Intervista a Enrico Farina, Commercial Director di Europcar Mobility Group Italy
Qualcosa di profondo si sta muovendo nella mobilità aziendale. Un cambiamento di ruolo, di linguaggio, di ambizione. Che riguarda chi la mobilità la offre e chi la gestisce, ogni giorno, dentro le organizzazioni.
Enrico Farina, Commercial Director di Europcar Mobility GroupItaly, lo dice con una chiarezza che lascia poco spazio all’interpretazione: siamo passati dall’essere fornitori di veicoli a partner di processo. Una frase breve che contiene una rivoluzione intera.
Sommario
ToggleDal listino prezzi alla strategia: come cambia la conversazione con le aziende
Un tempo l’incontro tra una società di noleggio e un’azienda cliente ruotava attorno a due sole domande: quanto costa? Quando è disponibile? Oggi quella conversazione è irriconoscibile.
«Le aziende ci chiedono di aiutarle a costruire sistemi di mobilità efficienti, sostenibili e coerenti con il quadro normativo», spiega Farina. Il referente non è più solo il responsabile acquisti che cerca la tariffa migliore: è il travel manager, il mobility manager, a volte l’HR director. Figure che pensano per pilastri – sostenibilità, controllo dei costi, welfare – e che cercano interlocutori all’altezza di quella complessità.
Il 2026 si porta dietro una serie di spinte convergenti: la Legge di Bilancio 2025 ha ridisegnato la fiscalità dei fringe benefit legati ai veicoli aziendali, le trasferte sono diventate sempre più mirate e strategiche dopo anni di compressione post-pandemia, e la spesa interna per eventi e fiere ha ripreso a crescere attestandosi su cifre significative. Tutto questo genera una pressione nuova su chi, in azienda, deve fare le scelte giuste in tempo reale.
In questo scenario, la vera domanda non è più «qual è il prezzo del noleggio?» ma «qual è il sistema di mobilità più adatto alla mia organizzazione?». E la risposta non può essere standard.
La travel policy non è un documento: è un progetto
Se c’è una cosa che emerge con forza dal pensiero di Farina, è che la travel policy aziendale sta smettendo di essere un manuale operativo — spesso dimenticato in un cassetto — per diventare uno strumento vivo, concreto, capace di adattarsi alle specificità di ogni organizzazione.
«Cerchiamo di far diventare le travel policy strumenti concreti e facili da utilizzare», dice. Ma farlo davvero richiede di entrare nel merito dei singoli casi d’uso, non di proporre soluzioni uniformi.
Europcar ha accompagnato un’importante multinazionale del settore del energetico nel suo processo di transizione, integrando la disponibilità di veicoli elettrici, con la possibilità di optare per un’auto tradizionale quando l’elettrico non si adattava alla specifica esigenza. Non un’imposizione ideologica, ma una soluzione pragmatica e personalizzata.
«Non esiste una ricetta universale», ammette Farina. «Le soluzioni devono essere estremamente personalizzate.» È la differenza tra vendere un prodotto e progettare un servizio. Tra rispondere a una richiesta e anticipare un bisogno.
La transizione energetica non si impone: si accompagna
Parlare di elettrificazione della flotta è diventato quasi un obbligo nei convegni e nelle presentazioni aziendali. Ma tra il proclama e l’applicazione reale c’è spesso un abisso. Farina lo sa, e non si sottrae al tema.
Il punto critico non è tanto la disponibilità di veicoli elettrici o ibridi plug-in: è la qualità dell’esperienza d’uso. «Il nostro obiettivo — dice — è fare in modo che chi prende un’auto plug-in hybrid la utilizzi come va utilizzata. Non come un veicolo puramente termico, perché in quel caso non dà soddisfazione.»
Europcar ha risposto a questa sfida con un approccio che mescola tecnologia e accompagnamento umano: le auto elettriche vengono consegnate con la batteria carica, e il cliente riceve una guida digitale per pianificare le soste di ricarica durante il viaggio. L’obiettivo dichiarato è «eliminare le complessità delle nuove tecnologie» — non ignorarle, non minimizzarle, ma renderle trasparenti per chi le usa.
Tre parole per un’innovazione: persone, semplificazione, controllo
Quando si chiede a Farina di sintetizzare le innovazioni più significative portate sul mercato, risponde con tre parole. Sono una chiave di lettura, prima ancora che una lista di prodotti.
Persone. Il programma Privilege For You trasforma la spesa aziendale in punti personali per il viaggiatore. Non è solo un programma fedeltà: è una dichiarazione di principio. Il dipendente che viaggia per lavoro non è un costo da ottimizzare — è una persona che investe tempo ed energia, spesso sottraendoli alla vita privata. Restituirgli qualcosa, anche sotto forma di vantaggi concreti, è un atto di riconoscimento. A costo zero per l’azienda cliente. Con un impatto sul senso di appartenenza che non si misura facilmente, ma si percepisce eccome.
Semplificazione. Il servizio deskless introdotto a Malpensa e Fiumicino elimina la coda al banco. Il viaggiatore scende dall’aereo e va direttamente all’auto. La risposta dei frequent traveler, racconta Farina, è stata di entusiasmo immediato. Perché il tempo è la risorsa più scarsa, e chi viaggia spesso lo sa meglio di chiunque altro. «La qualità del noleggio non si misura solo sul veicolo, ma anche sul tempo» — e questa è una verità che cambia il modo di progettare il servizio.
