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Mobilità urbana: qual è la qualità dell’aria che respiriamo

Qual è la qualità dell’aria e della mobilità urbana nelle principali  città italiane? A svelarlo è una interessante indagine realizzata da un gruppo di esperti del CNR-IIA (Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto sull’Inquinamento Atmosferico) e di Kyoto Club, Gruppo Mobilità Sostenibile, prendendo come riferimento l’area comunale di ogni Città Metropolitana.
Le città  che sono state oggetto dello studio sono state Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia.

Vediamo alcuni aspetti salienti, analizzati negli ultimi 10 anni, che hanno portato alla realizzazione del rapporto MobilitAria 2018

  • L’Italia è ancora uno dei paesi europei in cui l’inquinamento dell’aria fa più vittime,
    con 79.820 morti premature in Italia nel 2014, secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente. La componente traffico è uno dei principali fattori.
  • I vantaggi per la salute e l’ambiente, per una mobilità più sana e sostenibile consentirebbero alla collettività di risparmiare decine di miliardi di euro.
  • Il settore dei trasporti è responsabile di un quarto delle emissioni di CO2.

I risultati del rapporto di MobilitAria 2018

Dal rapporto emerge che sono ancora molti i superamenti giornalieri per tutti e tre gli inquinanti nelle città italiane, soprattutto quelle del Nord (Milano e Torino in primis), nonostante la diminuzione in valori assoluti degli ultimi dieci anni; tra il 2006 e il 2016 si riscontra infatti un generale miglioramento della qualità dell’aria, con una lieve riduzione della media delle concentrazioni annuali. Questo miglioramento dei valori degli inquinanti selezionati, tuttavia, non è sufficiente a rispettare per molte città i limiti normativi in vigore, in alcuni casi anche a causa delle condizioni meteoclimatiche sfavorevoli.

Per quanto riguarda il biossido di azoto si osserva ad esempio una riduzione attorno al 20% a Firenze, Napoli, Venezia e Palermo. Le città che registrano le maggiori concentrazioni sono Milano, Torino e Roma (49 μg/m3), Firenze e Napoli (43 μg/m3), Genova (41 μg/m3), Venezia e Messina (39 μg/m3). Relativamente al valore limite orario si osservano superamenti a Roma, Torino, Firenze, Milano, Genova, Napoli e Catania; nel 2016 la città con il più alto numero di sforamenti è Torino (28 volte) seguita da Roma (13), Milano (7) e Cagliari (4).

Zone traffico limitato e mobilità urbana diversificata

Le zone a traffico limitato sono cresciute in maniera decisiva e sono stati installati ovunque varchi telematici di controllo. Diverse città hanno istituito nuove ZTL come a Mestre, Bari, Genova, Napoli, Palermo, altre le hanno ampliate.
Quello che emerge è un andamento positivo, anche se i risultati non appaiono sufficienti e sono nette le differenze tra le città.

Il bike sharing è tra i provvedimenti che registra i maggiori segnali positivi. Aumentate anche le piste ciclabili, ad esempio a Mestre, Milano, Bologna, Firenze, Torino, con alte percentuali di uso della bicicletta.

Il tasso di motorizzazione si attesta invece ancora su numeri troppo alti: prima in classifica Catania con 684 veicoli per ogni 1000 abitanti, segue Cagliari con 646 e Torino con 639. Un andamento positivo si riscontra invece a Roma e Milano, rispettivamente con -13% e -10% nel decennio.

In crescita anche le are pedonali. Tra le grandi città che camminano di più ogni giorno Napoli, seguita da Venezia e Bari.

I veri problemi della mobilità urbana

“La mobilità urbana ha sempre avuto poco spazio nell’agenda politica italiana, dominata dagli investimenti per grandi opere strategiche, con scarsa attenzione alle opere utili, ai servizi di trasporto e alla manutenzione delle reti”, cita il rapporto.
“Bisogna ripensare la governance delle città in modo globale, a 360 gradi, con un progetto di interventi strutturali che miri a decarbonizzare l’economia, e quindi i sistemi di trasporto e di riscaldamento che rappresentano le due maggiori fonti di inquinamento atmosferico per molte città italiane”.

Per chi fosse interessato, può consultare il rapporto completo al seguente link RAPPORTO

Cosa si deve fare per vincere la sfida della qualità dell’aria nei trasporti

Veronica Aneris. del National Expert for Italy, Transport & Environment,ha indicato nel rapporto che ” il rispetto degli accordi di Parigi sul clima richiede che il settore trasporti europeo sia decarbonizzato al 94% entro il 2050 e che auto e furgoni siano a zero emissioni entro la stessa data.
Questo vuol dire che l’ultimo veicolo a combustione interna deve essere venduto al più tardi entro il 2035, poichè la limitata disponibilità di biocarburanti sintetici e avanzati dovrà essere utilizzata in maniera predominante nel settore aviazione, che non vede al momento alcuna alternativa al motore endotermico. Tra il 2030 ed il 2035 almeno il 65% dei motori convenzionali deve scomparire dalla circolazione”.

Inoltre “L’Europa ha bisogno di un robusto sistema di misura delle emissioni che assicuri che le riduzioni previste a livello normativo siano effettivamente raggiunte non solo sulla carta ma anche sulla strada.
Ad oggi il gap tra emissioni (e consumi) reali e dichiarate è arrivato al 42% (dal 7% nel 2001) e si prevede arrivi al 50% nel 2020″.

Obiettivi dello studio per la mobilità delle aree urbane

L’ambizione del gruppo di studio è quella di rendere permanente l’indagine proseguendo in modo sistematico nella raccolta ed analisi annuale dei dati.

L’obiettivo è, quindi, organizzare una raccolta sistematica dei provvedimenti di mobilità nelle aree urbane – a partire dalle 14 Città metropolitane – e dei dati sulla qualità dell’aria, rumore, congestione, sicurezza stradale, consumo di carburanti, emissioni di CO2.

 


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