% dei casi, con una sostanziale parità tra i due sottocampioni. Rimane invece contenuto l’utilizzo della matrice di doppia materialità come strumento di rappresentazione: solo 8 società su 60 (13%) vi hanno fatto ricorso.

Lo stakeholder engagement nell’analisi di impatto ha riguardato l’80% delle imprese del campione. Tra gli stakeholder più coinvolti figurano i fornitori (47% delle società), i dipendenti dell’impresa (45%), la clientela (43%) e la comunità finanziaria (37%).

Impegno per la Transizione Climatica

Il 63,3% delle società ha dichiarato di aver adottato un piano ESG o di sostenibilità. La percentuale sale al 73,3% tra le società in-scope, a conferma di una maggiore strutturazione dei processi nelle imprese di maggiori dimensioni. Sul fronte specifico della transizione climatica, solo il 13,3% del campione dichiara di avere già un piano di transizione in essere, mentre il 25% aderisce a obiettivi certificati dalla Science Based Targets initiative (SBTi) o alla Net Zero Banking Alliance.

Il cambiamento climatico (E1) emerge come tema materiale per la totalità delle 60 società analizzate sia sotto il profilo degli impatti sia sotto quello dei rischi finanziari (90% dei casi). L’economia circolare e l’uso delle risorse (E5) si conferma il secondo tema ambientale per rilevanza, segnalato dall’83,3% delle imprese.

Remunerazione dei CEO e Obiettivi ESG

Il 78,3% delle società del campione ha integrato fattori ESG nelle politiche retributive degli amministratori delegati. La percentuale raggiunge il 90% tra le società in-scope. La quota media della remunerazione variabile di breve periodo legata a fattori ESG si attesta al 20,4%, mentre per la componente di lungo periodo sale al 21,9%.

Tra i parametri più utilizzati nella remunerazione di breve periodo, spiccano i fattori sociali — in particolare quelli legati ai dipendenti (diversità e inclusione, smart working, formazione) — seguiti dai parametri ambientali, tra cui la riduzione delle emissioni di CO2. Per la componente di lungo periodo, i fattori ambientali e sociali si confermano i più ricorrenti, con un peso significativo attribuito all’inclusione in indici ESG o al raggiungimento di specifici rating di sostenibilità.

Business Travel e Mobilità Aziendale nell’Ecosistema ESG

La Mobilità d’Impresa come Variabile ESG

La lettura del Rapporto CONSOB attraverso la lente del business travel e della mobilità aziendale rivela connessioni strutturali profonde, spesso sottovalutate dalle stesse imprese nei loro documenti di rendicontazione. Gli spostamenti professionali — dal tragitto casa-ufficio dei dipendenti ai voli intercontinentali dei manager, dalle trasferte dei commerciali ai trasferimenti dei team di progetto — rappresentano una voce rilevante sia nelle emissioni di Scope 3 sia nel benessere organizzativo, due ambiti che il framework ESRS inserisce esplicitamente tra i temi materiali da rendicontare.

Il Rapporto documenta come il tema E1 (Cambiamenti Climatici) sia considerato materiale dalla totalità delle 60 società analizzate, con 54 di esse che riportano rischi finanziari significativi legati al clima. Dentro questa materialità universale trovano posto le emissioni generate dalla mobilità aziendale, che nel conto delle emissioni di Scope 3 — quelle indirette prodotte lungo la catena del valore — rappresentano per molte imprese dei servizi e del terziario la voce più rilevante del proprio footprint carbonico.

Le Emissioni di Scope 3 e il Ruolo degli Spostamenti

Le imprese che comprendono appieno la doppia materialità applicata alla mobilità sanno che ogni trasferta aerea, ogni notte in hotel, ogni chilometro in auto aziendale produce emissioni che rientrano nel Scope 3, categoria 6 (Business Travel) e categoria 7 (Employee Commuting). Queste emissioni, sebbene indirette, sono parte integrante della reportistica ESRS E1 e del calcolo degli impatti negativi associati al cambiamento climatico.

