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Travel management

Decreto Trump per immigrazione frena Uber

Il decreto varato dal Presidente USA Donald Trump, ha scatenato grandi polemiche e proteste in tutto il mondo. In diversi Stati dell’Unione sono nate in modo spontaneo proteste, manifestazioni e scioperi in strada e negli aeroporti. Tali manifestazioni hanno recato diversi disagi e problemi ai viaggiatori, ma sono state accettate e condivise da molte delle persone coinvolte.

Una di queste iniziative, ha attirato l’ attenzione: si tratta dello sciopero di una delle principali cooperative Taxi di New York, che per solidarietà nei confronti degli immigrati dei sette paesi bloccati e alle origini dei molti autisti appartenenti alla società stessa, hanno per un’ora fermato il servizio.
UBER, la piattaforma di ride sharing più conosciuta anche dalle nostre parti, ha pensato per l’occasione, di eliminare l’extra prezzo dalle corse, annunciato dal proprio account Twitter tale decisione per allargare, probabilmente, la base di utenti dell’APP appiedati dallo sciopero.

Il risultato ottenuto però non è stato certo quello sperato!

Si è accesa immediatamente sulla rete una feroce polemica nei confronti di UBER, considerata un: Strike Breaking, letteralmente rottura dello sciopero.
Gli utenti di Twitter che interpretando tale comportamento, come una mancata solidarietà nei confronti degli immigrati e allo sciopero, hanno iniziato a diffondere su Twitter #deleteUber con gli immediati riscontri sulla rete.
A poco sono valse, dopo poche ore, le spiegazioni della dirigenza di UBER sui Social, che non si trattava di una precisa volontà di “To strike break”, ma ormai era tardi, la frittata era fatta!

Risultato: sabato 30 gennaio, la principale concorrente Lyft scala molte posizioni nella classifica delle APP più scaricate negli USA, passando dal ventesimo al quarto posto, mentre UBER retrocedeva dal secondo al tredicesimo posto.
Da quel momento le dichiarazioni contro il decreto Trump e a sostegno degli immigrati sono state molte e da entrambe le parti.

Leggiamo su Social Economy che Lyft ha stanziato 1 milione di dollari da devolvere nei prossimi quattro anni all’American Civil Liberties Union (ACLU). Mentre UBER, nel post su Facebook con cui rende nota la lettera del fondatore big della sharing economy, ai driver operanti negli USA colpiti dall’ordine esecutivo che riporta: “l’ingiusto divieto posto dal Presidente Trump negli Stati Uniti ha portato il nostro team USA a mobilitarsi a sostegno dei tanti autisti coinvolti”.

I punti salienti dell’intervento e contenuti nella lettera di Kalanick sono:
• supporto legale 24/7 per tutti gli autisti che stanno cercando di rientrare negli Stati Uniti;
• un indennizzo per i guadagni persi dagli autisti posti in condizione di non poter guidare;
• richiesta al governo di ristabilire con urgenza il diritto di viaggiare a tutti i cittadini residenti negli Stati Uniti;
• un fondo di 3 milioni di dollari per la difesa legale degli autisti coinvolti.

La lettera integrale è disponibile: https://newsroom.uber.com/standing-up-for-the-driver-community/
Se non altro, la vicenda alla fine, ha prodotto un impegno tangibile a favore degli immigrati e degli autisti vittime del provvedimento, che li ha colti di sorpresa, fuori USA, senza la possibilità di rientrare e riprendere il lavoro, fondamentale, per l’integrazione e il rispetto della legalità.


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Ivano Gallino
Curioso di tutto ciò che mi circonda, mi piace trasferire le mie esperienze e conoscenze agli altri. Nella mia attività professionale mi sono da sempre occupato di mobility e travel. Ricoprendo diversi ruoli di responsabilità, ho sviluppato competenze nel marketing, nella gestione dei processi aziendali, nella comunicazione sui social media e nello sviluppo motivazionale delle risorse umane. Formatore iscritto all'albo professionale AIF, Associazione Italiana Formatori.

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