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Travel management

Business Travel in numeri: settembre 2019

Quanti numeri, dati e cifre vengono proposti tutti i giorni nel nostro settore. Come districarsi e cosa considerare davvero utile.

Abbiamo inaugurato oggi una nuova rubrica: Business Travel in numeri, che vuole offrire spunti interessanti di riflessione e di discussione sui risultati delle ricerche fatte nel nostro settore.

In questo primo articolo indichiamo alcuni dati di ricerca di Certify e Investopedia che riguardano i valori rappresentativi per una compagnia aerea e per un viaggiatore business:

 

I viaggiatori d’affari rappresentano il 12% dei passeggeri delle compagnie aeree.

Il dato è sicuramente importante come analisi generale.  Secondo la mia esperienza questa percentuale varia a seconda della tipologia di compagnia aerea, delle tratte e del posizionamento. Ad esempio, per una compagnia aerea tradizionale che opera in Italia, il valore può arrivare anche al 30%.  Rimane, a mio giudizio, un tema importante: come si definisce un viaggiatore per motivi di business o per motivi di leisure. In passato l’utilizzo di certe classi aeree era preso come indicatore di riferimento. Oggi, anche i viaggiatori d’affari utilizzano classi più economiche. Si potrebbero considerare i canali di prenotazione? Sì, ma considerando che ci sono moltissimi viaggiatori d’affari di piccole medie imprese che oggi operano direttamente sul web e prenotano attraverso il sito del vettore e che “sfalsano” probabilmente un po’ i dati statistici generali.
Nel futuro? La maggiore riconoscibilità del viaggiatore, non solo con le famose tessere di fidelizzazione ma anche con i big data permetteranno di ottenere dati sempre più precisi. Sarà questo anche un  motivo che spinge l’avvio di NDC?

I viaggiatori d’affari rappresentano fino al 75% dei profitti di una compagnia aerea. 

Un tema che si collega sicuramente con l’utilizzo di classi tariffarie più importanti che prevedono una maggiore flessibilità per chi si muove per lavoro. Per un Travel Manager sarà importante comprendere come strutturare i suoi Air Travel Program.

Il viaggiatore d’affari che investe 1 dollaro  in viaggi ottiene ricavi di business fino a 9,5 $.

Sul nostro numero speciale dedicato al Travel T ROI abbiamo parlato ampiamente di questo tema. Mi fa piacere vedere che altre organizzazioni di ricerca stanno valutando il ritorno dell’investimento dei viaggi di lavoro, esprimendo l’importanza di questo effetto. Nel nostro articolo parlavamo di  T-ROI (Travel ROI) come un indicatore economico-finanziario utilizzato per misurare il rendimento dei viaggi, quindi misura quanto il costo del viaggio (o meglio, l’investimento in viaggio) ha reso in termini di ricavi o altre grandezze economiche positive per l’azienda.
Nella sua accezione più immediata, ma che costituisce la base di un’analisi che può diventare complessa secondo “necessità” e al variare della realtà di ciascuna singola azienda, il T-ROI può essere definito come: T-ROI = Risultato del viaggio / Capitale investito nel viaggio.

In tale definizione è evidente il legame con il ROI più classico. Quello che cambia, e non è poco, è la scarsa abitudine all’uso nel settore viaggi e la capacità di determinare le componenti che nella formula definiscono il numeratore e denominatore.

In particolare, il denominatore (Capitale investito nel viaggio) è qualcosa di abbastanza “nativo” nella vita ed esperienza aziendale. In questa sede lo possiamo dare per noto o facilmente misurabile, anche solamente a livello di “costo” e magari senza considerare altri tipi di investimento come ad esempio il tempo impiegato nella preparazione e nel viaggio stesso o il costo opportunità che l’organizzazione e gestione del viaggio richiede, magari apparentemente a scapito di altre attività aziendali

Il numeratore (Risultato del viaggio) invece si presta a difficoltà interpretative o a interpretazioni spesso non oggettive e quindi quasi sempre è fonte di contestazioni. In ogni caso si scontra con difficoltà di calcolo dovute a mancanza di dati o a complessità nella loro determinazione.
Basti pensare ad una delle domande più frequenti: “Come è andato il viaggio?” — “Bene, grazie” è la evidentemente molto oggettiva risposta che si sperava potesse quantificare e rendere comparabile il risultato di questo viaggio rispetto ad altri analoghi. Come posso, quindi rendere più oggettivo e misurabile il risultato del viaggio rappresentato, per semplificare ed ironizzare un po’, dal “Bene, grazie”?
Il numeratore, per essere calcolato, richiede alcune riflessioni. Cosa si intende per risultato del viaggio? Si devono considerare solo i risultati “diretti”? o anche quelli “indiretti”?  Si pensi ad esempio alle implicazioni positive e gratificanti, che incidono sul morale, derivanti dalla partecipazione ben organizzata ad un evento commerciale. Come si possono valutare? Come organizzo le informazioni? A lungo andare, quanto può incidere questo sulla retention dei dipendenti (e quindi sui minori costi derivanti da un minore turn over (non voluto) del personale? Quali sono i parametri e le metriche che si possono utilizzare?

Se vuoi approfondire, ti suggerisco di leggere l’articolo dell’Ing. Guido Savio o di chiederci maggiori informazioni su come puoi calcolare il T-ROI per la tua specifica azienda.

Alla prossima, e buon business travel!


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CEO, consulente e formatore senior con alle spalle trent’anni di esperienza maturati in prima linea in aziende top player del settore dei viaggi d’affari e della logistica internazionale. Dal 2017 direttore editoriale del Magazine Travel for business, una pubblicazione specializzata nei temi della gestione e organizzazione dei viaggi di lavoro e degli affari in viaggio. Travel for business diventa così il primo luogo, autentico e indipendente, per condividere esperienze nel business travel e mobility management in ottica di “cultura partecipativa”.

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