Le notizie pubblicate da La Stampa il 19 febbraio 2026 parlano di un possibile attacco imminente degli Stati Uniti contro l’Iran, in un contesto di forte escalation militare nel Golfo Persico. Indipendentemente dall’effettivo verificarsi di un’azione militare, il solo aumento della tensione tra Stati Uniti d’America e Iran è già sufficiente a produrre effetti concreti sul business travel internazionale. Il settore dei viaggi d’affari è infatti uno dei primi a reagire alle crisi geopolitiche, perché strettamente legato alla mobilità, alla sicurezza e alla continuità operativa delle imprese.
Le tensioni tra Stati Uniti d’America e Iran riaprono uno dei fronti più sensibili per l’economia globale: la stabilità del Golfo Persico e, con essa, la tenuta delle rotte commerciali e dei flussi di mobilità internazionale. Anche in assenza di un intervento militare immediato, l’ipotesi di un attacco statunitense e il rafforzamento del dispositivo navale nell’area hanno già prodotto un primo effetto tangibile: l’aumento del premio al rischio incorporato nelle decisioni delle imprese.
Il business travel rappresenta uno dei primi indicatori di questa tensione. Le trasferte d’affari riflettono infatti il grado di fiducia delle aziende nella stabilità dei mercati e nella prevedibilità delle catene del valore. Quando il contesto geopolitico si deteriora, la mobilità corporate diventa una variabile di aggiustamento: si rimodulano le agende, si rivedono le priorità, si ricalibrano le destinazioni.
Sommario
ToggleSpazio aereo, costi e nuove pressioni inflazionistiche
Il primo canale di trasmissione dell’incertezza riguarda il trasporto aereo. L’eventuale chiusura o limitazione dello spazio aereo iraniano e delle aree limitrofe impone deviazioni sulle rotte tra Europa e Asia, con allungamento dei tempi di volo e incremento dei consumi di carburante. In un settore già esposto alla volatilità energetica, la prospettiva di tensioni nel Golfo si traduce in pressioni sui prezzi del jet fuel, che tendono a riflettere le dinamiche del petrolio e i rischi legati allo Stretto di Hormuz.
Per le compagnie aeree questo scenario comporta una revisione delle strutture di costo e, in molti casi, un trasferimento parziale degli oneri sulle tariffe corporate. Per le imprese, il risultato è un aumento della spesa per viaggi d’affari in una fase in cui molte economie avanzate stanno ancora gestendo gli effetti di una crescita moderata e di politiche monetarie restrittive. Il business travel, già tornato su livelli prossimi al periodo pre-pandemico, rischia così di subire una nuova fase di razionalizzazione.
Travel policy più selettive e gestione del rischio
L’escalation tra Washington e Teheran agisce anche sul piano organizzativo. Le multinazionali con presenza in Medio Oriente, o con interessi energetici e infrastrutturali nell’area, stanno rafforzando i protocolli di duty of care e le procedure di approvazione delle trasferte. Le travel policy diventano più selettive, con una gerarchia più stringente delle missioni considerate strategiche.
Questa dinamica si inserisce in un contesto in cui la gestione del rischio geopolitico è tornata al centro delle strategie aziendali. Dopo le crisi degli ultimi anni, dalle tensioni nel Mar Rosso al conflitto in Europa orientale, molte imprese hanno integrato strumenti di monitoraggio in tempo reale e piani di evacuazione strutturati. L’eventuale ampliamento del confronto tra Stati Uniti e Iran rafforzerebbe questa tendenza, consolidando un approccio alla mobilità internazionale sempre più legato a metriche di rischio paese e a valutazioni assicurative.
Divergenze regionali e riallocazione dei flussi
L’impatto, tuttavia, non sarebbe uniforme. I mercati direttamente esposti al Golfo potrebbero registrare una contrazione temporanea dei flussi business, mentre hub percepiti come più stabili beneficerebbero di una riallocazione di meeting, conferenze e headquarters regionali. Si tratta di un meccanismo già osservato in altre fasi di instabilità: il capitale e le persone tendono a spostarsi verso giurisdizioni con maggiore prevedibilità normativa e sicurezza operativa.
Al tempo stesso, alcuni comparti potrebbero sperimentare un aumento della domanda. Le società attive nella sicurezza, nella consulenza strategica e nell’energy management vedrebbero crescere le missioni legate alla gestione della crisi e alla riorganizzazione delle supply chain. Il business travel, in questo senso, funziona come moltiplicatore delle trasformazioni strutturali in atto nei mercati globali.
Digitalizzazione e prospettive di medio termine
Un ulteriore elemento da considerare riguarda la sostituibilità delle trasferte. L’esperienza pandemica ha accelerato l’adozione di strumenti digitali che consentono di mantenere relazioni commerciali a distanza. In presenza di un aumento prolungato del rischio geopolitico, una quota delle missioni internazionali potrebbe essere nuovamente convertita in incontri virtuali, con effetti strutturali sulla domanda di voli a lungo raggio e sull’industria alberghiera di fascia business.
La traiettoria futura dipenderà dall’evoluzione dello scenario politico. Un rapido rientro della tensione limiterebbe l’impatto a una fase di volatilità dei costi e a un temporaneo rallentamento delle trasferte. Un’escalation prolungata, invece, rischierebbe di incidere in modo più profondo sulla mobilità corporate, rafforzando la tendenza a una gestione prudenziale dei viaggi e a una maggiore regionalizzazione delle attività.









