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Travel curiosity

Sarà proprio Uber alla fine a cambiare tutto?

La notizia dello stop ad UBER è di questi giorni e non è certo una novità! Come non fa più notizia  quando UBER arriva in una città e innesca proteste serrate e incidenti vari.

Dopo il rinnovo per soli quattro mesi dell’autorizzazione ad operare nel comune di Londra, l’Agenzia dei Trasporti  ha revocato definitivamente i permessi a UBER; la società ha ventuno giorni di tempo per fare ricorso. In attesa del responso definitivo  UBER sta continuando l’attività di car pooling servendo 3.5 milioni di clienti con i suoi 40 mila autisti privati, tra le ire dei Taxisti dei Black Cab.

La storia si ripete ogni volta, ed anche il modello comunicativo UBER rimane lo stesso!  “Chi è contro UBER è contro l’Innovazione!” scrivono da tutte le parti. Niente di più falso, il problema è che si vuole giocare fuori dalle regole, sostituendo con UBER POP il servizio regolarmente autorizzato di TAXI e NCC utilizzando auto e autisti privati.

Promuovono campagne e petizioni per fare pressione sulla politica e sulle autorità. Mobilitano autisti, le loro famiglie, i clienti e gli utilizzatori, con lo slogan “salva il Tuo Uber”.  “Tuo” però, attenzione è solo quando si tratta di difenderlo dai guai, ma di proprietà dei 85 investitori quando si tratta di fare utili e guadagnare. Per chi ha voglia può trovare la composizione aziendale sul sito: crunchbase.com/organization/uber;. La società è valutata circa 70 miliardi di dollari e ha raccolto circa 12 miliardi di investimenti.

L’altro messaggio che la società americana utilizza spesso in queste situazioni è la minaccia di perdita del lavoro per i 40 mila improvvisati UBER drivers. Dimenticando però tutti i lavoratori dei servizi autorizzati NCC e Taxi che hanno perso molti clienti con la App di UBER e che  UBER non si è certo curata di loro, anzi in modo prepotente ha cercato di sbaragliare!

Questo approccio al mercato, stile: “Arriviamo noi e cambiamo tutto”, “spianiamo l’esistente”, “ci prendiamo il mercato e il business”; accusato di operare senza etica e ragione, soprattutto in Europa, non ha pagato e dato i risultati attesi. Anzi UBER si è ritrovata con una montagna di cause e di costi imprevisti,che hanno fatto infuriare gli azionisti e perdere il posto di AD al fondatore Trevis Kalanick.

La scelta del nuovo AD è caduta su Dara Khosrowshahi che era a capo di Expedia, con il chiaro mandato di ribaltare la cultura aziendale, dare una nuova immagine ad UBER più attenta e disponibile al dialogo tra le parti.

Ma se la gente continua a immaginare UBER come un semplice servizio di car pooling, fa un grosso errore! Consideriamo gli azionisti, la capacità di raccolta di finanziamenti, gli accordi e i contratti firmati con le principali aziende digitali da un lato e i costruttori di auto dall’altro per la futura gestione delle flotte di auto a guida autonoma e ci renderemo subito conto del progetto che sta alle spalle del fenomeno.

Parallelamente le stesse aziende costruttrici di auto con le società della Silicon Valley stanno, investendo sullo stesso modello di servizio, utilizzato da UBER, milioni di Euro e di Dollari. A che scopo, mi sento di dire, se non quello di rimpiazzare UBER dove viene bandito presentandosi alle autorità con una diversa veste e un diverso approccio, ma con lo stesso obiettivo?

Nel Mondo e in Europa (attirando molta meno attenzione delle Associazioni di Categoria, dei media e delle autorità pubbliche), queste nuove piattaforme e APP di ride e car sharing hanno iniziato la loro attività senza alcun problema e impedimento. Questi hanno perfettamente compreso che la tecnologia adottata da UBER, per la verità ne così innovativa né tantomeno di difficile progettazione, è un modello di servizio che piace molto alle persone e quindi avrà sempre maggiore utilizzo e sviluppo.

Perché piace? Perché la gente ama così tanto UBER?

La gente ama di più UBER o il modello di servizio proposto?

Di sicuro il servizio piace per il suo semplice utilizzo: la gente ama la tecnologia e i servizi utili che essa produce. UBER è un servizio che si può attivare in tutte le città del mondo e risponde ad una sempre crescente domanda di mobilità in molte fasce della popolazione, e possiamo definirlo pure “modaiolo!”

Mi domando al termine di questa riflessione, ma perché se questa tecnologia funziona, piace ed è utile, le amministrazioni pubbliche e le Autorità della Commissione Europea non la introducono come modello per tutti i servizi pubblici? Consentirebbero agli operatori di soddisfare l’utenza sotto ogni punto di vista, e a tutti noi di avere dei buoni servizi di mobilità, adeguati e al passo con i tempi!


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Ivano Gallino
Curioso di tutto ciò che mi circonda, mi piace trasferire le mie esperienze e conoscenze agli altri. Nella mia attività professionale mi sono da sempre occupato di mobility e travel. Ricoprendo diversi ruoli di responsabilità, ho sviluppato competenze nel marketing, nella gestione dei processi aziendali, nella comunicazione sui social media e nello sviluppo motivazionale delle risorse umane. Formatore iscritto all'albo professionale AIF, Associazione Italiana Formatori.

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