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La Cambogia da scoprire tra arte e cultura in un viaggio di lavoro

La Cambogia situata nel cuore del sud – est asiatico della penisola Indocinese, è uno dei centri culturali più importanti della civiltà khmer.

Chi viaggia per affari in Cambogia ha la possibilità di scoprire un territorio affascinante, misterioso e aperto a nuove frontiere sia turistiche che imprenditoriali, tra arte e cultura. Una delle attrazioni più importanti, nonché la massima espressione storico – artistica della Cambogia e del sud – est asiatico, è il sito archeologico di Angkor, rappresentazione di una stratificata cultura guidata ed ispirata da fondamenti storici e religiosi.

Le tradizioni della cultura cambogiana sono il manifesto di una civiltà che fonda le sue radici nell’antico Impero Khmer e nel culto religioso buddista ed induista. Nel corso dei secoli l’influenza delle vicine popolazioni thai e lao e le intese attività commerciali cinesi e malesi, hanno ulteriormente interessato lo sviluppo della cultura cambogiana.

Patrimoni artistici e culturali in Cambogia

La Cambogia dopo anni difficili di dittature e guerre civili, si è affermata come Stato indipendente basato su un sistema democratico multipartitico e a seguito delle elezioni del 1993, si costituì la monarchia parlamentare sotto protezione dell’Onu. I primi approcci verso un orizzonte democratico si presentarono già nel 1991, quando la Cambogia accettò la Convenzione Unesco per i Beni dell’Umanità.

Sul panorama mondiale il contesto culturale cambogiano, presenta il suo Patrimonio riconosciuto dall’Unesco, non solo come meta turistica ma anche come opportunità di business locale e di investimenti stranieri:

  • Angkor, poco distante dalla città di Siem Reap fu dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 1992, sito archeologico e simbolo della Cambogia. Dedicato al dio Vishnu, è il più importante edificio religioso del sud – est asiatico, il più vasto ed apprezzato al mondo. Il parco archeologico di Angkor si estende per circa 400 km2 compresa l’area boschiva: i magnifici reperti sono la rappresentazione di quello che un tempo fu la gloria e lo splendore delle capitali dell’Impero Khmer tra il IX ed il XV secolo. Il tempio più famoso del complesso è Angkor Wat, una struttura colossale con all’interno 5 maestose torri, a pochi passi dall’ingresso; mentre il tempio di Bayon è apprezzato per le sue decorazioni scultoree: ben 54 torri ornate sui quattro lati da giganteschi volti di demoni e divinità.
  • Il tempio di Preah Vihear riconosciuto Patrimonio dell’Unesco nel 2008, è un sito archeologico situato su un altopiano a circa 650 metri d’altitudine e vanta di una vista incredibile. La sua collocazione fu oggetto di contesa con la Thailandia, che per lungo tempo ne rivendicò la proprietà. Il tempio induista risale alla prima metà del IX dedicato alla divinità Shiva, composto da una serie di santuari collegati tra loro, attraverso un sistema di scale e marciapiedi lungo un asse di 800 metri. La pianta longitudinale lo differenzia dal punto di vista architettonico, rispetto gli atri complessi a struttura rettangolare.
  • La zona del tempio di Sambor Prei Kuk, in lingua khmer detto “il tempio della ricchezza della foresta” sito archeologico dell’antica Ishanapura, dichiarato Patrimonio Unesco nel 2017. Il sito archeologico è un complesso monumentale che si sviluppò tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo d.C., composto da più di cento templi in mattoni e pietra sparsi nella foresta.
    Costituito da tre gruppi principali di templi, ognuno di esso cinto da resti di mura concentriche che racchiudevano la struttura, dalla quale spicca una torre centrale, circondata da altri templi, porte e laghetti. Lo stile architettonico divenne fonte di ispirazione e modello di costruzione di Angkor cinque secoli dopo.
    La zona fu bombardata dall’aviazione americana all’inizio del 1970, anni del conflitto vietnamita: ancor’oggi si trovano i crateri degli ordigni sparati durante la guerra; nel 2008 con l’impegno da parte del governo si è completata la rimozione delle ultime mine.