Il Rapporto segnala che per il tema E1 sono stati complessivamente riportati 79 impatti positivi e 159 impatti negativi. La prevalenza degli impatti negativi riflette la realtà operativa di settori ad alta intensità di mobilità: manifattura pesante, logistica, consulenza professionale, servizi finanziari. Per queste categorie, dotarsi di una travel policy orientata alla decarbonizzazione non è più solo una scelta di brand positioning: è una risposta diretta alla rendicontazione degli impatti.

Le società che nel campione CONSOB hanno adottato obiettivi SBTi (il 25% del totale, con 14 società in-scope su 15) si sono impegnate a ridurre le emissioni anche nelle categorie Scope 3, il che impone necessariamente una riflessione sulla gestione della mobilità aziendale. Una travel policy allineata agli obiettivi di decarbonizzazione diventa strumento operativo di compliance ESG.

Il Tema S1 — Forza Lavoro: Benessere, Mobilità e Smart Working

Il tema sociale S1, relativo ai lavoratori dell’impresa, è stato identificato come materiale dalla totalità delle 60 società del campione: 240 impatti positivi e 192 impatti negativi. Tra i parametri ESG che influenzano la remunerazione degli amministratori delegati nel breve periodo, i fattori legati ai dipendenti — in particolare smart working, diversità e inclusione, formazione — sono i più citati, con 19 casi su 42.

La connessione con il business travel è diretta: le politiche di mobilità aziendale incidono profondamente sul benessere dei dipendenti, sulla conciliazione vita-lavoro, sull’equità di accesso alle opportunità professionali e — sempre più — sull’attrattività dell’impresa come datore di lavoro. Una gestione della mobilità che non consideri questi fattori espone le organizzazioni a rischi reputazionali e di retention che si rifletteranno sempre più visibilmente nei report di sostenibilità.

Lo smart working — esplicitamente menzionato tra i parametri sociali usati per la remunerazione variabile dei CEO — riduce strutturalmente la domanda di mobilità urbana quotidiana. Eppure, nelle rendicontazioni ESG attuali, le imprese faticano a quantificare questa riduzione in termini di emissioni evitate, rendendola una voce di impatto positivo largamente sottostimata.

La Catena del Valore e il Trasporto (S2 e E5)

Il tema S2 — lavoratori nella catena del valore — è stato considerato materiale da 48 delle 60 società analizzate, con 113 impatti negativi registrati (il più alto tra tutti i temi sociali in termini di impatti negativi). La catena del valore della mobilità aziendale — che comprende fornitori di trasporto, operatori aeroportuali, compagnie aeree, hotel, agenzie di viaggio, noleggiatori — è popolata da lavoratori le cui condizioni occupazionali rientrano direttamente nel perimetro di materialità S2. Le imprese che acquistano servizi di business travel sono quindi esposte a rischi di conformità lungo la supply chain.

L’economia circolare (E5), identificata come tema materiale dall’83,3% delle società, interseca la mobilità aziendale attraverso la gestione delle flotte aziendali. La transizione verso flotte elettriche o ibride, il prolungamento del ciclo di vita dei veicoli, il car sharing aziendale e la gestione responsabile della dismissione rappresentano applicazioni dirette dei principi di circolarità al settore della mobilità d’impresa.

Governance e Travel Policy: dalla Condotta Aziendale all’Operatività

Il tema G1 (Condotta Aziendale) è stato identificato come materiale da 58 delle 60 società analizzate, con 119 impatti positivi e rischi finanziari segnalati dal 75% del campione. La governance della sostenibilità include necessariamente le policy aziendali che regolano i comportamenti dei dipendenti, tra cui le travel policy.

Una travel policy sostenibile — che stabilisca gerarchie modali (treno vs aereo per distanze brevi, videoconferenza vs trasferta fisica), che incentivi la prenotazione anticipata per la riduzione dell’impatto carbonico, che preveda l’uso preferenziale di vettori con programmi di carbon offset certificati — è a tutti gli effetti uno strumento di governance ESG. La sua assenza o inadeguatezza costituisce un gap rendicontativo che le revisioni limitate (limited assurance) dei revisori potrebbero in futuro iniziare a segnalare.

