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Musica cubana: ritmi e danze nell’Isla Grande

Se c’è un popolo passionario il cui cuore batte con un ritmo forsennato e inarrestabile, è sicuramente quello di Cuba, che vede scorrere nelle sue vene una linfa vitale, sanguigna e sensuale, emanando un’energia in grado di irradiarsi in tutto il mondo senza alterare l’originalissima matrice della sua tradizione. Spiegare in poche parole a cosa si debba la forza insita nello spirito di questo popolo è molto difficile, perché si tratterebbe di condensare secoli di storia ed evoluzioni culturali non ancora del tutto concluse: ma per avere un’idea di cosa significhi portare quotidianamente avanti un fortissimo legame con le proprie radici, basta riflettere sul rapporto inscindibile tra lo stile di vita e la musica cubana, presente ovunque, nelle strade, nei locali, nelle scuole e in qualsiasi luogo di ritrovo: l’energia di musicisti e ballerini si sprigiona a Cuba con vigore, andando a infuocare con ritmi al cardiopalma le feste e i momenti in cui la gente si unisce per condividere con gioia la bellezza atavica di ciò che da sempre, assieme all’amore, muove l’universo intero.

Le tante sfumature sonore della musica cubana: un mix inconfondibile in tutto il mondo

La musica cubana, tutt’ora emblema di un rapporto viscerale tra la corporeità del musicista e lo strumento cui la sua abilità manuale dà vita, è il frutto di una commistione, articolata nei secoli, di influenze provenienti tanto dalle tradizioni europee, importate nell’isola dai conquistadores spagnoli, quanto dalla cultura africana, incarnata dagli schiavi neri comprati a Cuba nell’Ottocento. Si può riconoscere pienamente a Cuba il merito di aver determinato l’affermazione della musica latino-americana, segnandone una cifra stilistica unica nel suo genere. I nostalgici e gli animi vintage si saranno di sicuro lasciati affascinare dalle suggestioni provenienti dagli anni Cinquanta, il periodo di massimo splendore per la musica cubana, caratterizzato da un rigoglioso fiorire di orchestre e sale da ballo: la rivoluzione castrista che segnò la fine del decennio contribuì anch’essa all’accelerazione del processo di diffusione e radicamento, grazie al duplice fenomeno di lotta per musica cubanal’autonomia e l’indipendenza culturali e all’esodo di alcuni musicisti che portarono all’estero le sonorità della propria patria. Una sinergia di passioni e tradizioni differenti, dunque, di natura sia ancestrale che pittoresca, folkloristica, eventualmente poi tramutatasi in commerciale: basti pensare al grande successo del Buena Vista Social Club, circolo attivo a L’Avana a partire dal 1932, che, dopo la rivoluzione del 1959 e le nuove tendenze sociali, fu chiuso assieme a tutti quei luoghi legati a un passato degradato. Quasi quarant’anni dopo, un gruppo di artisti cubani si unirono nell’Afro-Cuban All Stars, sotto la guida di Nick Gold, iniziativa cui partecipò anche il chitarrista californiano Ry Cooder: il disco Buena Vista Social Club, uscito nel 1996, ebbe una grandissima risonanza in tutto il mondo, ma ancora più appassionante fu il documentario diretto nel 1999 da Wim Wenders, che raccontava le vicende di tutti i membri dell’orchestra.

Un crogiolo di tradizioni nel son cubano

Volendo identificare con un momento storico preciso l’origine della musica cubana che tutti noi oggi conosciamo, si deve parlare del son cubano, il ritmo, fortemente identitario, nato a Santiago de Cuba verso la metà del XIX secolo dalla mescolanza tra le tradizioni dei colonizzatori europei e i ritmi africani; il contesto in cui esplose furono le feste campestri dei contadini, che, prendendosi gioco dei loro padroni, rispondevano agli eventi mondani dei nobili con canti e balli irrisori. Dall’unione del danzon, il ballo aristocratico importato dagli europei, e delle movenze africane, nacque il son, e si diffuse nel territorio grazie ai trova, musicisti girovaghi che portavano in giro per l’isola, con le loro canzoni, storie di schiavitù e lotte per la libertà. Nel 1916 i fratelli Martìnez fondarono il primo gruppo musicale ufficiale di son, il Cuarteto Oriental, i cui membri erano Gerardo Martínez, Guillermo Castilla, Ricardo Martínez e Nery Cabrer, poi conosciuti con il nome di Sexteto Habanero. L’emergere del son cubano aumentò l’interazione tra la cultura spagnola e quella africana e permise ai musicisti neri di guadagnare esibendosi e di accedere a un ambiente musicale prima riservato solo agli europei. Tra il ’25 e il ’28 il son visse un fondamentale periodo di trasformazione, e da genere di nicchia divenne la musica più popolare dell’isola. Negli anni ’40 comparve finalmente sulla scena Arsenio Rodríguez, il musicista in assoluto di maggiore influenza per il son, che introdusse gli assoli strumentali e le improvvisazioni.