L’arte antica khmer, il teatro delle ombre

Ammirare lo spettacolo delle ombre, se si è in viaggio d’affari, è tra le attrazioni principali di Siem Reap, oltre ai famosi templi di Angkor. Durante il fiorente impero Khmer tra il IX e XV secolo si edificarono città, templi ed altri luoghi di culto, insieme allo sviluppo delle arti, nacque anche il teatro cambogiano. Il cosiddetto “teatro delle ombre” con le marionette di cuoio intagliato, è tra i più antichi al mondo.

Nel corso dei secoli il teatro delle ombre subì delle trasformazioni, da attività rituale a genere artistico, conservando il suo aspetto cerimoniale. La marionetta viene ricavata da pezzi di cuoio intagliati, dipinta e poi fissata a due aste di bambù, permettendo la presa da parte dell’artista danzatore. Ogni marionetta può arrivare a pesare fino a sette kg, incisa su un pannello di cuoio, può rappresentare un personaggio ma anche una scenografia (palazzi, foreste o scene di battaglia). Questa forma di teatro fu considerata sacra fin dalle sue origini e dedicata alle divinità: le narrazioni erano messe in scena durante eventi speciali, quali il Capodanno khmer, festeggiamenti reali o feste di venerazioni, ma anche propiziatorie per i raccolti e per la pioggia durante periodi di siccità. Lo spettacolo si realizza proiettando le marionette su uno schermo bianco, semitrasparente, illuminato posteriormente con l’effetto illusorio del movimento creato dagli artisti che al di sotto, si esibiscono in danze tradizionali.
La rappresentazione è accompagnata da musica e narratori. Fino alla prima metà del XX secolo le manifestazioni costituivano una parte importante del patrimonio artistico e culturale della Cambogia, ma la guerra civile pose fine a questa arte antica, con l’uccisione dei suoi artisti e la distruzione di molte marionette.

Intorno agli anni ’80 un gruppo di artisti superstiti, si adoperò per riportare in vita il teatro delle ombre, lo Sbek Thom. Fu riaperto un laboratorio artigianale a Vat Bo, vicino Siem Reap, città che ospitò la compagnia di nuovi giovani artisti, formati dai pochi maestri scampati alla guerra. Tre teatri delle ombre sono riusciti a riprendere l’attività artistica e la realizzazione delle marionette stesse, fino ad essere riconosciuta dall’Unesco quale capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità nel 2005.

https://youtu.be/lxImMEdjltM

Le danzatrici di Apsara, le ninfe celesti

La danza è una delle forme più antiche dell’arte khmer, si data intorno al 600 d.C., considerata simbolo di una tradizione culturale tratta dal poema sacro induista “Ramayana”.

Le ninfe celesti furono rappresentate sulle pareti dei templi cambogiani, ispiratrici di bellezza e virtù. Secondo la mitologia indù le danzatrici di Apsara, sono creature meravigliose “ninfe celesti” dai corpi sensuali e femminili che con la loro danza mistica intrattenevano gli dei ed i re. La danza di corte era espressamente custodita da principesse e concubine, testimoniando nei secoli la sua funzione rituale e cerimoniale.

La gestualità ed il movimento di questa danza sacra trasmette allo spettatore un senso di armonia e pace, espressione di equilibrio tra terra e cosmo. Stessa sorte degli artisti delle ombre, ebbero le danzatrici durante le dittature del ‘900 con la scomparsa del 90 % di artisti e musicisti. Negli ultimi decenni il recupero della memoria storica delle arti popolari, voluta dal Governo cambogiano e l’impegno delle nuove generazioni, ha riportato il Paese a rivalorizzare questa antica forma d’arte. Le danzatrici si muovono lente e leggere coinvolgendo l’attenzione di chi le osserva incantato: uno spettacolo da non perdere, durante un viaggio d’affari o di piacere, in questa terra ricca di arte e cultura.

https://youtu.be/LI4t49lm8Po


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