Controllo. Le piattaforme di reportistica sviluppate da Europcar consentono ai travel manager di monitorare in tempo reale sia i costi che le emissioni di CO₂. Per le aziende con esigenze più strutturate, vengono create soluzioni personalizzate per gestire flussi complessi e avere dati immediati per la pianificazione. Non si può gestire ciò che non si misura: è un principio banale nella sua ovvietà, ma rivoluzionario nella sua applicazione quando si parla di mobilità aziendale.
Oltre 130 paesi: come si garantisce la stessa esperienza ovunque
Europcar è presente in più di 130 paesi. Ma la presenza geografica da sola non basta: la vera sfida è garantire che il viaggiatore trovi lo stesso standard operativo a Singapore come a Milano, a San Francisco come a Francoforte.
Farina descrive questa tensione con una formula elegante: «essere una grande azienda e una piccola azienda allo stesso tempo». Grande nella standardizzazione dei processi, piccola nell’attenzione maniacale al bisogno del singolo cliente.
Lo strumento concreto per tenere insieme queste due dimensioni sono i pacchetti Cross Border: accordi commerciali omogenei estesi a oltre 60 paesi, che permettono al travel manager di gestire la mobilità internazionale senza moltiplicare la complessità amministrativa. Il cliente aziendale ha un unico interlocutore, condizioni coerenti, processi familiari. Il viaggiatore ritrova un’esperienza riconoscibile, qualunque sia il fuso orario in cui si trova.
Il travel manager del futuro: un professionista trasversale
Se c’è un tema che Farina affronta con particolare energia è quello del cambiamento di ruolo del travel manager. E quello che descrive è quasi una metamorfosi professionale.
«Il travel manager non sarà più soltanto il gestore dei costi di viaggio», dice. «Diventerà una professionalità trasversale che si occupa di sostenibilità, di welfare, di compliance normativa, oltre che di controllo dei costi.»
È un salto enorme. Significa che la persona che oggi gestisce i contratti di noleggio e monitora la spesa di trasferta dovrà domani saper leggere un bilancio di sostenibilità, conoscere le normative fiscali sui benefit aziendali, capire le implicazioni del benessere dei dipendenti sulle performance organizzative. Dovrà essere guidata dai dati — spesa puntuale, emissioni, soddisfazione dei clienti interni — ma anche capace di progettare la mobilità come un’esperienza centrata sulle persone, non come una transazione da ottimizzare.
È la stessa trasformazione che ha già attraversato altre funzioni aziendali: dalle risorse umane al finance, dalla comunicazione al procurement. La specializzazione verticale lascia spazio a una competenza orizzontale, capace di dialogare con più funzioni e di tenere insieme dimensioni apparentemente in tensione.
La sfida aperta: formare le persone, non solo aggiornarle
C’è una sfida che Farina riconosce come ancora aperta, e lo fa con una onestà che vale più di mille dichiarazioni ottimistiche.
In un settore che cambia con la velocità della tecnologia — veicoli elettrici, ibridi, termici, piattaforme digitali, normative in continua evoluzione — il rischio è che il cliente si trovi disorientato davanti a una complessità che non riesce a gestire da solo. E che l’operatore al banco, o il consulente al telefono, non sia in grado di orientarlo.
«La nostra sfida quotidiana», dice Farina, «è fare in modo che il nostro personale sia in grado di guidare l’azienda cliente e il driver verso il mezzo giusto per lo specifico caso d’uso.» Perché muoversi per tre giorni in centro città ha esigenze completamente diverse da una trasferta interregionale, che ha esigenze diverse da un viaggio internazionale. E la risposta giusta richiede competenza, non solo buona volontà.
La soluzione non è soltanto tecnica. Non basta un algoritmo che suggerisce il veicolo ottimale. Serve una competenza umana capace di ascoltare, interpretare, consigliare. Serve quella che Farina chiama «la formazione come cambiamento di mindset», non solo aggiornamento tecnico.
In un’epoca in cui si parla molto di intelligenza artificiale e di automazione, questa scelta di scommettere sulla competenza umana come elemento differenziante è, essa stessa, una presa di posizione. Non nostalgica, ma strategica.
Quello che cambia davvero
La mobilità aziendale sta diventando uno specchio delle trasformazioni più ampie che attraversano le organizzazioni. Il modo in cui un’azienda gestisce gli spostamenti dei propri dipendenti dice molto di come pensa alle persone, ai costi, alla sostenibilità e al futuro.
Enrico Farina descrive un mercato in cui le domande sono diventate più serie, i clienti più esigenti, le soluzioni più sofisticate. Ma descrive anche, tra le righe, qualcosa di più raro: un’organizzazione che ha scelto di crescere in profondità, non solo in larghezza. Di diventare più utile, non solo più grande.
Il noleggio auto, in fondo, non è mai stato solo noleggio auto. È sempre stato un momento di incontro tra un’organizzazione e le sue persone in movimento. La differenza, oggi, è che finalmente lo sappiamo tutti.
Intervista realizzata nell’ambito del The Mobility Talk, video-podcast dedicato alle trasformazioni della mobilità aziendale.














