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L’Etiopia, la bellezza tra Oriente e Occidente

Le bellezze artistiche e naturali in Etiopia sono molto apprezzate da chi si trova in questo territorio durante una viaggio di lavoro o di piacere. Uno scenario popolato da oltre 80 gruppi etnici in una terra antica. Infatti l’Etiopia offre paesaggi stupefacenti dalle imponenti montagne, a scenari deserti, alla foresta pluviale. La cultura artistica è rappresentata da un ricco patrimonio archeologico ad Axum. Il culto religioso cristiano nei monasteri, nei castelli medievali di Gondar e nelle chiese rupestri monolitiche a Lilibela. Addis Abeba è una città moderna, centro economico e meta turistica, ricca di musei e monumenti religiosi. Oggi è pronta a valorizzare la propria identità culturale e il grande patrimonio che conserva da millenni tra Oriente ed Occidente.

Axum, patrimonio archeologico di un grande impero

Nel nord dell’Etiopia nella regione del Tigray, la città di Axum mostra ciò che rimane del grande impero. Il territorio si estendeva dal Mar Rosso fino alla penisola arabica. Axum o Aksum è la più antica città dell’ Etiopia, riconosciuta Patrimonio dell’ Unesco nel 1980. Oggi è diventata un’ importante meta turistica dell’ Africa Orientale. L’impero axumita tra il 300 a.C. e il 100 d.C. sviluppò un proprio linguaggio di scrittura e le prime grandi opere architettoniche ed ingegneristiche. Oggi la città di Axum non conserva più il suo splendore anche se fino alla fine dell’Impero fu un’ importante meta di pellegrinaggio. Custode delle Tavole della Legge di Mosè nella Cattedrale di Nostra Signora Maria di Sion, la città santa, ospitò per secoli tutti gli imperatori etiopi. Axum costituì un forte legame religioso tra il Cristianesimo e l’Islam aprendo in realtà una strada commerciale con l’India e la Cina. I monumenti rimasti sono le steli famose per la loro altezza. Si narra in particolare di una alta 33 metri, distrutta durante la costruzione e lasciata giacere in terra. Maestosa quella del Re Ezana con i suoi 24 metri di altezza. Una delle celebri Steli di Axum è quella rubata nel 1937 dalle truppe italiane durante la campagna fascista, restituita e ricollocata nel 2008. I documenti parlano della magnificenza e della ricchezza economica della capitale dell’Impero. Si contavano più di mille steli scolpite e decorate da simboli religiosi e pagani. Una leggenda tramandata gelosamente dal popolo etiope è quella della celebre Arca dell’Alleanza. Si tratta della cassa di legno ricoperta d’oro che avrebbe custodito le Tavole dei Dieci Comandamenti, consegnate da Mosè al suo popolo. Nella citata Cattedrale di Sion, come narra la tradizione, in una stanza dove non è possibile accedere è conservata l’Arca. Il mistero di questa antica città nasconde ancora secoli di storia.

Il popolo Konso e il waka etiope

Nella regione della Valle dell’Omo il villaggio di Konso (Patrimonio mondiale dell’ Unesco nel 2011) è insieme alla sua tribù, un caratteristico centro culturale e religioso. I Konso sono un popolo primitivo ma abili agricoltori. Il clan utilizza ancora tecniche dell’età della pietra, in una zona difficile da coltivare e montuosa. Tuttavia la coltivazione a terrazze degli abitanti è l’unica adottata in tutta l’Etiopia. Consente la coltivazione di mais, caffè, sorgo e cotone. Possiedono pecore e capre, lasciate pascolare con la dovuta attenzione alle culture e tenute all’ interno di ovili. La tribù è suddivisa in nove clan con un capo al comando e un re che opera per il bene di tutta la comunità. Inoltre la popolazione è dedita alle attività di agricoltura, pastorizia e artigianato. Il popolo ha sviluppato nel tempo forme artistiche scultoree rappresentate dai waka, statue lignee a figura intera o di più piccole dimensioni. I waka venivano posti sopra le tombe di personaggi importanti, eroi militari o di caccia. Nel 2009 fu istituito un museo con oltre 200 sculture che furono derubate negli anni e non riposte nel luogo originario per volontà del popolo stesso. Secondo la tradizione, una volta che un waka viene rimosso non si può porre sulla tomba, perché come da rito della tribù “la morte avviene una sola volta”.

La fanciulla “Lucy” il primo reperto in Etiopia

Al Museo Nazionale Archeologico di Addis Abeba in Etiopia, si conserva la progenitrice del genere umano. Il ritrovamento del reperto, chiamata affettuosamente “Lucy” dalla canzone dei Beatles “Lucy in the Sky whit Diamonds”, che aveva accompagnato gli scienziati durante la spedizione. Questa importantissima scoperta fu per gli studiosi un reperto fondamentale per gli studi sull’evoluzione del genere umano. La scoperta del reperto fossile consentì all’ Etiopia di approfondire le ricerche del territorio e lo sviluppo della civiltà umana datata circa 3,2 milioni di anni fa. Lo scheletro ritrovato il 24 novembre del 1974 nei pressi di un villaggio nella Valle dell’ Auasc, dallo studioso americano Donald Johanson e dal suo gruppo di lavoro, fece subito scalpore. Nel 2007 i frammenti delle ossa di Lucy furono portate negli Stati Uniti. Si allestì una celebre mostra intitolata “L’eredità di Lucy: i tesori nascosti dell’ Etiopia”. L’enorme successo consentì un prolungamento per sei anni e riportata in Etiopia nel 2013. Il popolo etiope la riconobbe come “Dinqinesh” che significa “sei meravigliosa” in lingua amarica. Il reperto è orgoglio del territorio e attrazione culturale per il turista e per il curioso viaggiatore d’affari.

 


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