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ToggleDal fisco alle autostrade, dai documenti ai controlli biometrici: un punto di svolta per viaggiare in Italia nel 2026, ma anche oltre i confini nazionali
Manovra economica 2026: più reddito disponibile, più equilibrio tra lavoro e mobilità
Viaggiare in Italia nel 2026, soprattutto per lavoro, non sarà semplicemente una questione di valigie e biglietti: il contesto economico, normativo e tecnologico cambierà in modo piuttosto netto e avrà un impatto diretto anche su chi si muove spesso per meeting, trasferte e cantieri. La Manovra economica 2026, che vale oltre 22 miliardi di euro, non è solo un tema da pagine economiche ma entra a pieno titolo nella vita quotidiana dei business traveller. Il taglio dell’Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 50.000 euro significa più liquidità reale in busta paga per una fetta ampia di lavoratori che viaggiano spesso per lavoro, soprattutto quadri, consulenti e profili tecnici. A questo si aggiunge l’esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee, con una franchigia fino a 91.500 euro che sale fino a 200.000 euro nelle 14 città metropolitane: un dettaglio che può sembrare lontano dal tema viaggi, ma che in realtà incide sulla capacità di spesa complessiva delle famiglie e quindi anche sulle scelte di mobilità, alloggi temporanei e trasferte prolungate. Per chi affitta casa, la cedolare secca sugli affitti brevi sarà applicabile solo sulle prime due abitazioni, rispettivamente al 21% e 26%. Interessante anche l’estensione della flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali, applicata non solo ai nuovi accordi ma anche ai rinnovi 2024: per chi lavora in settori dove gli spostamenti sono frequenti, questo si traduce in una maggiore prevedibilità del reddito e, indirettamente, in una gestione più serena dei costi legati al viaggio.
Autostrade e disagi: dal tempo perso al diritto al rimborso
Un altro tema molto concreto per chi viaggia in auto per lavoro riguarda i rimborsi autostradali legati ai disagi. Dal 2026 il principio è chiaro: il tempo perso in coda non è solo un fastidio, ma un danno economico che va riconosciuto. In caso di blocchi del traffico, il sistema di rimborso diventa finalmente misurabile e, per certi versi, più equo. Se il blocco dura tra i 60 e i 119 minuti, il rimborso previsto è del 50% del pedaggio; se si sale tra i 120 e i 179 minuti si arriva al 75%; oltre le tre ore di fermo, il rimborso è totale. Per un business traveller che macina chilometri tra autostrade, cantieri, sedi aziendali e aeroporti, non è una novità da poco. Non si tratta solo di recuperare qualche euro, ma di un riconoscimento formale del valore del tempo, che nel lavoro conta quanto – se non più – del costo del carburante. In prospettiva, questo potrebbe anche spingere le aziende a monitorare meglio i percorsi, gli orari e le finestre di viaggio, integrando questi dati nelle policy di mobilità e nelle scelte di pianificazione delle trasferte.
Aeroporti più veloci e controlli biometrici: cosa cambia con l’EES
Sul fronte aeroporti e controlli alle frontiere, il 2026 segna un passaggio tecnologico importante con l’introduzione a pieno regime del nuovo sistema EES (Entry/Exit System). I viaggiatori extra-UE verranno registrati attraverso strumenti biometrici come impronte digitali, riconoscimento facciale e scansione dell’iride. L’obiettivo dichiarato è velocizzare i controlli, ridurre le code e migliorare la sicurezza complessiva. Per chi vola spesso da e verso l’Italia per motivi di lavoro, soprattutto su rotte intercontinentali, questo significa meno tempo perso ai controlli manuali e una maggiore fluidità nei flussi in aeroporto. È vero che la prima fase potrebbe richiedere qualche minuto in più per la registrazione iniziale, ma una volta entrati nel sistema i passaggi successivi saranno molto più rapidi. Dal punto di vista del business travel, è un cambiamento che va letto in chiave di efficienza: meno attese, meno stress e una gestione più prevedibile degli orari di arrivo e partenza.
Addio carta d’identità cartacea: attenzione ai documenti di viaggio
Sempre parlando di documenti e controlli aeroportuali, dal 3 agosto 2026 la carta d’identità cartacea non sarà più valida per viaggiare all’estero e si potrà prendere un aereo solamente con la carta d’identità elettronica, nemmeno all’interno dell’area Schengen. È una di quelle novità che rischiano di cogliere impreparati soprattutto i viaggiatori meno frequenti, ma che possono creare problemi seri anche a chi viaggia spesso se non aggiorna per tempo i propri documenti. Per il business traveller è un promemoria importante: controllare con anticipo la validità dei documenti non è più una buona pratica, è una necessità. Le aziende e i travel manager dovranno probabilmente inserire questo controllo nelle procedure standard, soprattutto per i dipendenti che si spostano all’ultimo minuto. Una carta d’identità non aggiornata può bloccare una trasferta, far saltare un meeting e generare costi imprevisti.
Spedizioni e piccoli costi nascosti: la nuova tassa sui pacchi extra-UE
Infine, c’è una novità che riguarda più da vicino il mondo dell’e-commerce e delle spedizioni, ma che tocca indirettamente anche chi viaggia per lavoro. A partire dal 2026, ogni pacco proveniente da Paesi extra-UE con valore inferiore a 150 euro e soggetto ad adempimenti doganali sarà gravato da una tassa di 2 euro. Per chi lavora spesso in trasferta e si fa spedire materiali, campioni, attrezzature o acquisti effettuati online durante un viaggio, è un costo in più da mettere in conto. Non è una cifra enorme, ma moltiplicata per volumi elevati può incidere sui budget aziendali. È l’ennesimo dettaglio che dimostra come il 2026 non cambi solo le regole del viaggio, ma anche il modo in cui le aziende devono pianificare logistica, trasferte e spese accessorie.
Photo credit: FOX ^.ᆽ.^= ∫