Il fatto che il 92% delle rendicontazioni sia sottoposto a limited assurance da parte dello stesso revisore del bilancio (come evidenziato dal Rapporto) rafforza l’idea che la gestione della mobilità, in quanto area con impatti quantificabili e verificabili, sarà sempre più oggetto di verifica terza nell’ambito dei processi di assurance della sostenibilità.

Opportunità Strategiche per il Settore della Mobilità Aziendale

Il Business Travel come Driver di Valore ESG

Il Rapporto CONSOB registra che il 71,7% delle società identifica opportunità materiali connesse al cambiamento climatico (E1). Questo dato apre uno spazio strategico considerevole per il settore della mobilità aziendale: i fornitori di servizi di business travel e mobilità — dalle agenzie specializzate alle piattaforme di gestione delle trasferte, dai vettori agli operatori di car sharing — hanno la possibilità di posizionarsi come abilitatori della transizione sostenibile delle imprese clienti.

Un TMC (Travel Management Company) o un operatore di mobilità aziendale che integri strumenti di misurazione e rendicontazione delle emissioni generate dalle trasferte offre ai propri clienti un vantaggio operativo diretto nella predisposizione della rendicontazione ESRS E1. La capacità di fornire dati di emissione disaggregati per tipologia di mezzo, per rotta, per classe di viaggio, per periodo — compatibili con i principali standard di calcolo delle emissioni come il GHG Protocol — diventa un differenziatore competitivo di primo ordine.

Le Piccole e Medie Imprese: il Segmento più Esposto

Il Rapporto CONSOB evidenzia che il 57,4% delle 136 società che hanno pubblicato una RS nel 2025 sono PMI ai sensi del TUF. Pur con processi meno strutturati, anche le PMI out-of-scope mostrano livelli di disclosure sostanzialmente allineati alle grandi imprese. Questo suggerisce che la pressione alla rendicontazione ESG si estende lungo la catena del valore, coinvolgendo inevitabilmente le piccole imprese come fornitori o partner commerciali di grandi gruppi.

Per le PMI, che dispongono di risorse limitate per i team di sostenibilità, la gestione della mobilità aziendale rappresenta spesso uno dei pochi ambiti in cui è possibile generare dati ESG misurabili con relativa semplicità. Una piattaforma di business travel integrata, che automatizzi la raccolta dei dati di mobilità e la loro traduzione in metriche ESG, può colmare questo gap operativo con investimenti accessibili.

Il Ruolo della Digitalizzazione nella Convergenza

Il Rapporto CONSOB segnala che solo il 20% delle società utilizza sistemi informatizzati per la raccolta dei dati ESG. Questo dato, letto in combinazione con il crescente peso regolatorio della CSRD e degli ESRS, disegna un’ampia frontiera di digitalizzazione ancora da esplorare. Il mercato delle soluzioni tech per la sostenibilità — sustainability software, carbon accounting, ESG data management — è in forte espansione, e al suo interno le soluzioni dedicate alla mobilità aziendale occupano uno spazio sempre più significativo.

La convergenza tra piattaforme di gestione del business travel (GDS, OBT – Online Booking Tool) e strumenti di carbon management è già una realtà in accelerazione. Le imprese che adottano queste soluzioni integrate ottengono un duplice beneficio: ottimizzazione dei costi di viaggio e produzione automatica dei dati necessari alla rendicontazione ESG. Per i responsabili della mobilità aziendale (Travel Manager, Fleet Manager, HR Manager), questa convergenza amplia il perimetro del loro contributo strategico all’interno delle organizzazioni.

