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Istanbul: il quartiere di Galata

Istanbul: il quartiere di Galata

Un tuffo al cuore mi procura il vecchio quartiere genovese ogni volta che ne percorro le vie tortuose a mo’ di labirinto, tappe di una lunga storia.
Come un fiume che scorre, strade anguste e ripide confluiscono nella piazzetta di Galata, aprendosi improvvisamente sullo slargo dominato dall’omonima possente torre.
Uno sguardo verso il mare vicino ed al Corno d’oro (Halιç) mi riporta indietro al periodo in cui i Turchi concessero ai Genovesi di restare a Costantinopoli.
Infatti già, dopo la riconquista della città da parte dei Latini nel 1261, gli imperatori bizantini lasciarono ai Genovesi il distretto di Galata, come colonia semi-indipendente con un proprio governatore designato dai senatori di Genova.

Cenni storici di Galata

Mi sovviene qualche breve cenno storico che approfondisco per rigore di cronaca.
Per oltre cento anni, malgrado fosse stato loro vietato, i Genovesi espansero e cinsero di mura la zona loro assegnata, finché nel 1453, dopo la conquista ottomana, le mura furono in parte distrutte ed il quartiere divenne l’area europea della città.
In essa fiorirono i commerci e gli insediamenti abitativi dei ricchi mercanti in prevalenza genovesi, mentre nei pressi sorgevano le sontuose ambasciate in rappresentanza dei governi europei.
Naviganti, artigiani o mercanti vivevano in una mescolanza di razze: i Greci gestivano le taverne, gli Armeni erano mercanti e banchieri, gli Ebrei erano prevalentemente affaristi e banchieri.

Spesso per le strade scoscese, negli angoli più insoliti, si potevano incontrare ubriachi stesi per terra. Ma quando Galata divenne troppo affollata, le ricche dimore di mercanti ed ambasciatori furono abbandonate per altre più grandi e sfarzose oltre le mura dell’ormai angusto quartiere.
Così nacque il quartiere di Pera, servito da un’ampia strada di scorrimento, su cui si affaccia lo stesso hotel di Pera Palas, famoso per aver ospitato tra gli altri personaggi illustri, Agata Christie (giunta a Istanbul con il vecchio treno Orient Express, che fece la sua prima corsa nel 1888).
Ma non ci fu pace per il quartiere di Pera, che a causa della densità abitativa, subì ripetuti incendi, due dei quali particolarmente devastanti, tanto che da una distruzione quasi totale prese impulso la decisione di spostare verso la piazza di Taksim, il centro dei nuovi insediamenti, che prese il nome di Beyoğlu, quartiere di antico splendore dove si trovano l’attuale sede del Consolato Generale d’Italia (Palazzo Venezia, 1695) ed il Liceo Italiano (I.M.I.).
La bretella di collegamento tra Galata, Pera e Beyoğlu si chiama “Istiklâl Caddesi”, un’importante arteria prevalentemente pedonale, su cui sorgono i consolati inglese, francese, etc.

Fu per i suddetti motivi, in particolare i frequenti incendi, che Galata Kulesi (la torre di Galata), venne usata dagli Ottomani, non solo come prigione, ma anche per avvistare eventuali incendi.
Alta circa 68 m., a 140 metri dal livello del mare, fu costruita su una preesistente torre cristiana, nel 1348, dai Genovesi per difendere il loro rione. Nel 1446 vi fu aggiunto un altro piano, fortificandola ulteriormente. Il suo aspetto attuale è il risultato del tentativo di riportarne alla luce l’antico splendore, con il suo coronamento a cono, dalla cui terrazza si gode una vista a 360° della città.

Girovagando per le viuzze

Lasciando la torre e camminando per le intricate viuzze, su cui si affacciano spesso palazzi fatiscenti, dall’aria ormai dimessa, mi soffermo a scrutare all’interno di vetrine polverose, tra strumenti musicali di ogni tipo, qualche oggetto inusitato, messo lì per caso: un fez, un narghilè, un vecchio libro di francese, un vecchio lume Liberty e quant’altro possa attirare la mia attenzione.
Mi ritrovo così a girovagare senza una meta precisa, sospinta da una forza misteriosa che mi spinge a curiosare in botteghe buie e soffocanti alla ricerca di emozioni del passato splendore.
Viandanti, poveri per strada, ragazzini sparuti che elemosinano, messi lì ad offrire ai passanti fazzolettini in cambio di una manciata di monete; venditori ambulanti con i loro carrettini, a volte trainati a braccia o da asini; qualche donna velata di nero, ombra fugace in un mondo al maschile; ed ormai molte giovani donne vestite all’europea, quasi per incanto, animano strade via via più affollate e chiassose verso il porto.
Scendo in direzione del ponte di Galata, memore degli anni trascorsi a Istanbul, alzo gli occhi verso il quartiere omonimo, soffermandomi sul cono rilucente posto a coronamento della torre e rimango per qualche minuto ad osservare attonita il concitato movimento di uomini e mezzi di trasporto, in un crescendo di caos, che mi riporta alla mente immagini diverse, di epoche lontane in cui, vestiti con fogge orientali, gli antichi Genovesi riuscivano a coabitare pacificamente con gli Ottomani, in un crogiolo di razze e di religioni che ha reso da sempre questa città cosmopolita, aperta a tutti gli scambi e gli apporti culturali.

Galata dei tempi moderni

Oggi il quartiere, abitato anche da molti stranieri, sta cambiando rapidamente aspetto, ma sopravvive sempre quella patina di antico splendore ed il ricordo tra le sue mura della coabitazione pacifica tra genovesi e ottomani. I mendicanti per strada ed i ragazzini vocianti sono quasi del tutto scomparsi e l’occidentalizzazione della città, nel suo complesso, ha trasformato in parte quel caratteristico quartiere pregno di storia e di memorie del passato.
Invito quanti si recano a Istanbul per un viaggio di lavoro o svago a passeggiare lungo le sue caratteristiche strade, scendendo fino al porto e al ponte di Galata e dirigendosi fino al mercato egiziano o delle spezie, per poi proseguire fino alla stazione di Sirkeci, il terminale del famoso Orient Express.
Un’antica locomotiva, posta all’esterno in una sorta d’improvvisato museo, richiama alla mente gli sbuffi di vapore che avevano accompagnato il lungo viaggio di Agatha Christie verso Istanbul, dove aveva soggiornato presso l’hotel Pera Palace.

Lungo l’arteria principale, che dalla stazione si dirama verso l’alto, è facile trovare delle locande che preparano dei gustosi gözleme, specie di pizza dalla sfoglia morbida e dorata, con dentro ripieni di spinaci e formaggio filante, di formaggi, di patate, ecc.
Ma le sorprese non finiscono qua: altri entusiasmanti itinerari vi aspettano al varco…

Fantastici percorsi si snodano attraverso le testimonianze della storia millenaria dell’unica città al mondo costruita a cavallo di due continenti.

 

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Sono architetto presso lo studio tecnico AERRETECNE e mi occupo prevalentemente di progettazione. Sono stata anche docente presso gli I.M.I. di Istanbul, nonché commissario esterno di Disegno e Storia dell'Arte inviata dal M.A.E. presso li licei statali italiani de Il Cairo; New York e Istanbul (dove sono ritornata dopo il mio rientro in Italia) ed ho scritto un romanzo sulla mia esperienza turca che spero veda presto la luce. Scrivo poesie, saggi e racconti sulla rivista letteraria on line www.Larecherche.it

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