Le evoluzioni del genere sono state notevoli. I gruppo di son originari comprendevano solo quattro strumenti, tres, güiro, bongo e marimbula; successivamente la marimbula fu sostituita dal contrabbasso e si aggiunsero maracas, clave e trombe per formare i sextesos e i septetos degli anni ’20. Un’ulteriore aggiunta fu il pianoforte, e si arrivò così al cosiddetto son conjunto; con l’introduzione di timbales, congas, strumenti a fiato e violini, i conjuntos si tramutarono in vere e proprie orchestre. Alla fine degli anni ’30, l’introduzione del tamburo, che era stato un importante contributo alla popolarità del son, aprì la strada ai ritmi afro-cubani; con l’aumento della popolarità e del successo, i gruppi di son classico furono costretti a disgregarsi o a cambiare genere per far fronte alle nuove richieste del pubblico.

Alla fine degli anni ’40, le orchestre che si andavano formando in quegli anni avevano aggiunto strumenti musicali, favorendo arrangiamenti più elaborati, ritmiche sostenute e passaggi più veloci. Negli anni ’40 e ’50 Cuba visse un forte boom turistico, e la popolarità del jazz e della musica americana in genere favorì lo sviluppo di grosse band, che suonavano, tra gli altri, il piano, il basso, una vasta scelta di percussioni afro-cubane, e comprendevano anche un cantante. Col passare degli anni, insomma, lo scenario cosmopolita che si stava aprendo andò ad avvolgere anche la musica cubana, che abbandonò alcune sonorità tipicamente africane per avvicinarsi al gusto del pubblico occidentale.

Oggi il son tradizionale è stato assimilato ad altri generi, dando forma a una nuova generazione di musiche cubane comprendenti anche uno dei balli più famosi e diffusi, la salsa, che, come suggerisce il termine stesso, incorpora diversi stili e varianti. Ma vediamo più da vicino quali sono le danze che infiammano i cubani e fanno scatenare i ballerini di tutto il mondo.

Alcune danze cubane, da vivere nelle notti a L’Avana

Partiamo dal mambo, che nonostante la risonanza africana, affonda le sue origini nel danzón di ispirazione europea, prendendo il nome da una composizione di Orestes López del 1938. Con l’aggiunta della forza degli ottoni delle cosiddette “big band” degli anni Quaranta, dal danzón nacquero infatti band che diffusero il ballo in tutto il mondo.

Tra i ritmi di origini afrocubana, il cha cha cha è probabilmente quello di maggiore popolarità, propagato come ballo di coppia a partire dagli anni Cinquanta. Leggenda narra che a dare il nome a questo ballo sia stato un sonaglio, il cha-cha, ricavato dalla corteccia di alcune piante, che costituiva, nelle tipiche cerimonie animiste di Haiti, una sorta di metronomo usato dallo sciamano del gruppo per scandire il tempo della danza e del canto di contenuto mistico-religioso. Nel 1948 il musicista Enrique Jorrìn cominciò a suonare una parte del danzòn con un nuovo ritmo sincopato, il nunca, un motivo messicano di grande successo: il ritmo era quello di un mambo lento, e i ballerini cubani cominciarono a danzarlo con un triplo movimento dei fianchi; gradualmente questo ancheggiamento venne modificato in tre passi e nacque così il cha cha cha.

La rumba si sviluppò nelle provincie di L’Avana e Matanzas alla fine del XIX secolo come ballo afro-cubano particolarmente sensuale ed energico, e per questo spesso passibile di repressioni e condanne per oscenità; pur venendo ancora oggi molto diffusamente danzata, la rumba si è col tempo modificata per via delle influenze jazz e hip hop. Dei tre stili che la caratterizzano, lo yambù il più antico, e viene ballato soprattutto dagli anziani: il suo ritmo è molto pacato e sottile, con movenze lente e cerimoniose che evocano un corteggiamento tra uomo e donna. Il guaguancò è lo stile più diffuso e ballato: il suo ritmo è medio/veloce e mima un corteggiamento reciproco tra uomo e donna, che rispettivamente rappresentano il gallo e la gallina. La sua caratteristica fondamentale è la rappresentazione del vacunao, cioè l’azione della “penetrazione” da parte dell’uomo nei confronti della donna, che a sua volta cerca di difendersi coprendo le sue zone intime: viene effettuato con scatti repentini dell’uomo, che utilizza braccia, gambe, gomiti, testa e fazzoletti. La columbia, infine, è ballato solo da uomini, con ritmi molto veloci e aggressivi, che permettono a ogni ballerino di mostrare tutta la propria prestanza fisica. Ma non solo: la sfida avviene anche tra il ballerino e il percussionista solista, dove il primo, cerca di ripetere e interpretare i colpi del secondo, dando origine a un esplosivo scontro all’ultimo sangue.

Allora, pronti a immergervi nel ritmo durante il vostro prossimo viaggio per affari a Cuba?


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