Remunerazione Variabile ESG e Incentivazione della Mobilità Sostenibile

Il dato sulla remunerazione variabile ESG dei CEO — con una quota media del 20,4% sulla componente di breve periodo e del 21,9% sulla componente di lungo periodo legata a fattori ESG — ha implicazioni dirette per la governance della mobilità aziendale. Se i parametri ESG che influenzano la remunerazione dei vertici includono la riduzione delle emissioni di CO2, allora la gestione della mobilità aziendale non è più una questione amministrativa delegata agli uffici acquisti: diventa una leva strategica con impatti diretti sulla remunerazione del management.

Per i Travel Manager, questa dinamica apre spazi di dialogo e influenza interna mai sperimentati prima. Presentare una travel policy sostenibile come strumento per il raggiungimento degli obiettivi ESG del CEO — e quindi per la sua remunerazione variabile — trasforma la conversazione su budget e procedure in una discussione di strategia aziendale ad alto livello.

Implicazioni Operative per Imprese e Operatori di Settore

Per le Imprese Committenti di Business Travel

Le imprese soggette agli obblighi di rendicontazione CSRD — le 136 società che già pubblicano la RS e le ulteriori che entreranno nel perimetro — hanno la necessità concreta di dotarsi di sistemi di rilevazione delle emissioni generate dalla mobilità aziendale. La rendicontazione degli impatti di E1 richiede dati verificabili e aggregabili, che solo una gestione strutturata delle trasferte può produrre.

La travel policy aziendale deve essere aggiornata per includere criteri di preferenza modale basati su emissioni, soglie di emissione per tipologia di viaggio, meccanismi di compensazione residuale, e sistemi di reporting integrati con la rendicontazione ESG. La collaborazione tra il team di sostenibilità e il team di procurement/travel management non è più opzionale.

Per gli Operatori di Mobilità Aziendale

Le agenzie di business travel, i provider di mobilità aziendale, le compagnie di noleggio e i vettori che servono il segmento corporate si trovano di fronte a una domanda crescente di servizi orientati alla sostenibilità. Fornire ai clienti i dati di emissione disaggregati per trasferta, in formati compatibili con gli standard ESRS, è già un requisito che i clienti più avanzati richiedono nelle gare d’appalto.

La certificazione delle emissioni, l’adozione di metodologie di calcolo riconosciute a livello internazionale (GHG Protocol, IATA Carbon Calculator), l’offerta di alternative a basso impatto carbonico (treno ad alta velocità, veicoli elettrici, soluzioni di mobilità condivisa) e la capacità di integrare i propri sistemi con le piattaforme ESG dei clienti rappresentano aree di investimento prioritarie per restare competitivi nel mercato del business travel post-CSRD.

Verso una Travel Policy ESG-Driven

La sintesi operativa di tutte queste dinamiche è la necessità, per le organizzazioni di qualsiasi dimensione, di ripensare la travel policy aziendale in chiave ESG. Una travel policy moderna non è solo un documento di governance delle procedure di viaggio: è uno strumento di politica ambientale, sociale e di condotta aziendale che incrocia trasversalmente i tre pilastri ESG.

Sul piano ambientale, definisce obiettivi di riduzione delle emissioni di Scope 3 generate dagli spostamenti, stabilisce gerarchie modali, fissa soglie di emissione per classe di viaggio e introduce meccanismi di carbon offset certificati. Sul piano sociale, tutela il benessere dei dipendenti in trasferta, garantisce equità di accesso alle opportunità di spostamento, promuove la conciliazione vita-lavoro attraverso politiche di smart working integrate. Sul piano della governance, formalizza i processi decisionali relativi alla mobilità, assegna responsabilità chiare e garantisce la tracciabilità dei dati necessari alla rendicontazione.

Le imprese che sapranno costruire questa travel policy integrata — allineata agli ESRS, misurabile, verificabile e comunicabile nel report di sostenibilità — non solo rispetteranno gli obblighi normativi: trasformeranno la gestione della mobilità in un asset reputazionale e competitivo di lungo periodo.

Fonte: CONSOB, Rapporto sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane 2025 (Roma, aprile 2026). ISSN 2784-8809.

Immagine: Nothing Ahead – https://www.pexels.com/it-it/foto/mano-alberi-trasparente-riflesso-20737554/

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