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Food & Fun

Il Vermouth di Torino, una storia di export e di successi che parte da lontano

Aperitivi, Apericena, cocktail e appuntamenti al bar: d’amore, d’affari o tra amici. Quanti momenti sono stati consumati con le storiche etichette dei Vermouth!

In effetti, già alla fine del 1700 un’antica ricetta per uso famigliare toscana, poi ripresa nel 1800 da Carpano a Torino creava un vino aromatizzato alle erbe. Subito ripreso, dalle altre case vinicole Torinesi: Cinzano (1800), Bosca (1821), Cora, (1835) e “la distilleria nazionale di spirito di vino, all’uso di Francia” che diverrà qualche anno dopo Martini & Rossi, iniziarono con i cugini Francesi di Chambery, allora centro di potere della Savoia a produrre questo vino con diverse aromatizzazioni e profumi con un grande avvenire nel prossimo futuro.

Infatti, se in Francia rimane questa del vino aromatizzato, una produzione di nicchia e circoscritta al consumo nell’area di produzione, da Torino parte una forte esportazione prima verso l’Olanda poi negli Stati Uniti d’America, infine in tutto il mondo.

Da Vino aromatico a Vermouth

Così il Vino aromatico con sapore piuttosto amaro, di gradazione alcolica sostenuta, tra i 15°/17° gradi, diventa il Vermouth. Nome tedesco che identifica l’assenzio (artemisia), la principale erba aromatica utilizzata per dare il particolare gusto e profumo al vino.

Le differenze di aromi, di gusti e profumi che si riscontrano da vermouth all’altro, sono dovuti principalmente da questi fattori:

  • dai vini di base utilizzati, che vanno dal moscato di Canelli ai bianchi delle terre del Gavi o addirittura da vini bianchi e rossi provenienti dalla Puglia e dalla Sardegna.
  • dall’enorme quantità di erbe utilizzate (più di cento) che miscelate in maniera differente per numero e quantità, contribuiscono a contraddistinguere una produzione dall’altra.

Vermouth ed Export

Vermouth esportazione Travel for businessLa necessità di regolare la produzione del Vermouth di Torino soprattutto per l’export, inizia con il 1936 determinandone la gradazione alcolica minima, il tenore zuccherino, il volume del vino base e le erbe aggiuntive. In seguito in altri decreti, saranno introdotti: mesi d’invecchiamento, la limpidezza e la brillantezza del prodotto che deve durare sia nel tempo, sia agli sbalzi termici cui è sottoposto prima del consumo. Tuttavia un vero e proprio disciplinare di produzione non è mai stato stilato.

Solo oggi, correndo il rischio di perdere la protezione europea sul luogo d’origine geografica, Vermouth di Torino, si è finalmente smosso l’iter amministrativo presso il Ministero delle Politiche Agricole, approdando al primo esame di detto disciplinare il 16 novembre 2016 com’è riportato dalla Regione Piemonte, chiamata sua volta a contribuire alla stesura del documento stesso.

Tale iter che dovrebbe concludersi nei prossimi mesi consentirà di finanziare la promozione del Vermouth di Torino con i fondi previsti per le produzioni sottoposte a regimi di qualità. Sarà inoltre possibile ottenere dei finanziamenti destinati alle aziende agricole per finanziare i costi di certificazione delle erbe che rientrano nel disciplinare di produzione, in pratica sostenere e rilanciare un prodotto di assoluta qualità e originalità.

In questo modo l’ingrediente principale di molti cocktail e long drink internazionali, protagonista di molti film, avrà una nuova opportunità per ritornare in vetta alle classifiche di gradimento e nei consumi durante gli aperitivi.


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